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15 ottobre 2011

Finanza pentita: non basta

L’uscita di oggi del futuro governatore della BCE, l’italiano Mario Draghi, merita da sola un articolo. Secondo quanto raccontato dalla Stampa:

«I giovani hanno ragione a prendersela con la finanza come caprio espiatorio». Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia e prossimo presidente della Bce, commenta così la manifestazione di Roma contro le banche degli “indignati”.

I “Draghi ribelli” si fanno chiamare e la definizione non dispiace al governatore. «La notizia oggi non è a Parigi, ma a Roma», dice prima di partecipare ai lavori del vertice dei ministri finanziari e dei governatori del G20 a Parigi sulle strategie da attuare per arginare la crisi. «Siamo arrabbiati noi contro la crisi, figuriamoci loro che hanno venti, trenta anni. Hanno aspettato, aspettano tanto. Per noi non è stato così», aggiunge il governatore.

Questa presa di coscienza sui guasti provocati dalla finanza e dalle banche è salutare, un po’ tardiva come tutti i rimorsi, ma sarebbe opportuno anche indicare gli errori commessi e quelli che non dovranno più accadere. Oggi si paga un’epoca fatta di ingegneria finanziaria poco vigilata e troppo svincolata dall’economia reale, semplicemente perché mille volte più facile e più redditizia rispetto a investimenti industriali.

L'ultimo scandalo finanziario: bond bank of Ireland

Vorrei che si evitasse di pensare che le colpe stanno solo in casa delle banche straniere o a Wall Street perché anche in Italia si è fatto di tutto e di più: tonnellate di obbligazioni strutturate finite nei portafogli delle famiglie con perdite nascoste sino dal giorno del loro collocamento, la distruzione del risparmio gestito dai fondi comuni, i derivati alle piccole imprese, la prolungata mancanza di trasparenza nei servizi bancari per alimentare guadagni ingiustificati.  Tutto questo sotto l’occhio della banca centrale di cui Draghi è stato governatore.  I giovani pagheranno per gli errori commessi da una finanza ancora dominata da una gerontocrazia legata a vecchi pessime abitudini. Essere arrabbiati o indignati è una conseguenza, denunciare gli errori commessi è più costruttivo, sottoscrivere un nuova etica della finanza non è più rimandabile. I giovani hanno la percezione degli effetti di una finanza sbagliata, non delle cause. Spetta ai ‘vecchi’ indicare le cause che ben conoscono e rimuoverle come ultimo tributo e vero gesto di pentimento nei confronti delle nuove generazioni.

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