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7 ottobre 2011

Stretta sulle imprese deboli

Mentre tutti gli organi di stampa si stanno affrettando a risuscitare l’argomento della stretta creditizia, che avevano messo in soffitta prematuramente, mi trovo spesso a commentare come ho fatto su queste pagine che non è giusto parlare di stretta generalizzata.  Le condizioni di accesso al credito sono sostanzialmente stabili per le imprese di ogni dimensione che appartengono alle migliori fasce di rating e che ricevono ancora attenzioni e lusinghe da parte del sistema bancario.  Va molto peggio per le imprese che in conseguenza dei deboli risultati conseguiti nel 2009-2010 e dell’eccessivo livello di indebitamento sono giudicate dai sistemi di rating a rischio medio-alto.  Sono queste le imprese che devono preoccuparsi di mantenere la dotazione di credito che gli è stata messa a disposizione. E’ infatti molto più probabile che nei mesi a venire gli sarà progressivamente ridotta in quanto fonte per le banche di eccessivo consumo di capitale. Non stiamo ancora parlando di costi, argomento che riprenderò subito, ma di volumi, di disponibilità di linee di fido.  Che si tratti di protezione della liquidità, oppure di fuga dal rischio è in atto in questo momento una massiccia ritirata dalle imprese più rischiose che si manifesta in continue richieste di rientro e riduzione delle linee accordate e che scatena processi di avvitamento industriale descritti nel post “Quando il credito fa autogol”

Sul fronte dei prezzi non è solo l’aumento dei costi di raccolta delle banche a causare un repentino innalzamento dei margini applicati sui finanziamenti, che oggi superano in moltissimi casi il 3,00%, ma è ancora una volta la componente rischio. Se servisse un’evidenza ufficiale ecco le fresche statistiche della Banca d’Italia che svolgendo un’indagine trimestrale sul credito bancario ha appena pubblicato l’ultima rilevazione, quella di ottobre. Va detto che si tratta di un questionario inviato alle banche e che le risposte sono basate non su dati statistici, quindi c’è la probabilità di un po’ di pudore e di edulcorazione nelle risposte. Nonostante ciò i dati sono molto chiari e confermano il fenomeno che ho appena descritto come rappresentato nel grafico:

Fonte: Banca d'Italia ,Indagine sul credito bancario nell'area dell'Euro -ottobre 2011

La domanda che abbiamo considerato evidenzia il fattore critico nella fissazione di margini e condizioni sui prestiti alle imprese, nello specifico sui prestiti ‘più rischiosi’ (genericamente definiti). Valori inferiori allo zero indicano un rilassamento delle condizioni, valori superiori allo zero un irrigidimento.  Il grafico rivela che da luglio 2010 le banche hanno cominciato ad alzare gli spread ai clienti rischiosi e stanno continuando a farlo. Un fenomeno che ripete quanto accaduto nel 2008 durante la prima vera stretta creditizia. Segnale inequivocabile.

Warning

Andando oltre le medie e le statistiche, la mia interpretazione è questa:

1) le imprese più ‘rischiose’ sono molte. La mia stima è tra il 30% e il 40% del totale. Il grado di rischiosità è definito da ciascuna banca in modo diverso, ma si può immaginare che non sia troppo diverso da una all’altra.  Il problema è che la percezione di rischiosità è molto diversa tra banca e imprese. Molte, moltissime imprese non sanno di essere ‘rischiose’ sino al giorno in cui arrivano le prime richieste di riduzione degli affidamenti. Ed è già troppo tardi.

2) il grado di rischio non è determinato solo dal bilancio, dal debito, dai margini operativi o netti. Nella valutazione della banca la rischiosità è anche funzione delle tensioni a breve, degli sconfinamenti sulla Centrale Rischi, del livello degli insoluti. Tutti fattori trascurati e gestiti malissimo da molte imprese.

3) qualsiasi impresa che percepisca di essere in questa zona di rischio, o molto vicina, deve agire e impostare una vera e propria strategia di difesa. Che si tratti di valorizzare i risultati in corso, o di comunicare meglio con le banche, non si può commettere l’errore di non valutare l’impatto di una riduzione dei fidi e di non prendere contromisure. Non farlo potrebbe rivelarsi un errore fatale.  Le condizioni del credito continueranno a deteriorarsi nei prossimi mesi per colpa della liquidità scarsa, perché le banche sono spaventate e i capi delle direzioni crediti stanno rafforzando gli ormeggi in previsione di altra bufera. L’ordine è di non imbarcare rischio, ma semmai di ridurlo in ogni modo.

 

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Pubblicato in: credito

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