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6 ottobre 2011

Sacrifici umani

Scontato e ampiamente previsto su queste pagine è arrivato il momento dei sacrifici per la Banca Monte Parma. Il 27 maggio avevo scritto che avrebbe pagato il personale della banca assorbita, o salvata, da Intesa. Lo sapevano anche i sindacati che con un comunicato sindacale paventavano i rischi di tagli nel personale:

“Anche in occasione dell’approvazione del Bilancio 2010, è emerso con chiarezza che, nonostante le scelte strategiche del management della banca che hanno causato accantonamenti per oltre 80 milioni di Euro e la perdita di esercizio, se la banca è riuscita a mantenere la propria posizione rispetto ai concorrenti, il merito è delle lavoratrici e dei lavoratori. Il loro impegno, la competenza e la professionalità di chi “ci ha messo la faccia” tutti i giorni – hanno garantito la tenuta della banca e il mantenimento della fiducia della clientela, come testimoniano l’andamento della raccolta e degli impieghi e un risultato di gestione positivo; ma, nonostante tutto ciò, sono proprio le lavoratrici e i lavoratori a correre il rischio di pagare per tutti”

Ora il rischio si è tramutato in certezza e la scure si proietta sul personale della Banca Monte Parma: ai sindacati è stato dato l’avviso della partenza di una procedura che deve condurre a 100 riduzioni di personale secondo quanto previsto per i casi di ristrutturazione e riorganizzazione aziendale. La banca ha il diritto-dovere di ristrutturare venendo da una situazione più o meno disastrosa. Chi ha perso non è la città di Parma, che ha conservato una banca con il nome della città per qualche anno, non sono i dirigenti che hanno messo in ginocchio la banca con i loro errori, ma sono i dipendenti che in questo periodo drammatico hanno tenuto in piedi la baracca per quanto potevano fare con clienti non troppo convinti. Alla riduzione del personale seguirà puntualmente la riorganizzazione delle filiali nell’area per sistemare sovrapposizioni con Intesa e Carisbo e la completa colonizzazione della truppa parmense.  I sacrificati sanno nomi e cognomi di chi ringraziare, i superstiti cullino la speranza che una quota di meritocrazia sia preservata.

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  1. Fonte: Gazzetta di Parma.it
    Si parla di sofferenze, di svalutazioni sul portafoglio crediti, di almeno cento esuberi, di nuova era. Una cosa è certa: per Banca Monte il cambiamento che si profila nella sfera di Intesa Sanpaolo sarà parecchio forte. A tutti i livelli, dall’organizzazione alle politiche.
    Dopo tanto parlare, il primo vero impatto con la nuova era è stato ieri a Milano. Banca e sindacati hanno avviato la trattativa per la riorganizzazione dell’istituto di Palazzo Sanvitale (…) Riferiscono fonti sindacali: «(…) Il direttore generale Carlo Berselli ha illustrato la situazione, confermando che nel primo semestre si sono persi 47 milioni. Questo non per l’attività ordinaria, che registra un reddito operativo in positivo per 13 milioni, ma per le politiche creditizie particolarmente rigide che hanno portato a svalutazioni sul portafoglio crediti. Così, sull’onda di una politica di bilancio rigorosa richiesta da Bankitalia, sono passate in sofferenza posizioni che prima erano considerate in linea».

    Un quadro che svela la necessità di ricapitalizzare con altri “numeri”. «Ci hanno detto che dai 120 milioni ipotizzati in partenza la cifra è salita a 187 milioni – spiegano i sindacati – aumento necessario per portare la banca ai target del gruppo Intesa Sanpaolo alla luce della situazione creditizia attuale».

    Ed è con queste premesse poco rassicuranti che si apre il fronte occupazionale. «Non siamo ancora entrati nel merito – dice un sindacalista presente alla trattativa – tutto è rimandato al prossimo incontro in programma mercoledì, ma è stato anticipato che gli esuberi saranno almeno 100 e che verranno utilizzati tutti gli strumenti previsti dal contratto per gestire le uscite dei dipendenti, a cominciare da pensionamento anticipato (…)». (…)

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