
Per una volta i tanto vituperati ‘mercati’ hanno reagito compostamente alla notizia del downgrading del debito Italiano da parte di Standard & Poor’s, semplicemente perché…lo davano per scontato e già acquisito nei prezzi. Non mi soffermo sulle motivazioni del downgrading, dicendo solo che avendo identificato nella debolezza politica e nell’incapacità di promuovere vere riforme sul fronte politico S&P ha solo scritto ciò che tutti i commentatori liberi da vincoli politici pensano e ha schiacciato il codino al Governo, che ha risposto ancora una volta fuori tono e fuori dalla realtà.
Mi preme molto di più segnalare le prime vibrazioni emerse dal tavolo sulla crescita, che è stato messo sotto pressione dagli avvenimenti politici e finanziari, dalla posizione sempre più critica degli industriali e dell’opposizione. Il tavolo Governo-ABI-Confindustria si è dovuto riunire velocemente e deve dare in pasto qualcosa per non beccarsi un’altra salva di critiche. In base alle prime dichiarazioni il Ministro Tremonti si è avventurato nel delineare un piano a 10 anni basato su 4 assi portanti: il lavoro, le imprese, il credito e lo Stato (vedi comunicato ANSA).
Allora, bene gli assi di sviluppo, ma sono ancora solo titoli. Il capitolo Stato spero sia declinato in meno Stato (privatizzazioni) e più Stato (opere pubbliche) con saldo zero. Lavoro, imprese e credito sono i tre lati di un triangolo ed è auspicabile che siano coerenti tra loro. Chi scriverà il piano è Banca d’Italia, sotto la guida di Ignazio Visco (nella foto) a cui tutti facciamo gli auguri, sapendo che tipo di responsabilità si assume. Se vuole idee e suggerimenti da aggiungere al già solido patrimonio informativo dell’ufficio studi di via Nazionale penso li troverà e con assoluta modestia questo blog non li hai mai risparmiati sul tema del credito e della finanza per le imprese.
Mi piace meno l’idea di un piano a 10 anni. Anche se una pianificazione di politica economica e industriale dovrebbe sempre avere questo orizzonte, in questo caso ci giochiamo il futuro nei prossimi 2 o 3 anni, dobbiamo fare ripartire la macchina della crescita subito, poi continuare e consolidare per i successivi 7. Non rimandare a domani ciò che puoi fare oggi, vecchio adagio dimenticato sempre dalla politica. Perché? Se non è ancora chiaro a sufficienza mi limito a riportare quanto scritto da S&P: con questa manovra la crescita prevista è inferiore all’1% fino al 2014. Non possiamo reggere 3 anni e mezzo a crescita zero, con i tassi in salita. Il deficit si allargherà e noi faremo la fine di Portogallo e Grecia. Il gioco di parole, amaro, è dunque ‘Avanti con il Piano per la crescita, ma non andiamo piano…dobbiamo correre’.








21 settembre 2011 at 08:45
Teatrino politico. Anche su una buona, logica iniziativa si vuole giocare a nascondino. Se il Ministero smentisce pubblicamente il ruolo di coordinamento o ‘intelligence’ della Banca d’Italia fa uno sbaglio perché è un ruolo che valorizza il progetto e che è stato richiesto a gran voce da chi nei giorni del caos e delle marce indietro sulla manovra ha sperato nella presenza tecnica degli uomini della Banca Centrale.
http://www.ilsole24ore.com/art/finanza-e-mercati/2011-09-21/bankitalia-solo-aiuto-tecnico-084247.shtml?uuid=AaFS4E6D