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14 settembre 2011

Tocca alle banche francesi

Con il downgrading annunciato oggi da Moody’s (ma era nell’aria da tempo) dei rating di due banche francesi, Societe Generale e Credit Agricole e il pericolo di un’identica misura per BNP messa sotto osservazione, viene sancito ufficialmente l’ingresso delle principali banche francesi nel perimetro della crisi che ha già colpito tutte le banche italiane per motivi legati al rischio sovrano e alla qualità del loro bilancio.

Nelle motivazioni alla base del downgrading viene citata la difficile situazione di liquidità e di funding per Societè Generale e la pesante esposizione di Credit Agricole ai titoli di stato greco, anche queste informazioni note da tempo. L’impatto del downgrading su queste banche è tutto da valutare ma cominciamo a dire che Credit Agricole e BNP detengono al 100% importanti partecipazioni bancarie in Italia (rispettivamente Cariparma e BNL) e che sino a ieri questo significava un discreto vantaggio competitivo per le due banche nell’accedere ai fondi raccolti dalle case madri. In più l’esposizione ai titoli di Stato italiani contenuta nel bilancio consolidato delle banche francesi sicuramente ha il suo peso oggi.

Trovo educativo ascoltare l’intervista rilasciata dall’amministratore delegato di Societe Generale Frédéric Oudéa il 9 settembre, 5 giorni prima del downgrading di Moody’s durante la quale con un atteggiamento di ostentata e un po’ arrogante sicurezza Oudéa (nella foto) smentisce i problemi di liquidità, classificando le voci come totalmente infondate, definendo SG come una delle banche con il bilancio più solido. Anche lui si aggrappa alla forza del mercato domestico retail, come barriera di sicurezza dimenticando che SG è una delle banche più attive nel mercato dei derivati e dell’ingegneria finanziaria. Anche lui respinge al mittente (la connazionale Chrstine Lagarde a capo del FMI) le pretese di una nuova ondata di capitalizzazioni per le banche.

Come dicono gli inglesi ‘time will tell‘, il tempo ci dirà chi aveva ragione, ma questa difesa piuttosto arrogante da parte dei CEO bancari delle loro case in una situazione generalizzata di tremore finanziario appare francamente fuori tono, ancora di più alla luce dell’opinione delle agenzie di rating.

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