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10 agosto 2011

Credito alle PMI: cresce o no?

Prosegue da mesi, anzi dal 2010, la querelle tra banche e imprese sulla disponibilità del credito bancario per le imprese. Anche ieri il Sole 24 Ore citava due fonti diverse che sul tema del credito alle imprese presentano dati contrastanti.  Secondo le ultime rilevazioni di giugno della Banca d’Italia i prestiti alle imprese stanno crescendo a ritmi superiori al passato e si viaggia intorno al 5% di incremento anno su anno, tesi sostenuta anche dall’ABI che cita confronti europei favorevoli per il sistema bancario italiano.  Nella stessa giornata Confcommercio pubblica i dati dell’Osservatorio sule credito per le imprese del commercio, turismo e servizi e spiega che si è ampliata l’area di imprese che si vedono rifiutati finanziamenti dalle banche, pari al 29,6% rispetto al 25,8% del trimestre precedente.

A parte qualche specificità degli associati Confcommercio rispetto al panorama complessivo delle PMI  (sono di dimensione più piccola e operano in settori  dove l’export è raro) la diatriba tra sistema bancario e sistema imprese sulla disponibilità di credito non si risolverà mai con questo tipo di statistiche aggregate che mescolano imprese buone e imprese deboli.   Ho cercato di spiegare in molte salse che il credito bancario è da qualche mese riservato solo alle imprese con buoni risultati di bilancio e indebitamento contenuto, che non sono più del 50-60% del totale delle nostre PMI. Se si vuole capire dove cresce il credito bancario è necessario distinguere le categorie di rating, non i settori o le dimensioni. Lo spostamento del credito in massa sui rating migliori è la ‘nuova legge’ a cui nessuna banca si vuole sottrarre, qualcuna più velocemente qualcuna più gradualmente ma tutte vogliono ridurre il consumo di capitale e il consumo del capitale è funzione del rating assegnato.

Sono le stesse osservazioni di Confcommercio che offrono una prova della mia tesi quando si dice che è aumentata la percentuale delle imprese che ottengono credito in ammontare pari o superiore alla richiesta, passata dal 53,9% al 55,8%.  Curioso…vado in banca e mi offrono anche più di quello che mi serve!  Spiegazione facile: se non posso concedere finanziamenti a 4 o 5 imprese su 10 e i miei capi dicono che devo fare crescere gli impieghi buoni e i margini, offro più credito alle 5 imprese buone.  Se va proprio male mi diranno ‘no, grazie. Basta quello che ho chiesto‘.  Sto banalizzando una grande verità che è anche un tabù mediatico, perché non lo leggo su nessun giornale ma è scritto nei piani industriali delle banche.  Quelli che stanno crescendo sono i finanziamenti alle imprese che hanno meno bisogno e che di conseguenza hanno capacità di indebitamento.  Quelli che stanno crescendo sono i finanziamenti per la ristrutturazione come dimostrano altre statistiche di Banca d’Italia (vedi figura), pochi investimenti tante ristrutturazioni.

Fonte: Banca d'Italia, Economie regionali, Veneto-giugno 2011

Credito ma non per tutti

L’ho già detto e ridetto: le banche ci sono, il credito per le PMI c’è, ma non è per tutte.  E da settembre sarà ancora più vero.

Non è che le banche italiane siano così diverse dalle altre. In Gran Bretagna è il primo ministro Cameron che continua a fustigare le banche perché non concedono abbastanza alle PMI inglesi:

‘Le statistiche della Bank of England mostrano che la mancanza di credito è ancora un problema enorme per le piccole imprese. Dovremmo domandarci come convogliare maggiore credito usando gli schemi dell’EFG (Enterprise Fund Guarantee, equivalente del nostro Fondo di Garanzia ndr) invece che permettere che giaccia inutilizzato’.

Banca d’Italia segnala un irrigidimento delle politiche creditizie più accentuato in Italia, rispetto al resto del panel europeo della Lending Survey trimestrale, e un peggioramento delle condizioni di erogazione nel 2° trimestre 2011 rispetto al primo. Irrigidimento, che secondo Banca d’Italia non avrebbe comportato vincoli alle quantità erogate. Ci risiamo: l’irrigidimento va solo da una parte, le quantità sono dall’altra. Fidatevi.

 

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to “Credito alle PMI: cresce o no?”
  1. (ANSA) – ROMA, 10 AGO – L’Osservatorio Aniem prevede un secondo semestre positivo per le piccole e medie imprese edili, che potrebbero crescere dell’11% rispetto ai sei mesi precedenti. “Un dato che non significa il superamento della crisi”, secondo l’Associazione delle imprese edili manifatturiere: a fronte di un 58% di imprese che intendano incrementare l’attività, ci sarebbe un 37% di imprenditori che prevede di ridurre ulteriormente l’occupazione entro dicembre. Il calo medio del fatturato per azienda ha raggiunto il 22% nel 2010, un crollo da cui è difficile riprendersi, secondo l’osservatorio, “anche a causa delle grandi difficoltà di accesso al credito”. La percentuale di attività che riscontra problemi di questo tipo è aumentata dal 30% del 2010 al 45% del 2011. Ancora più complessa è la situazione dei mutui: nel 2011 al 52% delle Pmi ne è stato negato uno. Infine, il 75% dei piccoli e medi imprenditori edili è deluso dalla politica. Al Governo chiede principalmente una riforma dei criteri di gara e una riduzione “immediata” dei ritardi nei pagamenti, che hanno superato gli otto mesi.(ANSA).

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