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23 luglio 2011

Distretti o nuove Reti ?

Scorrendo una delle pubblicazioni della Banca d’Italia sulle Economie Regionali mi sono imbattuto in una ricerca effettuata su dati di bilancio delle imprese appartenenti ai 22 distretti del Veneto.  I ricercatori hanno confrontato i tassi di redditività delle imprese facenti parte dei distretti con i dati delle imprese venete non distrettuali e con i dati delle imprese italiane. 

I distretti veneti sono in gran parte specializzati nelle produzioni tradizionali del made in Italy. In particolare, otto distretti appartengono al “sistema moda” (tessile- abbigliamento e cuoio-calzature; tav. r1), altri otto sono specializzati nel comparto dell’arredamento e dei beni per la casa, cinque nella meccanica e uno nell’oreficeria.

Ebbene in entrambi i confronti le imprese distrettuali mostrano margini operativi inferiori a partire dal 2003 (vedi grafico) e di un livello assoluto basso, tra il 5 e il 6%.

fonte: Banca d'Italia- Economie regionali, Veneto, Giugno 2011

La dinamica del fatturato delle imprese operanti nel settore di specializzazione del distretto, ancora fortemente espansiva durante la prima metà degli anni novanta, ha successivamente subito un rallentamento in tutti i distretti. La ripresa manifestatasi tra il 2005 e il 2007 è stata bruscamente interrotta dalla crisi economico finanziaria.

Sebbene questi andamenti abbiano riguardato tutti i distretti, quelli specializzati nei settori tradizionali hanno subito una flessione del fatturato molto più pronunciata: fra il 2001 e il 2009, la contrazione media annua del fatturato dei distretti del tessile e abbigliamento e di pelli, cuoio e calzature è stata del 4,5 e 3,3 per cento, nell’ordine. I distretti che meno hanno visto ridursi il proprio fatturato sono stati quelli meccanici, per i quali la variazione media annua è stata, nello stesso periodo, del -0,5 per cento. I dati sulla redditività sembrano suggerire che i vantaggi della distrettualità si siano affievoliti soprattutto per le imprese operanti nel settore di specializzazione del distretto. La redditività operativa di queste ultime, che nel 2001 era già più bassa di quella delle imprese distrettuali non operanti nel settore di specializzazione, si è ulteriormente deteriorata nel corso dell’ultimo decennio (fig. r1a). Anche nel confronto con la media delle imprese italiane operanti nei medesimi settori produttivi, i distretti veneti hanno manifestato un più intenso calo della redditività (fig. r1b).- fonte: Banca d’Italia

Le osservazioni da parte dei ricercatori sembrano mettere fine ai fiumi di parole che sono stati scritti sulla validità del modello distrettuale italiano, che non appare più adeguato per sostenere la pressione dei nuovi meccanismi competitivi. Sono certo che il giudizio sul modello distrettuale non possa limitarsi solo all’analisi dei margini operativi e altre ricerche, tra cui si segnala il Monitor dei Distretti prodotto dall’ufficio studi di Intesa SanPaolo, possono offrire altre sfaccettature e un giudizio più articolato. Però si fa strada la convinzione che, se le imprese distrettuali hanno sistematicamente una redditività inferiore alla media il modello storico di relazione tra le imprese del distretto vada modificato e innovato, anche perché i rapporti di subfornitura in una catena sotto tensione si sono sgretolati in più di un distretto.

Non potendo prescindere dalla frammentazione delle nostre micro e piccole imprese, figlie di un capitalismo familiare che non si arrende alla perdita di controllo, le filiere produttive devono trovare nuove forme di aggregazione. E qui entrano in gioco le Reti, che possono rappresentare l’evoluzione del distretto anche in senso orizzontale e al di fuori degli stretti confini geografici del distretto. Inevitabilmente i meccanismi di funzionamento delle Reti sono più complessi rispetto alla tipica filiera distrettuale nata negli anni ’60 e ’70 perché i mercati della domanda hanno alzato gli standard qualitativi di prodotto e di servizio. I meccanismi collaborativi si basano sulla rapida distribuzione e condivisione di processi e informazioni facilitati da piattaforme informatiche avanzate.

La mutazione dei distretti in Reti è iniziata da pochi anni, tardi rispetto alla domanda del mercato, troppo presto per giudicare la validità e il successo delle Reti come modello di aggregazione alternativo. La strada delle Reti è già lastricata di false promesse, di delusioni, di finte aggregazioni e di pubblicistica fumosa -almeno a giudicare dai commenti che si leggono nelle community che si occupano di Reti- tuttavia si può guardare alla loro crescita con ottimismo pensando che l’energia e la creatività degli imprenditori italiani possano ripetere li miracolo economico che ha reso i nostri distretti famosi nel mondo.

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