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22 luglio 2011

Le banche in Borsa

I titoli bancari si stanno riprendendo sul mercato borsistico in questi giorni, dopo l’allentamento temporaneo delle tensioni sulla Grecia e sul debito italiano. Ciononostante la performance delle banche per gli investitori rimane un grosso punto di domanda. Ho preso in considerazione i titoli delle banche che hanno annunciato aumenti di capitale, tutti eseguiti con successo ad eccezione di quello della Banca Popolare di Milano che deve ancora essere lanciato.

I grafici che riporto presi dal sito di Borsa Italiana mostrano due elementi: 1) la forte volatilità delle quotazioni e 2) il calo significativo delle quotazioni negli ultimi 3 mesi.

Fonte grafici: Borsa Italiana

Negli ultimi 3 mesi il titolo Intesa ha perso l’11%, quello di Banco Popolare il 20%, MPS il 29% e UBI il 30%.  Quattro gruppi bancari che hanno affrontato il mercato e sostenuto uno sforzo non banale -anche sul piano del rapporto con i rispettivi azionisti- per dotarsi di capitale adeguato in vista delle nuove normative di vigilanza sono stati puniti severamente dal mercato. Qual’è la spiegazione?  Irrazionalità? Sicuramente i titoli bancari hanno un potenziale di recupero perché le incertezze dei mercati finanziari si sono concentrate proprio sui titoli finanziari, per il timore di contagio causati dal possibile default della Grecia sulle banche tedesche e francesi.  Una parte della spiegazione ha comunque a che fare con i ‘fondamentali‘ delle banche italiane che in buona sostanza sono ancora negativi: una forte dipendenza dal mercato domestico la cui crescita rimane molto bassa e incerta come confermato ieri dal Centro Studi di Confindustria, il pesante carico di incagli e sofferenze che pur rallentando rispetto al 2010 è cresciuto ancora nel 1° trimestre del 2011 e una difficoltà strutturale nel generare margini dopo avere assorbito elevati costi di personale e di struttura.

Il mercato aspetta notizie migliori su questi fronti, vuole verificare la capacità di rilanciare i margini di redditività nel 1° semestre 2011. E’ questo uno dei motivi, probabilmente il più importante, che spiega una nuova ondata di operazioni di razionalizzazione interna -la più evidente è la fusione delle banche popolari decisa dal Banco Popolare per ridurre costi e complessità- e di rincari sui prezzi dei servizi bancari.  Su quest’ultimo fronte vale la vecchia regola che tosare la pecora un pochino di più è più facile rispetto a cercare di strappare clienti alla concorrenza o di vendere più servizi allo stesso cliente. L’ondata di rincari e di aumento degli spread di finanziamento è in atto, le imprese devono essere consapevoli dei motivi e poiché non credo possano opporsi nella stragrande maggioranza dei casi, devono incorporare un aumento dei costi bancari nelle loro previsioni e nei budget economici.

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  1. L’andamento borsistico delle banche di casa nostra è argomento interessante e ricco di sfaccettature e dunque di possibili prospettive da cui essere osservato. Una di queste è il rapporto P/BV (price on book value) che, sinteticamente, rapporta la capitalizzazione di borsa al patrimonio netto della quotata. Bene: nel caso delle nostre banche assume valori singolari. IntesaSanpaolo capitalizzava questa mattina il 53% del proprio valore di libro, valore che scende al 39% per UniCredit e addirittura al 17% per la disastrata BPM. Certo che se i bilanci dei suddetti istituti fossero redatti seguendo i criteri della “verità e prudenza” il mercato sarebbe davvero in una fase di depressione irrazionale. Ma se volessimo accreditare agli investitori un po’ di buonsenso non potremmo che registrare una sfiducia, sicuramente nelle prospettive di profitto di tali società ma anche, inevitabilmente, verso quei bilanci e quei piani che con tanta enfasi sono stati da poco presentati.

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