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16 luglio 2011

Banche e accantonamenti pesanti

Un dato emerso dall’esame dei bilanci bancari del 2010 e collegato alla dimensione dei crediti dubbi verso la clientela è il peso delle rettifiche su crediti, quello che normalmente si considera accantonamento al fondo crediti inesigibili. Ovviamente sono due fenomeni correlati, ma lo stock di crediti dubbi indica l’ammontare totale dei crediti che sono considerati di dubbio o difficile recupero, mentre le rettifiche incidono sulle voci negative del conto economico in quanto rappresentano la quota di quei crediti dubbi che viene prudenzialmente messa a riserva.  E’ una voce che è sempre esistita nei bilanci bancari, come dire il costo normale di svolgere l’attività d’intermediazione.  Nel 2009 e 2010 le rettifiche hanno assunto una dimensione notevole e sono alla base del problema della scarsa redditività delle banche italiane anche nel 2011 secondo le analisi delle principali società di ricerca.

Non ho trovato velocemente nelle statistiche di Banca d’Italia un dato complessivo del valore delle rettifiche su crediti per il sistema bancario nel 2010, ma posso offrirvi quanto è emerso dalle mie analisi sui bilanci di 18 gruppi bancari.  Le rettifiche su crediti hanno raggiunto la sorprendente cifra di 15,3 miliardi di euro nel 2010 a fronte di un margine di intermediazione di 41,8 miliardi.

Confronto sistematicamente il peso delle rettifiche sul margine di intermediazione perché sono due voci di conto economico che si appartengono: il margine d’intermediazione è dato dai ricavi sui prestiti alla clientela meno i costi di raccolta, le rettifiche si riferiscono proprio ai prestiti sulla clientela.  Le rettifiche si mangiano una fetta importante dei ricavi operativi delle banche tenendo conto che per la tipologia svolta dalle nostre banche commerciali il margine d’intermediazione rappresenta tipicamente dal 60% al 70% dei ricavi totali (il resto è dato dalle commissioni sui servizi e dai profitti sul portafoglio finanziario).  A fine 2010, secondo le previsioni di Prometeia la redditivita’ del capitale (Roe) dovrebbe attestarsi al 2,3%, valore mai cosi’ basso tra quelli registrati nell’ultimo decennio.
L’effetto di erosione dei profitti è ben rappresentato nel grafico che segue, dove fatto 100 il margine d’intermediazione la barra rossa segnala la percentuale erosa dalle rettifiche:

Fonte: elaborazione Linker su dati bilancio 2010

E’ immediata la constatazione che ci sono differenze notevoli tra un gruppo bancario e l’altro con Carife (che è stata ampiamente raccontata in questo blog) che indossa la maglia nera e CREDEM con il valore più contenuto, ma la media dei 18 gruppi si attesta al 37%. Significa che per ogni 100 euro ricavati dall’attività di lending, 37 devono essere accantonati per fare fronte alle perdite future ed è un valore che quasi nessuna impresa ha mai dovuto affrontare. Nel primo trimestre 2011 gli accantonamenti sono calati rispetto al rispettivo periodo del 2010, ma non sono finiti e l’aumento costante delle sofferenza fa pensare che anche i valori 2011 saranno sostenuti seppure inferiori a quelli 2010.

Questi pochi numeri servono a spiegare due previsioni: la prima è che i bilanci bancari sono destinati a patire notevolmente a causa di questa voce.  Prometeia nel suo rapporto sui bilanci bancari fa quest’affermazione: “Ne deriverebbe uno scenario “post-crisi”, nel quale il risultato di gestione potrebbe tornare nell’arco di tre anni ai livelli del 2007, ma con una diversa composizione di contributi alla redditività: minore contributo del margine di interesse, recupero dei ricavi da servizi e minore impatto negativo dal lato costi (fig.16). L’effetto negativo del lungo ciclo di rettifiche sui crediti porterebbe ancora nel 2012 la redditività del capitale tra il 4% e il 5%, ai livelli medi della metà degli anni ’90.”

La seconda previsione che nessuno scrive apertamente, ma che molti pensano, è che le rettifiche fatte non sono ancora all’altezza del portafoglio crediti dubbi perché questi ultimi sono sottostimati nella componente immobiliare, per certo, e probabilmente anche nella capacità di recupero della categoria incagli e ristrutturate se l’andamento economico dell’Italia dovesse proseguire con tassi di crescita molto bassi, ma con inflazione e tassi in crescita come si sta verificando in questi giorni.

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