Il barometro dei mercati finanziari si sta mettendo al brutto. Anche oggi lo spread tra BTP e Bund tedeschi si è ampliato a 2,41%, registrando inesorabilmente il divario di fiducia dei mercati finanziari sul debito dei due paesi. Tutti i titoli bancari sono sotto forte pressione proprio nel momento in cui sono stati varati aumenti di capitale (UBI, MPS, BPM) o appena completati (Intesa, Banco Popolare). Sul mercato dei depositi a breve si stanno creando di nuovo paure e restrizioni alla liquidità, come ha ammesso ieri Giuseppe Attanà, presidente del FOREX e dei tesorieri bancari, in un’intervista al Sole24Ore. Sul fronte dell’economia reale, i bilanci bancari mostrano le ferite di quasi 3 anni di crisi che hanno procurato fallimenti, ritardi nel pagamento delle rate a moltissimi privati e molte piccole imprese. Alcuni istituti sono costretti ad aumenti di capitale per ripianare perdite e ricostituire i minimi livelli patrimoniali.
E’ una tempesta che non ha precedenti a mia memoria su un settore storicamente stabile e solido, accusato in passato semmai di fare troppi profitti. Il vero patrimonio delle banche è la fiducia della clientela, la sicurezza che la banca offre a chi deposita valori e a chi vuole investire risparmi o utilizzare servizi di banca. Ebbene anche su questo fronte le cose non vanno tanto bene perché la fiducia degli italiani verso le banche è a livelli incredibilmente bassi. I motivi possono essere tanti e purtroppo per le banche alcuni sono stati veri e propri suicidi (le obbligazioni Parmalat, Cirio e Argentina per i privati, i derivati sui tassi per le piccole imprese) provocati da superficialità e da ingordigia. Sta di fatto che da anni la fiducia degli italiani verso le banche è molto bassa e una recente ricerca di IPSOS riporta questo grafico che vi mostro nel quale tra le istituzioni citate le banche sono all’ultimo posto e staccatissime con valori pari a metà delle istituzioni pubbliche e private.

fonte: Osservatorio IPSOS -maggio 2011
La situazione è in peggioramento, anche dal mio osservatorio personale, perché le tensioni innescate dalla crisi si scaricano presto o tardi nei rapporti tra privati o imprese e la loro banca e i meccanismi lodevoli messi in campo dal sistema bancario per attutire il problema (moratoria dei mutui) non sono stati sufficienti ancora a percepire la banca in modo amichevole, collaborativo. Ora la prospettiva di bilanci sotto forte pressione per mancanza di ricavi induce moltissimi istituti di credito ad intervenire in modo indiscriminato aumentando le commissioni (sulle operazioni allo sportello, sui conti correnti….) e lo spread dei finanziamenti. Il risultato è immaginabile: sale sulle ferite!
Sin qui le banche hanno reagito alla perdità di fiducia e di immagine in due modi:
- attraverso campagne pubblicitarie molto costose e interamente rivolte alla ricostruzione della fiducia persa. Slogan come ‘la mia banca è differente‘, ‘tornano i tempi dove una banca non ti guarda né troppo dall’alto né dal basso…‘ (recente spot della Banca Popolare di Vicenza) o addirittura ‘La vita è fatta di alti e bassi…Noi ci siamo in entrambi i casi‘ promossa da poco da Unicredit sembrano troppo artificiali visti i trascorsi e i tempi e rischiano di essere controproducenti. Qualcuno (Intesa) ha provato a buttarla sul ridere con la Gialappa’s Band, cercando di smitizzare il concetto di Banca e valorizzare il ruolo delle persone in banca e questo la dice lunga sul mal di pancia che le banche sentono.
- attraverso la revisione incessante dei modelli di servizio alla clientela, i quali sulla carta dovrebbero sempre avvicinare la banca al cliente piccolo (privato o piccolo imprenditore) e al momento cruciale della decisione se concedere o non concedere qualcosa. In quasi tutti i nuovi piani industriali questo tema è affrontato con soluzioni diverse, complesse dal punto di vista organizzativo e comunque fonte di nuovi cambiamenti e nuova instabilità, visto che richiedono mesi e mesi per andare a regime.
Per il resto qualità e fiducia verso le banche sono funzione del rapporto con il personale bancario, che negli ultimi 10 anni si è progressivamente deteriorato a causa di una scelta scellerata di rotazione del personale causata anche da fusioni e trasferimenti di sportelli, ma molto dalla sottovalutazione del danno.Con gli attuali esuberi, con le tensioni sul nuovo contratto, con le pressioni commerciali il rapporto tra Istituto e dipendente si è indebolito e si indebolirà ulteriormente al punto che dipendente bancario e banca non agiscono più come una sola entità, bensì con molti distinguo (avete mai sentito dire “non se la prenda con me, è la Direzione che ha deciso così…”?)








