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5 luglio 2011

C’era una volta Interbanca…

Un po’ di amarcord oggi…. Interbanca è un marchio storico del settore bancario italiano. A lungo nella pattuglia dei mediocrediti specializzati dopo la sua costituzione nel 1961 da parte di Banco Ambrosiano (ora Intesa), Banca d’America e d’Italia (oggi Deutsche Bank) e Banca Nazionale dell’Agricoltura poi passata ad Antonveneta e quindi MPS. Una banca che dalla sua sede milanese si era guadagnata una buona reputazione nel credito industriale per arrivare a una improvvisa notorietà nella scalata alla Telecom del 1999 archiettata da Colaninno e dai bresciani di HOPA due anni dopo essere entrata nell’orbita dell’Antonveneta del cav. Pontello. E’ probabilmente l’apice della storia della banca, quotata in borsa prima, arricchita dalla vendita della quota Telecom per 840 miliardi nel 2001 e ritirata dalla borsa nel 2003.  Da quel momento per Interbanca sono stati solo dolori. L’ultimo bilancio in utile risale al 2006, della grande stagione di finanza straordinaria e a leva sono rimaste tracce pesanti e svalutazioni sui bilanci degli anni successivi.

Poi Interbanca è diventata una specie di oggetto indesiderato e sfortunato. Travolta dallo scandalo Fiorani, Antonveneta (con Interbanca) viene rilevata da ABN-AMRO che ben presto finisce a sua volta travolta dalla crisi e finisce nella pancia della balena Santander che decide di non investire sulla banca e nel 2009 cede il pacchetto a GE Capital.  Per quale motivo GE Capital abbia voluto proprio Interbanca non saprei rispondere, ma forse ha sottovalutato le difficoltà nel gestire l’acquisizione: due anni per ottenere il via libera da Banca d’Italia e un periodo travagliato che ha ridotto l’attività della banca a una frazione di ciò che è stata in passato e addirittura indotto gli americani a fonderla con le attività di leasing e factoring a fine 2011, una scelta che sa di sacrilegio per i ‘vecchi’ nostalgici di Interbanca.

Finita la storia, vediamo i numeri della banca che lo dico in anticipo fanno impressione trattandosi… di una banca.

Alla fine del 2010 GE-Interbanca aveva un portafoglio crediti di circa 4 miliardi di euro, con un calo rispetto a fine 2009 di ben 1,2 miliardi (-21%). Praticamente macchine ferme. La perdita d’esercizio del 2009 per 285 milioni si era ridotta a 114 milioni, come dire che un anno di pulizie di bilancio non era stato sufficiente. 200 milioni di rettifiche nel 2009, 48 nel 2010.

Nel corso dell’esercizio, i crediti “in bonis” sono stati interessati da nuove erogazioni per circa 180 milioni di euro e rimborsi e scadenze per 1.300 milioni di euro.

A conferma dei segnali di ripresa economica, nel corso dell’esercizio sono stati accertati 73 nuovi casi di default, in contrazione rispetto ai 139 casi del 2009 ed ai 152 del 2008; le nuove posizioni non performing hanno generato un flusso verso la categoria dei crediti “dubbi” di circa 158 milioni di euro (fonte bilancio 2010)

I crediti deteriorati lordi sono pari al 20% dei crediti alla clientela (11,5% al netto delle rettifiche) e sono passati da 930 milioni a 890 milioni nel 2010. Ora sono il 69% del patrimonio.

Sono numeri terribili.  Come sia stato possibile ridurre una banca in queste condizioni è veramente difficile da spiegare. Non è certo la gestione degli americani ai quali si può solo imputare di avere acquistato ingenuamente , trovato un disastro assoluto e di avere cercato di arginarlo e ora nasconderlo insieme ad attività meno problematiche. Sicuramente i passaggi di mano da ABN-AMRO a Santander non hanno aiutato, ma penso che la verità sia un’altra.  La montagna di crediti deteriorati risale ad un’epoca di finanza molto spinta che prima e dopo la scalata di Telecom aveva fatto pensare a Interbanca di sfidare anche la ben più blasonata e storica cattedrale della finanza italiana: Mediobanca.  Le operazioni che Interbanca ha finanziato con una certa aggressività e spregiudicatezza sono oggi ancora ferite aperte nel portafoglio crediti che è così ripartito:

  • Acquisition Finance: 757 milioni
  • Real Estate finance: 594 milioni
  • Project Finance: 401 milioni
  • Shipping Finance: 301 milioni
  • Acquisition Corporate: 285 milioni
  • Corporate lending: 901 milioni

Tanti termini inglesi, ma la sostanza è che solo i 900 milioni di ‘corporate lending’ hanno l’aria di essere crediti alle imprese per puro normale sviluppo, magari con una bella ipoteca sul capannone come continua a fare con successo Mediocredito Italiano.

La finanza spinta, la finanza a leva ha permesso grandi guadagni sino al 2006 e ora ha distrutto la banca, che bisogna ricordarlo, quando ha imbarcato cattivi prestiti vira con estrema lentezza prima di rimettersi sulla rotta giusta.

Il 2010 è stato, a quanto dice il bilancio, impiegato per mettere a punto la nuova strategia su cui gli articoli di stampa sono ancora un po’ perplessi.  Io sono perplesso su un tempo così lungo per prendere la decisione sul futuro di GE Capital-Interbanca, ma sicuramente non ho  dall’esterno il quadro di tutta la complessità della situazione.  Comincio a pensare che se il nome Interbanca venisse rimosso tutto sommato sarebbe meglio.  Si gira pagina, nuova avventura e magari staccare quei 900 milioni di crediti deteriorati in una bad bank non sarebbe stata una cattiva idea per ripartire leggeri senza il peso e la vergogna di quei crediti mal concessi.

Guardando avanti cosa vuole diventare GE Capital Interbanca nel mercato italiano?

La Home Page del sito è accattivante “Benvenuti nel luogo in cui Finanza e Industria si incontrano” Visti i trascorsi suggerisco di invertire l’ordine di Industria e Finanza, se si vuole essere il ‘motore di sviluppo dell’industria e il punto di riferimento finanziario per le imprese italiane’ .

Interessante notare come l’offerta della banca sia rivolta a 4 categorie: le aziende, certamente ma anche ai Fondi di Private Equity (altra finanza a leva…) ai professionisti e alle banche. Privi di una rete bancaria gli uomini di GE Capital devono attrarre imprenditori attraverso reti indirette.

Le soluzioni proposte (‘Un’offerta in continua evoluzione…’) sono invece una macedonia di cose molto diverse tra loro. Corporate Lending mescolato con Leasing Autoveicoli, Acquisition Finance e Derivati dal corporate desk e consulenza per M&A.  Non ne deriva oggettivamente un’immagine così limpida da essere il punto di riferimento delle imprese.  Perché una multinazionale come GE che ha sedi e uomini in tutto il mondo non si gioca la carta del supporto ai processi di crescita estera delle medie imprese?  sarebbe un servizio attraente basato su vere competenze locali e globali.

La vecchia Interbanca non c’è più e forse è meglio così tenuto conto dei guasti che ha provocato e che si è procurata. La nuova GE Capital-Interbanca è un animale diverso, un po’ ibrido, ‘in evoluzione’ come il suo menu di servizi.  Aspettiamo e vediamo se il 2011 è l’anno del vero rilancio.

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to “C’era una volta Interbanca…”
  1. molto interessante; a distanza di più di 2 anni, è cambiata la situazione ? cioè, c’è stato il rilancio ?

    • difficile dirlo…. Della banca si sente parlare poco sul mercato, si è quasi certamente scavata delle buone nicchie di business specialistiche, ha inglobato i business tipici della GE Finance in Italia (leasing e un po’ di factoring) sta gestendo ancora la coda delle operazioni rischiose poi finite male, ma sicuramente non è tornata a sfidare Mediobanca o le grandi banche d’affari. Forse è meglio così, ma in un certo senso anche Interbanca fa parte della pattuglia di tanti marchi italiani divorati (per scarsa capacità dei suoi vecchi manager) dalle multinazionali estere.

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