Postato:

20 giugno 2011

Monte Parma, problemi senza fine

Il passaggio della piccola banca di Parma al gruppo Intesa registra nuovi episodi controversi secondo quanto riportano gli organi di stampa locali. Nell’assemblea straordinaria della banca (a cui Intesa non partecipa ancora) il regolamento di conti con la vecchia gestione è proseguito: la mozione presentata dalla Fondazione per un’azione di responsabilità nei confronti del vertice (il Direttore Generale Menchetti) sembra essere stata accolta questa volta, anche perché le polemiche dei soci intorno alle cause che hanno determinato la perdita dell’indipendenza sono più che vive.

Sotto il profilo finanziario è interessante notare come il prezzo inizialmente concordato lo scorso ottobre con Intesa SanPaolo per il 51% della banca (159 milioni di euro) si sia ridotto a 134 milioni dopo le verifiche effettuate dal team di Intesa sui bilanci della banca.  Forse qualcuno ricorderà che l’offerta di Intesa bruciò sul traguardo quella di BPM per pochi milioni di euro. E forse ricorderà che l’offerta BPM venne rimandata al mittente dalla Fondazione Monte Parma con una controproposta che obbligava BPM a fare solo una ‘light due diligence’ di 7 giorni, cioè un controllo superficiale proprio per evitare che qualche scheletro uscisse dagli armadi. E gli scheletri devono essere usciti se Intesa riduce di 25 milioni il prezzo d’acquisto, compensandoli con un maggiore aumento di capitale (da 75 a 100 milioni) che accelera l’acquisizione totalitaria. Il risultato è che la Fondazione incassa 25 milioni in meno del previsto e ne servono 25 in più per ricapitalizzare.

Tutto questo ginepraio ha costretto la banca ad allungare dal 30 giugno al 31 ottobre i termini di scadenza dell’aumento di capitale. Parallelamente viene rallentato l’ingresso nella banca degli uomini di Intesa che devono riallineare la performance commerciale e i controlli del Monte a quella della Banca dei Territori, con una serie di interventi che fornirscono materia di discussione alle rappresentanze sindacali. In definitiva ciò che sembrava essere fattibile in pochi mesi si sta trascinando in un iter di oltre 12 mesi che non giova all’acquirente, ai dipendenti e ai clienti della Banca. Ancora una volta l’impressione che se ne può trarre è che gli errori gestionali commessi in una banca non siano più invisibili come sono stati in passato. La storia della Banca Monte Parma è un esempio illuminante degli effetti della crisi economico-finanziaria sul sistema economico locale. Hanno perso tutti.

more

Ti potrebbe interessare anche :


to “Monte Parma, problemi senza fine”
  1. Limitatamente alla mia conoscenza della questione, non mi sembra sia solo un esempio della crisi economico-finanziaria… Banca Monte Parma mi sembra sia il risultato di anni di gestione non ottimale della banca, con interessi di diversa provenienza, che sicuramente è stata aggravata dalla crisi. No?

Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.