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15 giugno 2011

La lenta uscita dalla crisi

Ci sono sempre molte informazioni illuminanti nelle pubblicazioni di Banca d’Italia. Ne prendo in prestito una parte per mostrare quanto lentamente e con quali caratteristiche il nostro sistema delle imprese si stia riprendendo dalla batosta del 2008-2009 e perché si comincia a sottolineare un’uscita dalla crisi troppo lenta. Naturalmente i riflessi del comportamento economico delle imprese si propagano al sistema del credito che reagisce con un certo ritardo sul rubinetto di erogazione dei crediti, contribuendo in parte a rallentare il rimbalzo.  Parecchi grafici utilizzati per dare una vista veloce ma d’impatto.

fonte: Banca d'Italia, Bollettino economico aprile 2011

Il primo mostra l’andamento del fatturato di un campione di circa 2800 imprese industriali intervistate dagli economisti della Banca Centrale. Come si vede il fatturato si è ripreso nel 2010 ma solo del 5% e solo al Nord, senza riuscire a compensare il grave calo del 2009. La previsione del 2011 al Nord è la metà di quanto fatto nel 2010, a conferma di questa ripresa zoppa. Meglio le cose al centro sud.  Drammatica la situazione degli investimenti calati pesantemente nel 2009 e di nuovo in calo nel 2011.

Fonte: Banca d'Italia, Economie Regionali, giugno 2011

La situazione nel settore dei servizi è persino peggiore. Dal campione di 1.120 imprese si rileva la completa stasi di fatturato e negli investimenti al Nord, il crollo previsto al Sud. Qui siamo in completa recessione.

Fonte: Banca d'Italia, Economie Regionali, giugno 2011

Il terzo grafico mostra l’effetto della crisi sui profitti delle imprese industriali.  Osservate come nel 2010 solo poco più del 50% delle imprese sia riuscita a chiudere bilanci in utile. Questo è lo specchio del ritardo temporale con cui la crisi del 2008-2009 si scarica nei bilanci, ma purtroppo sta a indicare che in questo momento gli uffici crediti delle banche stanno analizzando bilanci ancora più deboli di quelli presentati a metà 2010.  E gli effetti corrispondono a quanto vi sto dicendo da tempo: un’impresa su due avrà problemi a ricevere maggiore credito con bilanci in rosso.  La divisione nel riquadro di destra fornisce una nuova dimostrazione che sono le imprese più piccole ad avere i maggiori problemi di redditività e sono le più piccole ad avere problemi di accesso al credito.

Fonte: Banca d'Italia, Economie regionali, giugno 2011

A fronte di questa congiuntura economica del calo dei fatturati, dei profitti il grafico nella Figura 5.1 fotografa il comportamento dell’intero sistema bancario verso le due categorie dimensionali di imprese. I tassi di crescita degli impieghi crollano dal 10% addirittura a -5% per le imprese medio grandi e dal 5% a 0 per le più piccole. La spiegazione è in parte dovuta alle maggiori dosi di debito bancario consumate dalle imprese di maggiori dimensione (la stretta è volumetricamente più forte in quel segmento) e in parte dal fatto che le piccole imprese sono molto sostenute dalle banche locali e di minore dimensione, le quali hanno reagito più lentamente operando una stretta decisamente più morbida. In parte è dovuta, come l’ABI ha sempre sostenuto al crollo degli investimenti. I grafici segnalano anche la ripresina del primo trimestre, che tuttavia vedremo subito come sia trainata ben poco da investimenti e moltissimo dalle ristrutturazioni del debito.

Gli ultimi grafici che vi mostro sono riferiti ad una sola regione, l’Emilia Romagna che può essere presa ad esempio per la sua concentrazione di medie imprese manifatturiere.

Fonte: Banca d'Italia Economie Regionali, giugno 2011

Sono i dati appena presentati dalla Banca d’Italia che evidenziano il crollo dei prestiti alle imprese sino a metà 2010, la crescita a partire dall’ultimo trimestre confermata nei primi tre mesi dell’anno.  Ma la distribuzione del credito è ben visibile nei prossimi grafici.

Fonte: Banca d'Italia Economie regionali, giugno 2011

La concessione di credito è ripresa solo per le imprese a rischio basso e tornata su livelli vicino allo zero per il rischio medio. Le imprese fragili sono ancora su tassi negativi.  Questo grafico conferma l’uso e l’importanza del rating nella concessione del nuovo credito e se il rating rimane dominato da fatti quantitativi (i bilanci) non ci sono grandi speranze per chi ha chiuso male il 2010.

L’ultima vista è quella che ho anticipato: la vera domanda che traina le nuove concessioni di credito è… il riciclo di vecchio credito e quindi in un certo senso non dovrebbe quasi contare. E’ la domanda di ristrutturazione del debito che prevale tra le imprese dell’Emilia Romagna in modo eclatante, seguita dalla domanda per finanziare il circolante che mi permetto di considerare ancora largamente figlia dei tempi di pagamento troppo lunghi tra imprese fornitrici e imprese clienti.  Nessuna delle due componenti è particolarmente positiva, manca completamente la domanda per investimenti.  Da notare infine la situazione ancora critica per le imprese di costruzioni.

Fonte: Banca d'Italia- Economie regionali, Giugno 2011

Volendo tirare qualche somma: la ripresa c’è ma è molto fragile, il danno sui conti economici del 2010 è purtroppo evidente e anche se c’è voglia nel sistema bancario di rimettere in moto la macchina degli impieghi le regole della concessione del credito sono completamente guidate dalla selezione tra imprese a basso rischio e imprese a rischio elevato, favorendo per forza di cose le imprese di maggiore dimensione. Il credito sta ritornando ma soprattutto nel comparto delle medie imprese che hanno utilizzato con equilibrio la leva finanziaria nel passato. Tutto completamente coerente con quanto sostengo da mesi in questo blog.

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