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14 giugno 2011

CARIM ancora senza futuro

Il 1 aprile ho pubblicato un piccolo articolo sul possibile destino di CARIM, la Cassa di Risparmio di Rimini commissariata da Banca d’Italia il 29 settembre 2010 e ancora alla ricerca di un assetto definitivo basato su una congrua iniezione di capitale.

Non è ancora successo niente di definitivo, ma per i romagnoli e non romagnoli che hanno a cuore le sorti di questo istituto di credito consiglio di leggere l’articolo pubblicato dal Resto del Carlino tre giorni fa (Banca Carim: quale futuro?) insieme al caustico commento di John Maynard sul suo blog (Acqua calda, notte rosa). Entrambi esprimono opinioni sufficientemente informate.

Da parte mia vorrei solo osservare quanti istituti di credito siano precipitati in una situazione senza sbocchi, a causa di gravi errori gestionali che non è stato possibile occultare o assorbire nelle pieghe pingui dei bilanci, come fatto in passato. Questa è una delle grandi novità di un settore che non ha mai conosciuto vere crisi, ma solo qualche temporanea flessione di utili. La crisi finanziaria ha portato con se anche questo cambiamento: le perdite su crediti -se eccessive- oggi con questi bilanci magri e pieni di accantonamenti sono irreparabili, gli aumenti di capitale sono inevitabili e non tutte le Fondazioni hanno riserve sufficienti per tappare il buco. E’ successo a Rimini, ma anche a Ferrara, a Parma e persino la Fondazione Monte Paschi ha faticato a sottoscrivere l’aumento varato dalla Banca MPS. Penso che non tutti i mali vengano per nuocere, è un monito molto secco a una categoria di manager di banca che per troppo tempo hanno mantenuto i loro incarichi a dispetto di gravi carenze gestionali, solo sulla base d’inerzia e dei rapporti privilegiati con gli azionisti-fondazioni.  Fondazioni, piccoli azionisti e clienti stanno cominciando a porsi domande sul management e a chiedere precise garanzie, in alcuni casi si sono rivoltati contro i loro ex-protetti.  In assoluto è una strada positiva e veramente meritocratica, peccato che sia stata tutta una questione di denari e non di valori.

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