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3 giugno 2011

MPS, crediti sotto controllo

PROFILI DI CREDITO N.6

Tocca al Monte Paschi sottoporsi alla prova su strada di Imprese+Finanza sul portafoglio crediti, ricordando subito che con 156 miliardi di euro di crediti alla clientela MPS segue solo le due big. Il bilancio 2010 pubblicato da MPS è quasi un’enciclopedia (oltre 780 pagine) ma è molto ricco di dettagli,  tra cui informazioni sull’attività verso i 78.000 clienti ‘corporate’, (corporate-retail sino a 2,5 mil.di fatturato PMI sopra i 2,5 mil.di euro e large) che con 75 miliardi di impieghi rappresenta il 48% del totale.

Il 2010 è stato un anno discreto per la banca sul fronte dei crediti deteriorati netti (vedi tabella)

Tab.1 - Fonte: Bilancio Consolidato 2010 MPS

La crescita anno su anno è stata solo dell’11%, considerando che la crescita delle sofferenze del sistema bancario si è aggirata sul 30%, MPS ha fatto molto bene, vicino ai livelli di Credem e BPER. I crediti deteriorati netti sono pari al 7,3% dei crediti alla clientela, anche questa una percentuale pienamente nella media. La composizione degli 11,4 miliardi di crediti deteriorati mostra crescite significative solo nelle categorie ‘sofferenze’ e ‘ristrutturate’ che di norma indicano esercizi di pulizia e di intervento (le ristrutturazioni sotto legge fallimentare). Notevole l’intervento su partite scadute ma occorre dire che i numeri del 2009 erano eccessivi e frutto di scarsa attenzione.

La tabella 2 fornisce una vista di confronto tra il totale dei crediti e il solo segmento corporate (che include il segmento imprese, MPS Capital Services e MPS Leasing & Factoring).

Tab.2 -Fonte: Bilancio consolidato 2010, MPS

Emerge chiaramente come il rischio implicito nell’attività di lending alle imprese sia stato pesante nel 2010: il margine di interesse corrisponde a solo l‘1,73% dei crediti e al 35% del margine di tutta la banca. Mentre i crediti corporate pesano per il 48%, le rettifiche sui crediti corporate sono il 60% del totale e pesano addirittura per oltre metà del margine di interesse. 1 euro ogni 2 euro guadagnati se n’è andato in accantonamenti per perdite su crediti.

Ho trovato solo questa suddivisione percentuale e grafica in una recente presentazione agli analisti.

Credito deteriorato per tipo clientela- Fonte: presentazione MPS-UBS Conference, Milano 20/1/2011

Fonte: elaborazione Linker su dati bilancio consolidato MPS 2010

Altra vista interessante è quella della classificazione del portafoglio crediti in fasce di rating interni. MPS mostra una classificazione in sole 5 fasce di qualità, più una che dovrebbe comprendere le sofferenze. Non è un caso che nelle fasce ‘buona’ e ‘sufficiente’ si addensi gran parte dei crediti (il 63%), ma è importante capire che il termine sufficiente (35% del totale) corrisponde a rating già non-investment grade e in linea di massima è una categoria che comprende sia imprese ancora finanziabili che imprese già messe in quarantena.  Per quanto si può intuire da questa classificazione molto poco granulare anche MPS ha una percentuale importante (forse il 40%) di clienti in zona rischio verso i quali l’interesse alla concessione di nuovi finanziamenti è molto basso. Si conferma il tema della selettività e l’ampiezza del perimetro delle imprese in dieta.

Complessivamente non è facile assegnare un profilo preciso a MPS per gli aspetti creditizi. Si può dire che il gruppo non ha avuto una performance negativa nel 2011, anzi per quanto riguarda il controllo del credito deteriorato sta nella pattuglia delle migliori banche. Certamente stare seduti su oltre 11 miliardi di crediti deteriorati di più della metà ancora da gestire attivamente è un problema non banale, anche a prescindere dalla copertura già fatta con le rettifiche.
La politica creditizia della banca non risulta essere particolarmente nervosa verso le PMI, ma certamente costretta a migliorare i margini quando si presenta l’occasione.

Dalla presentazione portata a Milano all’incontro sulle banche italiane organizzato da UBS in gennaio si capisce che la banca fa molto affidamento sul nuovo modello organizzativo che accorcia la catena decisionale da 4 a 3 livelli e crea 99 aree territoriali per tutta la clientela (privati, small business e corporate). E’ una scelta impegnativa che richiederà tempo per andare a regime, ma potrebbe porre rimedio ad una certa lentezza che sin qui ha caratterizzato il rapporto con la clientela.  In Borsa il titolo sta attraversando un momento difficile anche dopo il sofferto annuncio dell’aumento di capitale. I dati di bilancio per quanto riguarda il portafoglio crediti non sono affatto negativi o peggiori di altre banche, anzi.

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