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25 maggio 2011

PopSondrio, quando il territorio costa

Profili di credito n.5
Ho preso in esame questa volta il bilancio 2010 della Banca Popolare di Sondrio, un’istituto che fa parte della seconda fascia delle banche commerciali, misurando l’entità dei crediti alla clientela che avendo raggiunto i 18 miliardi si avvicinano ai 25 di Credem e Veneto Banca e ai 26 di Carige.
Rispetto alle tre banche citate Banca Popolare di Sondrio è molto più concentrata geograficamente, le sue 290 filiali sono tutti al Nord eccetto 33 a Roma. E’ dunque una delle vere banche del territorio, dalla Valtellina alla Lombardia e un poco di Emilia, assestata sul triangolo industriale.  Interessante valutare la performance sul fronte del credito, perché si ritiene da sempre che le banche del territorio abbiano migliori conoscenze della clientela e quindi possano schivare meglio le sofferenze.
Il profilo della Banca Popolare di Sondrio, così come appare dai dati relativi al credito e in particolare al credito alle imprese, è quello di una banca che non si è voluta tirare indietro anche durante la crisi, ma che sta pagando un certo prezzo per questa scelta nel costo del credito. Il calo della redditività lorda (il margine d’interesse) è stato di quasi il 12%, il calo dell’utile netto del 30%, a fronte impieghi verso clientela cresciuti del 9,20%.
La crescita dei crediti deteriorati lordi è stata pari al doppio della crescita degli impieghi (+19%) come mostrato in tabella 1, dove si nota -a differenza delle altre banche esaminate- una crescita sostenuta della categoria ‘incagli’ (+26%). Forte impegno sulle ristrutturazioni con uso dell’art.67 e 182 bis della legge fallimentare, citato esplicitamente nel bilancio. Per sostenere la crescita del portafoglio deteriorato pari al 5,15% degli impieghi totali, sono salite le rettifiche su crediti che nel 2010 hanno toccato il record di euro 124 milioni pari al 31,5% del margine d’interesse generato nell’anno, un valore del tutto simile a quello delle più grandi MPS, UBI e BPM.

Tab.1 - BP Sondrio, crediti deteriorati lordi, fonte Bilancio 2010

Se la propensione a sostenere la clientela imprese non è chiaramente venuta meno nel 2010 esaminando il portafoglio in bonis, classificato nelle 13 fasce di rating usate dalla banca, si può trarre un secondo giudizio. Il portafoglio crediti alle imprese (distinte in 4 fasce dimensionali) appare di buona qualità (v.tabella 2)

Tab.2 -BP Sondrio, portafoglio imprese in bonis per classi di rating, fonte bilancio 2010

Il grafico rende esplicito il profilo della distribuzione.

Le prime 6 classi pesano per 76.4%, un dato che farebbe pensare che la rete commerciale della banca si possa dedicare a 3 clienti su 4 senza particolari vincoli e debba fare manutenzione e prevenzione solo nel 25% dei casi. Tirando le somme:

  • il bilancio 2010 della banca ha luci e ombre, ma fornisce la netta sensazione che la banca stia pagando una tassa importante pur di stare al fianco della clientela, una reputazione che la PopSondrio si è guadagnata da tempo. Non è facile dire quanto la crescita dei crediti dubbi sia figlia di decisioni consapevoli o di falle nel processo di credito.
  • la gestione del portafoglio deteriorato per quasi 1 miliardo è impegnativa e richiede sicuramente investimenti specialistici e tempo per aggredire gli incagli e le partite scadute (in tutte le altre banche sono scese).
  • la base clienti-imprese sembra al 75% di buona qualità e quindi sommata alla propensione e velocità di crescita degli impieghi fornisce una piattaforma molto valida per sviluppare, anche in modo selettivo, i margini da credito alle PMI nel 2011, magari rilanciando l’attività di Factorit acquistata per il 60% a metà 2010.
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to “PopSondrio, quando il territorio costa”
  1. Morale del bar sport: Le banche “cattive” che hanno chiuso i rubinetti alle imprese, non tutti i torti hanno; perchè la Pop di Sondrio , pur radicata sul territorio, ha elargito e ha dimostrato con i fatti che poi i soldi non ritornano.

    • Roberto, posso capire la tentazione di tirare una riga o una morale… Credo che ogni cosa non sia mai tutta nera o tutta bianca. Le banche non sono né cattive, né buone: agiscono in base a una logica e a schemi sperimentati e reagiscono agli eventi. Semmai si può dire che in pochi casi hanno saputo guardare avanti e prevenire gli effetti della crisi (una parte dei quali era inevitabile). Molti articoli del blog tentano di spiegare a) che la crisi è un problema di tutti, anche le banche la pagano in quota parte come le imprese, i fornitori, i dipendenti…b) che la propensione commerciale a fare credito oggi è condizionata dai fatti passati c) che è iniziato un nuovo ciclo nei rapporti tra banche e imprese con regole assai diverse rispetto al passato che vanno comprese bene dagli imprenditori se desiderano gestire le proprie imprese in modo finanziariamente sostenibile. Per quanto riguarda la Banca Popolare di Sondrio esistono obiettivi di medio periodo più rilevanti rispetto a chi è ossessionato dai risultati trimestrali, dal giudizio degli analisti e dall’esito dell’aumento di capitale. Perdere un po’ di utili, fare più accantonamenti ma avere una base clienti che ha opinione positiva della banca, che capisce lo sforzo e considera la banca al proprio fianco può avere effetti molto positivi nel medio periodo. Non è automatico, ma sicuramente possibile. Le aziende che prosperano nel mondo hanno una base di clienti veramente fedele e soddisfatta e non devono fare pubblicità istituzionale per ricostruire la fiducia. Osservi la nuova pubblicità di Unicredit e mi dica cosa ne pensa… Non è casuale.

      • La nuova pubblicità di Unicredit non compare sui blog e siti che frequento ( o non ci faccio caso ) per cui non posso dirle cosa ne penso. Parlo solo per esperienza: ho mollato intesa SanPaolo prima ….Fideuram dopo ( lo so che poi erano la stessa cosa ) ed ora mi trovo tanto bene con la Banca Popolare di Sondrio che ha solo quei difetti di cui una banca anche ottima fatica a disfarsi. Mi farebbe piacere seguirla di più ma sono particolarmente limitato in materia. COmunque complimenti per il sempre ottimo lavoro

  2. Buongiorno, mi permetto di intervenire con una considerazione veloce, che pure richiede un approfondimento; un conto è valutare l’impatto di una politica bancaria sulla banca stessa e sui suoi bilanci (portafoglio clienti migliore/peggiore, sofferenze, incagli, marginalità etc etc), un altro invece valutare l’impatto sistemico di queste politiche; sarebbe interessante poter fare uno studio sull’impatto delle politiche bancarie sul sistema imprenditoriale, seppur molto difficile: una banca che si salva nei numeri di bilancio, quante aziende ha costretto a fallire? e questo che impatto ha avuto sul sistema italia? viceversa, una banca che sostiene di più il passaggio ad una nuova fase relazionale tra banca e impresa e quindi mostra bilanci e numeri un po’ sofferenti nella transizione, che impatto ha sul sistema? è solo una valutazione puramente quantitativa, non implica nessun giudizio moralistico

    • Grazie del commento Cinzia. Permettimi di separare due componenti della tua nota.
      1) l’impatto sistemico. Per quanto ci sia un certo ovvio grado di edulcorazione o una lettura di parte nelle statistiche ABI, c’è molto più rigore in quelle pubblicate da Banca d’Italia sull’impatto della stretta creditizia sul credito alle imprese. Statistiche molto evidenti, ma non sempre in grado di chiarire disaggregando i dati per capire dove la stretta è stata più forte (parlo dei vari segmenti, microimprese, piccole e medie) perché è sempre sbagliato mettere tutti insieme. Nel complesso 90 o più miliardi di sofferenze sono una cifra enorme che richiede rispetto per chi la subisce ma anche qualche valutazione sui perché, che all’interno delle banche si sa benissimo essere figlie del disinvestimento in cultura del credito.
      2) La banca che tira il freno sul credito quante aziende fa fallire? Non ci saranno mai statistiche ma solo aneddoti sgradevoli. Però fammi dire che anche da ciò che vedo ogni giorno se un’azienda fallisce è raramente colpa della banca, ma di errori fatti prima e non in finanza. E parlo di errori gravi, come non avere la più pallida idea di cosa sia un controllo di gestione. La banca, come ho sostenuto più volte in questo blog, potrebbe tirare il freno a mano per tempo e costringere l’imprenditore a intervenire prima che sia a incaglio o peggio. Purtroppo non ha le capacità e talvolta il coraggio, soprattutto con le piccole imprese.
      3) Per quanto il bilancio e il proprio interesse prevalga in questi casi di tensione, nessuna banca ha un vero disinteresse nel causare la cessazione di attività di clienti, perché il costo per la banca, compreso l’indotto di dipendenti, fornitori ecc…è molto più elevato della singola posizione di credito. E sono parecchi i casi in cui la banca avverte questa diciamo ‘responsabilità’ e si adopera per il salvataggio. Non per misericordia ma per interesse economico. Non si può neppure dimenticare che la legge attuale non aiuta affatto le banche a essere coraggiose con imprese in difficoltà, quando la crisi è conclamata ogni mossa è potenzialmente esposta a rischi penali. Quella che tu chiami ‘nuova fase relazionale’ si applica, secondo me a tutta la fase pre-crisi, quando i risultati flettono, i segnali della malattia sono evidenti ma nessuno si muove. In quella zona c’è molto da fare nell’interesse del sistema Italia.

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