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23 maggio 2011

Ri-Fondazione in CONFAPI

Non è mai stato facile valutare l’effettiva capacità di rappresentanza di CONFAPI, l’associazione nazionale delle Piccole Imprese, rispetto alla rivale Confindustria, ma soprattutto rispetto alla forza locale esercitata da numerose API. E’ invece certo che negli ultimi cinque anni (o forse di più) Confapi ha subito un processo involutivo profondo che ha condotto numerose API territoriali ad aggregarsi alle rispettive sedi locali di Confindustria, determinando una notevole frattura interna a cui sono seguite delusioni e nuove scissioni.

Dall’altro versante delle piccole imprese la rappresentanza dei piccoli esercitata da Confcommercio, CNA e Confartigianato ha portato alla nascita di Rete Imprese Italia, che sotto il profilo della rappresentanza ha già ottenuto buoni risultati, sedendosi con maggiore forza e compattezza ai tavoli di coordinamento e contrattazione importanti (moratoria, decreto per lo sviluppo…).

Ora si muove nuovamente qualcosa all’interno della federazione delle API perché il 4 maggio 12 associazioni imprenditoriali del Nord aderenti a Confapi hanno costituito un nuovo soggetto, la Fondazione per l’Impresa e l’industria manifatturiera. Le 12 API sono trainate da Bergamo, e dal presidente Paolo Agnelli, ma comprendono API molto importanti come Como, Cremona, Lecco, Mantova e Varese; per l’Emilia Romagna Modena e Reggio Emilia; per il Veneto Padova, Venezia, Verona e Vicenza.  La Fondazione rappresenta così già oggi 12.000 piccole imprese. Nei prossimi mesi altre 6 Associazioni provinciali e 3 Federazioni regionali entreranno a far parte della neonata Istituzione.

Cos’è questa Fondazione e perché si vuole distinguere dentro Confapi o da Confindustria e Rete Imprese Italia?  Le parole che sono seguite alla sua formazione sono la ripetizione di concetti già sentiti in passato, anche se conditi dagli elementi che caratterizzano questa crisi. Leggendo le dichiarazioni del presidente di API Vicenza: «tutti parlano e invocano, soprattutto a livello nazionale, più attenzione e più risorse per la manifattura italiana, ma pochi sono quelli che davvero poi s’impegnano e sanno cosa fanno. E poi occorre anche chiedersi – prosegue De Marchi – se i rappresentanti degli imprenditori a Roma siano davvero all’altezza del compito che i territori gli hanno assegnato. In tal senso la Fondazione avrà un unico scopo: difendere e valorizzare il nostro sistema economico, basato sulla manifattura e sulla piccola media impresa, divulgando e diffondendo la cultura del tessuto industriale. Un sistema che ha permesso a un paese come il nostro, senza materie prime e uscito distrutto dal secondo conflitto mondiale, di diventare una delle economie più forti del pianeta. Per questo – conclude il Presidente De Marchi – la Fondazione dialogherà con tutti e a tutti i livelli: classe politica, associazionismo, sindacati, mondo bancario per aumentare la competitività del manifatturiero italiano, risultato indispensabile per salvaguardare il futuro dell’intera economia italiana.» Il commento del presidente di Confapi Varese Franco Colombo non chiarisce molto meglio i rapporti tra la Fondazione e Confapi:“La Fondazione nasce per dare voce alle Pmi, per sostenere in modo nuovo le imprese manifatturiere ed il mondo associativo Confapi. L’obiettivo sarà impegnarsi per le uniche cose importanti che le associazioni di categoria devono difendere: le proprie aziende, il lavoro e lo sviluppo”. L’impressione da questa dichiarazione è che le principali API del Nord si siano stancate di non avere forza a Roma e vogliano dare una scossa e un indirizzo preciso a cui rivolgersi.

E’ una nuova svolta per CONFAPI, che  non è mai riuscita a scavarsi un vero ruolo importante sui grandi temi a causa dell’inconsistenza dei suoi vertici romani, pur avendo tutte le carte in regola per giocare un suo preciso ruolo di rappresentanza, facendo leva sulle contraddizioni presenti in Confindustria quando si tratta di rappresentare gli interessi delle grandi e delle piccole imprese.

Per quanto riguarda la capacità di interagire con il sistema bancario è evidente che Confapi ha accumulato in questi anni di immobilismo e faide interne uno svantaggio rispetto a Confindustria e Rete Imprese Italia, organizzazioni che hanno siglato numerosi accordi con i singoli istituti di credito e offrono una sponda più solida.

E’ però vero che le 12 API della Fondazione sono molto importanti, collocate al centro del triangolo industriale del Nord e oggi non mancano a loro nella lenta fase uscita dalla crisi i temi per creare servizi veri alle imprese associate e per assicurare una sponda di dialogo all’esterno. Devono solo fare seguire i fatti alle parole portando contenuti nuovi e per molti aspetti innovativi nel supporto delle piccole imprese industriali, rinunciando ai soliti servizi a basso valore aggiunto. Se si limiteranno alla funzione di megafono dei problemi della piccola impresa presto o tardi perderanno vigore e associati. Mi sono già espresso sull’importanza delle reti di imprese per l’uscita dalla crisi e penso che la Fondazione potrebbe trovare terreno fertile per crescere proprio studiando e fornendo supporti  alle nuove Reti.

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