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23 maggio 2011

Banco Popolare, lavori in corso

Profili di credito 4

A che punto è arrivato il Banco Popolare nel percorso di uscita dalla crisi provocata dalla partecipazione in Banca Italease? E’ stato sufficiente l’aumento di capitale anticipato a rilanciare il gruppo bancario ? Leggendo il bilancio consolidato 2010 le tracce del passato sono più che evidenti, molte delle 744 pagine sono proprio dedicate a scorporare il perimetro di Banca Italease da quello definito ‘standalone‘ delle banche commerciali (Banca Popolare Verona, Banca Popolare di Novara, Credito Bergamasco, Cassa di Risparmio di Lucca Pisa e Livorno, le due popolari di Crema e Cremona ed Efibanca) mentre altre pagine sono dedicate a spiegare lo stato di numerose cause legali con clienti. Cercando proprio di lasciare fuori dall’esame Banca Italease vediamo cosa racconta il bilancio 2010 del Banco Popolare in relazione all’attività con le imprese e alla gestione del credito problematico.

Primo argomento: quanto pesa l’attività verso le imprese nel totale delle attività del Banco? Ci sono molte tabelle e grafici ma pochissimi dati che separano l’attività corporate da quella verso i privati. Il bilancio cita questi dati: “Il totale degli impieghi verso clientela di questo aggregato al 31.12.2010 e` pari a 78.973,4 milioni, con una variazione percentuale positiva del 4,1% rispetto al dato puntuale a fine anno precedente, che era pari a 75.844,5 milioni…. Con uno sguardo piu` di dettaglio ai segmenti di clientela, le esposizioni vive medie annue verso il Retail ammontano a 32.694,2 milioni (il 43,7% del totale), in crescita del 9,1% rispetto ai 29.968,7 milioni dell’anno precedente, mentre quelle verso il segmento Corporate (il 54,1% del complessivo) sono pari a 40.526,1 milioni nell’anno di riferimento, in crescita del 4,1% rispetto ai 38.945,4 dell’anno precedente”.

Prima osservazione: le imprese sono piuttosto importanti nella creazione di margini da impieghi.  Non esiste purtroppo una tabella che fornisca dettaglio sugli impieghi alle varie categorie di imprese (small, PMI, large), ma la ritroveremo parlando di rischi.

Seconda osservazione: il credito problematico. La lettura della tabella 1 (che non comprende Banca Italease) è interessante.

Tab. 1- elaborazione su dati Bilancio Consolidato 2010 Banco Popolare

La componente del credito deteriorato a fine 2010 è ancora alta, 9 miliardi su 79 è pari all’11,4%, ma la crescita nel 2010 è stata molto bassa (6,7%). Nelle varie categorie sono cresciute in modo notevole le sofferenze e le ristrutturazioni, uno schema visto anche in altre banche che risponde a un criterio di maggiore rigore nella classificazione (da incaglio a sofferenza) e in maggiore spinta alla ristrutturazione di posizioni ancora gestibili. Il dimezzamento delle partite scadute (oltre 180 giorni) indica un’attività sistematica di controllo e sollecito della clientela.

fonte: elaborazione su dati Bilancio Consolidato 2010, Banco Popolare

Terza osservazione: la qualità del portafoglio in bonis. Basandosi sulla tabella che suddivide i crediti per cassa per categoria di rating interno emergono finalmente i dati di segmento: circa 37 miliardi di esposizioni classificate per PMI e Large e altri 14,8 miliardi sul segmento small business.

Tab.2 - portafoglio crediti per classi di rating , Banco Popolare 2010

Il grafico rende evidente il profilo della distribuzione.

Crediti in bonis alle imprese (fonte: elaborazione su dati Bilancio Consolidato 2010 Banco Popolare)

Con la cautela dovuta alla mancata conoscenza della definizione delle 9 classi, il portafoglio credito del Banco sembra ancora molto spostato a destra con una percentuale alta di clienti ad elevato rischio (circa il 50%) pur essendo classificati in bonis.

Riassumendo: i crediti deteriorati sono l’11% del portafoglio totale e nel segmento imprese metà dell’esposizione è in zona di rischio da tenere sotto controllo. Il lavoro di contenimento e controllo non è mancato e non mancherà all’AD Saviotti e alla sua squadra, i risultati cominciano a vedersi (la crescita del credito deteriorato è stata molto bassa nel 2010), ma commercialmente il Banco appare come una macchina ancora con il limitatore di giri. Un portafoglio clienti con peggiore qualità rispetto a quello di alcuni concorrenti della stessa tipologia riduce la possibilità di spinta e aumenta la necessità di aumento degli spread sui crediti più rischiosi, una pratica commerciale che non suscita grande entusiasmo tra la clientela imprese.
Una prova è fornita subito dai numeri del 1° trimestre 2011 che vedono i crediti deteriorati del perimetro banche crescere ancora del 6,6% rispetto a fine anno con la componente delle ristrutturate a due cifre; il rapporto sofferenze lorde/impieghi sale al 4,48% come il rapporto incagli lordi/impieghi che tocca il 4,32%.
In un’altra sezione dei risultati del 1° trimestre la conferma dell’aumento dei prezzi con il mark-up che va in un solo trimestre da 2,26% a 2,45%. Il grafico è commentato così nella stessa presentazione:“Il miglioramento del mark-up riflette una decisa azione di repricing che orienterà la politica commerciale anche nei prossimi mesi”. I clienti del Banco sanno cosa aspettarsi.

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