Avevo anticipato che avrei cercato nei dati dei bilanci bancari 2010 qualche punto di riferimento per analizzare le differenze nei portafogli dei crediti e provare a fare qualche considerazione. Con questo primo articolo provo a introdurre l’argomento, limitando il più possibile gli aspetti tecnici.
Qualche premessa per comprendere i numeri:
- le banche sono tenute ad illustrare la rischiosità del proprio portafoglio crediti, proprio in base ai principi di Basilea2, usando una classificazione esterna (rating forniti da agenzie di rating approvate-ECAI) o basata sui rating interni, per le banche che possiedono un modello approvato o in corso di validazione dalla Banca d’Italia.
- le scale di classificazione dei rating interni sono diverse da banca a banca. Chi usa 6 livelli, chi arriva a 13, ma in fondo il profilo è quello che conta.
- i crediti classificati sono nei confronti dei privati e delle imprese. Tipicamente quelli verso privati sono a basso rischio. In alcuni casi la banca indica separatamente i crediti verso le imprese (piccole e grandi) in altri sono contati insieme.


Ora esaminiamo i dati della BPER che in bilancio mostra una tabella di classificazione molto più granulare perché non solo prevede 13 classi di rating interno, ma anche una suddivisione tra crediti verso privati (8,9 miliardi), imprese (17,9 miliardi) e grandi imprese (3,5 miliardi). Il profilo che mostriamo è relativo alle sole Imprese e Grandi Imprese per un totale di 21,4 miliardi, ben più ampio del bacino classificato da Cariparma. Il profilo della banca di Modena sembra leggermente meno rischioso perché il 57% dei rischi è nelle prime 5 classi, che dobbiamo presumere essere buone, se non proprio investment-grade. Il 12% è nella classe 6 di confine e poi le esposizioni degradano nella classi peggiori. La lettura del profilo e del portafoglio di BPER farebbe pensare che circa il 30-35% dei clienti appartiene a quelle classi di rating ‘contingentate’ per le quali presentarsi in banca a chiedere più credito è un’idea che ha poche probabilità di successo senza garanzie molto reali. Nel caso di Cariparma la clientela a rischio razionamento del credito potrebbe essere più vicina al 50% in base alla scala di rating del primo grafico. E sottolineo ‘potrebbe’ perché le variabili in gioco sono molte.
In assoluto mi sembrano numeri interessanti e un confronto abbastanza omogeneo. I profili di queste due banche sono complessivamente ‘normali’ nelle attuali condizioni, ne vedremo in seguito altri diversi.







