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16 maggio 2011

Basilea3, credito e PMI

Mentre metà del Paese è in attesa di conoscere i risultati della nuova tornata elettorale, che confonderà i temi della politica nazionale con quelli delle città che devono scegliere nuove amministrazioni, le banche stanno sfornando le prime trimestrali con annunci sostanzialmente positivi, seguite dalle reazioni un poco più fredde in Borsa e degli analisti.

Credo che sia un momento adatto per fare qualche riflessione in prospettiva sul problema del credito alle PMI e dare qualche indicazione su cosa potrebbe succedere.

Partiamo dalle cose che sappiamo:

  • quasi tutte le banche, di ogni dimensione, hanno visto lo stock di crediti dubbi crescere moltissimo anche nel 2010. Dai bilanci che ho analizzato e vi ho mostrato il totale dei crediti deteriorati è salito oltre il 30%. Insieme allo stock sono cresciute le rettifiche che hanno divorato dal 25% al 45% dei margini prodotti dalla massa di finanziamenti-impieghi. Anche se il tasso di crescita dei crediti dubbi (e quindi delle rettifiche) sta calando nel IV trimestre e nel I trimestre 2011 il problema delle potenziali perdite su crediti rimane in alto all’agenda delle banche e sono molte le persone spostate in banca a fare inventario delle situazioni dubbie.
  • Sotto la pressione del Governatore della Banca d’Italia le principali banche (ad eccezione di Unicredit) hanno dovuto lanciare corposi aumenti di capitale anticipando un rafforzamento patrimoniale che le nuove normative di vigilanza (Basilea3) avrebbero richiesto in tempi molto più lunghi.  Per alcune banche minori l’aumento di capitale si rende necessario addirittura per ricoprire perdite di bilancio.  Gli aumenti di capitale sono stati varati promettendo ampi flussi di dividendi agli azionisti istituzionali (le fondazioni bancarie) per ottenere la loro benevolenza come spiega benissimo Oddo sul Sole 24 Ore Siccome esisteva già un problema di redditività e remunerazione del capitale, ora è semplicemente più grande.
  • l’economia italiana continua a evidenziare un passo di crescita più basso rispetto ai paesi vecchi e industrializzati. I dati di crescita del PIL appena pubblicato hanno causato una nuova ondata depressiva e di commenti sui perché. Nei comparti industriali e delle costruzioni la crescita supera la triste barriera dell’1% solo in presenza di esportazioni, il cui ritmo è in ripresa (in quanto trainato dalle economie di altri Paesi).
  • le PMI sono oramai state classificate in una categoria di maggiore rischiosità (e quindi minore attrattività) da tutto il sistema bancario: hanno troppo poco capitale rispetto al debito (tutto bancario), crescono poco, sono illiquide e hanno dimensioni che non consentono innovazione, investimenti per entrare su mercati esteri lontani (gli unici in crescita vera) o per sfruttare le nuove frontiere del marketing. E non si quotano in Borsa come ci ha ricordato il presidente della Consob.
  • gli ‘ammortizzatori finanziari’ disponibili per le PMI stanno soffrendo e riducendosi. Parlo dei Confidi, i cui dati 2010 faranno emergere notevoli problemi di capitale, e del Fondo di Garanzia che sta esaurendo la propria disponibilità.

Mettendo insieme tutte le tessere del mosaico, ne ricavo un quadro d’insieme della probabile politica delle banche verso il credito alle PMI nella seconda parte del 2011 e nel 2012.

  • la nuova restrizione selettiva del credito alle imprese è la risposta al deterioramento del portafoglio crediti avvenuta tra 2008 e 2010, ma l’etichetta Basilea3 è un’opportunità ideale per addossare ad altri (le autorità di vigilanza) la responsabilità di una nuova politica creditizia che andava messa in atto comunque.
  • nell’attività di banca il business con le PMI è troppo oneroso, rende troppo poco durante i cicli di contrazione economica, dopo avere spesato il costo del rischio (vedi “BNL banca corporate e si vede”) e quindi sarà fatto in termini difensivi e molto selettivi aspettando che le imprese migliorino risultati operativi e immettano dosi di capitale proprio. In poche parole per molte banche il segmento PMI non sarà temporaneamente prioritario, per altre (Barclays per citarne una) è già suonato il segnale di ritirata dal mercato italiano.
  • a fronte di una percentuale molto elevata di PMI non più finanziabili (per questi imprenditori il credito è contingentato), scatta la caccia alle PMI buone, quelle che guadagnano o che vendono sui mercati esteri. Per queste imprese l’accesso a nuovi finanziamenti sarà agevole e non troppo costoso.  I dati sul rating che vi presenterò a breve dimostrano la situazione in modo chiaro.
  • per dimostrare che il credito all’economia cresce e per tranquillizzare gli analisti finanziari che continuano a guardare alla percentuale di sofferenze alcune banche medio-grandi potrebbero spingere volumi di impiego sulle imprese più grandi, allo scopo di annacquare lo stock di crediti dubbi su un volume più ampio di impieghi. Per intenderci erogare 1 miliardo di euro a AUTOSTRADE o 500 milioni a LACTALIS per l’OPA Parmalat è esattamente il tipo di operazione che migliora la statistica abbassando il rapporto sofferenze/impieghi e facendo crescere i volumi.

Insomma tutto fa pensare che il sistema bancario, per cause di forza maggiore (la dura esperienza delle sofferenze e gli aumenti di capitale) abbia preso il coraggio a due mani per adottare un piano simultaneo che stimoli il de-leveraging delle PMI, spingendole con il razionamento del credito a immettere più capitale o a scomparire. In fondo il numero di PMI clienti è grande (vedi “Banche indigestione di PMI”) e ci sono ancora sufficienti imprese senza debolezze finanziarie da seguire.  Quest’analisi e ipotesi conferma le mie osservazioni di gennaio (vedi “Banche e PMI al test del 2011”) ma contraddice in parte quanto mi attendevo a fine 2010 per quanto riguardava l’impatto Basilea3. Come già spiegato la massa di incagli e sofferenze si è rivelata più grande del previsto (e non è finita) e gli aumenti di capitale non erano così urgenti a fine 2010.
La maggiore selettività verso le richieste delle PMI comporta una crescita inferiore degli impieghi, soprattutto al netto dei rimborsi sui vecchi mutui che non vengono rimpiazzati. Crescita inferiore non significa crescita negativa, significa che viene finanziata solo una parte delle 700.000 PMI con vincoli limitati, il resto delle PMI può solo rigovernare e ristrutturare il credito esistente.
Il dilemma delle banche tra volumi e redditività si sta dopo molti dubbi risolvendo a favore della redditività e del ritorno sul capitale per ‘colpa’ di Basilea3. E’ vero che se il capitale cresce per avere maggiore protezione dai rischi, anche la remunerazione deve crescere. Le PMI ‘rischiose’ non sono in grado di pagare abbastanza per remunerare il capitale, questa è una frase che si sente pronunciare anche in pubblico dai bancari. Una volta era una cosa che si diceva solo in banca, allargando le braccia o scuotendo la testa, perché non si faceva nulla.

Tuttavia il problema della redditività operativa e del rapporto costi/ricavi rimane sul tavolo delle banche. Anche i dati del 1° trimestre sembrano confermare crescite molto esigue sul fronte del margine da interessi e delle commissioni, per il business retail e quello imprese insieme.  Da dove arriveranno dunque i necessari maggiori profitti? Quale segmento di business è veramente in crescita per le banche? Sicuramente ci si può attendere una riduzione delle rettifiche su crediti rispetto al 2010, ma sul fronte dei ricavi dubbi e perplessità rimangono.  La sola alternativa disponibile è un aumento dei prezzi praticato su larga scala dall’intero sistema e giustificato, ancora una volta, dal costo di Basilea3.

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Pubblicato in: banche, credito, PMI

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