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14 maggio 2011

Kerself e il gioco dell’OPA

Cosa hanno in comune Parmalat, Fonsai e Kerself? Le tre società sono o saranno oggetto di decisioni da parte della CONSOB con riferimento a richieste in relazione a offerte pubbliche d’acquisto (OPA).

Il battesimo del fuoco di Giuseppe Vegas come nuovo presidente della CONSOB non si è consumato solamente nella sua prima uscita con la comunità finanziaria a Milano l’8 maggio, peraltro giudicata positivamente da tutti, ma le scelte tecniche stanno già dando un termometro della nuova gestione.

La richiesta dei francesi di lanciare un’OPA sulle azioni Parmalat dopo essere arrivati vicino alla soglia del 30%, ma soprattutto per bruciare qualsiasi tentativo della cordata bancaria italiana, è stata già approvata. Sono passati pochi giorni dal 26 aprile quando è stata lanciata pubblicamente l’attacco finale a Parmalat e la Consob ha già dato il suo assenso.

Diverso il caso di Fonsai, oggetto di un’altra delibera CONSOB che ha accettato la richiesta di Unicredit di esenzione dall’obbligo dell’OPA, dopo avere rigettato la prima richiesta dei francesi di Groupama ai primi di marzo. Qual’è il motivo di questa decisione controversa? Sostanzialmente il piano di ristrutturazione del gruppo di Ligresti, una volta fallito il tentativo ‘morbido’ di fare entrare i francesi. Ora, in presenza di un’operazione di salvataggio in cui Unicredit è stata costretta a diventare l’azionista di riferimento la Commissione di vigilanza sulla Borsa ha esentato proprio Unicredit dall’obbligo di OPA perché ricorrono le condizioni di uno stato di crisi come previsto dall’articolo 49 del regolamento Consob del maggio 1999.

E Kerself? Anche i nuovi soci di maggioranza relativa (Finmav srl controllata dal gruppo Avelar Energy) hanno chiesto l’esenzione dall’obbligo di lanciare un’OPA sulle azioni Kerself. Lo hanno fatto il 15 marzo quasi 2 mesi fa e non hanno ricevuto ancora risposta a differenza di Lactalis e di Unicredit. Come mai? Risposte certe non ce ne sono, ma è possibile che la CONSOB consideri la ‘piccola’ Kerself una grana peggiore di Parmalat per due motivi:

  1. il flottante di Kerself pari a poco meno del 70% e nelle mani di azionisti molto frammentati, che da mesi si stanno domandando se sia possibile recuperare quanto lasciato per strada su un titolo che quotava 9 euro a inizio 2010 mentre ora si muove tra 2 e 3 euro in attesa di notizie. Poiché Consob era intervenuta impugnando il bilancio a fine 2010 è evidente che siamo in presenza di qualche scrupolo sull’efficacia della vigilanza a tutela dei piccoli risparmiatori.
  2. L’esenzione è concessa a fronte di uno stato di crisi, che nel caso di Kerself è più che evidente da tutta una serie di fatti e di debiti che sono pubblici e sono stati raccontati a più riprese su questo blog. Quindi il problema non è tanto quello di determinare se vi sia crisi o no. Il problema deve essere quello di capire se c’è una possibilità di uscita dalla crisi, che come sappiamo passa senza ombra di dubbio sui tavoli delle banche creditrici.

Ecco perché sono portato a pensare che Kerself non sia ancora in salvo né avviata a una ripresa dopo i gravi problemi del 2010. Avelar ha fatto quanto intendeva fare per impadronirsi del controllo: ha rilevato le quote di Masselli dopo averlo espulso dal CdA, ha imbottito la società e le controllate di contratti di fornitura provenienti dalle società del gruppo Avelar, ha pacificato i soci di minoranza portandoli anche dentro il CdA di Kerself e ha ottenuto dalla Corte di Appello di Venezia la sospensione del provvedimento esecutivo provvisorio che avrebbe costretto Helios Technology a pagare 30 milioni di dollari ai cinesi di LDK. Evidentemente non basta. Mi sembra pura logica finanziaria che Avelar non voglia impegnarsi oltre una certa misura e che le banche dall’altro capo del tavolo siano di opinione diversa visto che l’alternativa per loro è rinunciare a parte dei crediti e diventare azionisti di una società il cui futuro è ben più incerto di quello di Fonsai. In più Avelar appartiene a un gruppo che non ha problemi finanziari, per dire un eufemismo.

I due mesi sono serviti a CONSOB per capire come si sta costruendo il piano salva-Kerself e capire quanto le banche siano veramente impegnate nella partita. Su questo argomento non è mai trapelato nulla nei tanti comunicati emessi dalla società, solo qualche tiepida precisazione sulla presenza di advisor finanziari. La differenza con altri casi di ristrutturazione del debito in cui la posizione delle banche, negativa o positiva, veniva seguita costantemente è abbastanza chiara.

Le ultime notizie ufficiali uscite dalla società dicono solo che il bilancio 2009 (quello impugnato da Consob) è stato corretto con ben 30 milioni di fatturato e di EBITDA in meno e che l’accordo transattivo con Masselli è stato prorogato per attendere il verificarsi di alcune ‘condizioni sospensive’ (l’accordo con le banche?). Entrambe notizie digerite male dagli attuali azionisti di minoranza.

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