
A quanto sembra dai primi riscontri del mercato obbligazionario internazionale la decisione di aumentare il capitale porta immediati benefici nei costi di raccolta e rifinanziamento delle obbligazioni in scadenza. Le prime due banche a fare il test sono state Intesa e MPS che hanno collocato in questo mese rispettivamente 2,0 e 1,75 miliardi di euro con un deciso miglioramento delle condizioni.Intesa sull’emissione a 3 anni paga uno spread di 117 bp mentre a inizio anno aveva dovuto lasciare agli investitori 140 bp su un’emissione di durata più breve (2 anni).
Monte Paschi ha lanciato un’emissione senior a 2 anni e mezzo con uno spread di 163 bp. Non ho confronti omogenei su senior bond per MPSma in marzo aveva pagato uno spread di 180 bp su un’emissione garantita da mutui (OBG) di 5 anni e mezzo. Tenendo conto che il differenziale tra obbligazioni senior e OBG può andare da 50 bp (Unicredit) o 90 bp (Banca Popolare Vicenza) a favore delle obbligazioni garantite, i 163 bp pagati da MPS dopo la sofferta decisione dell’aumento di capitale potrebbero essere almeno 30-40 bp inferiori al costo ante-aumento.
Considerando di quanto riferito ieri dal direttore generale dell‘ABI, Giovanni Sabatini, sullo stesso argomento e sull’incremento dei costi di raccolta subito dalle banche italiane, i due test di Intesa e MPS sono importanti perché segnalano un potenziale di riduzione dei costi di circa 1 miliardo ogni anno sui 200 miliardi che dovrebbero essere ancora rimpiazzati quest’anno. Non tutte le banche hanno deciso l’aumento di capitale e sarà interessante vedere le prossime emissioni di Unicredit se beneficieranno di qualche riduzione.
Da segnalare che Mediobanca, la migliore banca italiana anche sull’onda dei risultati appena presentati, quando si è affacciatata in aprile sul mercato a prendere denaro ha pagato 155 bp ma su una scadenza di oltre 5 anni. E senza bisogno di aumenti di capitale.







