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29 aprile 2011

Ristrutturare per tempo

Per scegliere da quale argomento riprendere dopo la breve pausa pasquale mi sono fatto guidare dalle ricerche dei lettori di questo blog, scoprendo che uno dei temi più richiesti è ancora legato alla crisi e alla ristrutturazione del debito. Per quanto si tratti di un tema ‘scomodo’ (parlare di crisi non piace a nessuno) tanto vale affrontarlo in modo aperto e costruttivo partendo da due premesse doverose:

  1. i casi di PMI in difficoltà finanziaria sono ancora molto numerosi. Lo dicono le banche, lo dice la mia esperienza diretta, lo dice la logica dei numeri che non possono migliorare magicamente se i fatturati restano deboli e i tempi di pagamento lunghi. Le imprese che si trascinano nel 2011 con ancora i sintomi della crisi sono purtroppo molte.
  2. L’intero sistema bancario ha toccato con mano nel 2009 e nel 2010 l’entità dei crediti deteriorati, ha dovuto fare accantonamenti (rettifiche) molto elevati (vedi “Il conto ufficiale dei crediti rotti”). Dall’esperienza ha tratto una semplice lezione: meglio ristrutturare per tempo un credito che non vederlo scivolare nella categoria ‘incagli’ (che significa recupero al 100% improbabile) o peggio all’ufficio legale che si occupa delle sofferenze.

Due semplici constatazioni per sostenere una tesi altrettanto semplice: le imprese devono intervenire con molto anticipo, se vogliono evitare guai peggiori con le banche. Non ha alcun senso attendere sino a quando la tensione finanziaria ha già prodotto guasti come il mancato pagamento di una o più rate di un mutuo, oppure un sistematico sconfinamento sulle linee accordate, che essendo automaticamente segnalato nella Centrale Rischi viene visto da tutte le altre banche e determina la totale chiusura del sistema bancario verso quell’impresa. Sembra un suggerimento banale, ma è l’errore più frequente ed è esattamente ciò che continua ad accadere.
Al massimo la tensione finanziaria può essere temporaneamente scaricata sui fornitori -che nella stragrande maggioranza hanno dosi di pazienza elevate e nessuna Centrale Rischi- o nei limiti della legge sull’erario (che comunque presto o tardi si presenterà a riscuotere senza molta flessibilità nel trattare).

In questa situazione presentarsi in banca e proporre operazioni di riscadenziamento del debito (quello già in essere) è una mossa saggia e ben accetta dalla banca stessa, sia che si tratti del Direttore di Filiale, che delle ‘invisibili’ ma sempre attente Direzioni Crediti con cui il Direttore deve fare regolarmente i conti. Se la ristrutturazione del credito può essere negoziata con serenità è persino gradita alla banca che, basandosi su ipotesi ragionevoli e anche lente di ripresa, può mantenere il credito ‘in bonis’ e non essere obbligata ad accantonamenti aggiuntivi, i quali come si è visto vanno ad erodere direttamente i margini operativi.

Nella realtà quotidiana troppi piccoli imprenditori attendono, non pagano le rate, non stanno nei limiti di fido e commettono il grave errore di finire nella zona paludosa del credito problematico o incagliato, da cui diventa difficilissimo uscire anche con soluzioni complesse sul piano legale e con garanzie da mettere in campo. Sono ancora troppi gli imprenditori che non comprendono il rischio di agire in ritardo, che non hanno la percezione dei rischi, delle violazioni del codice civile e di quello penale. Temporeggiano, scambiando il silenzio delle banche con una presunta accettazione dello stato squilibrato in cui versano. Nulla di più sbagliato: la banca ha concesso fidi a revoca che possono scomparire con una semplice lettera raccomandata e senza tante spiegazioni.
Non sto parlando solo della moratoria sui mutui, che è uno dei modi disponibili per ristrutturare i debiti a medio-lungo termine, reso disponibile dal sistema bancario per gli stessi motivi illustrati al punto 2., ma in generale di tutto l’indebitamento che sia pericolosamente vicino al rischio di non essere rimborsabile nei prossimi mesi con gli incassi attesi. Per non parlare di quello utilizzato impropriamente con la presentazione duplicata delle stesse fatture, circostanza che costituisce reato penale (ricorso abusivo al credito ai sensi dell’art.218 della legge fallimentare). Ristrutturare i debiti è la vera via d’uscita delle crisi. Mai come in questo caso il tempo è denaro.

Serve una prova della disponibilità delle banche? Andate a leggervi il bilancio 2010 di Intesa e scoprirete a pag.285 nella tabella A 1.1. i valori che vi riporto di seguito.

Fonte: Bilancio 2010 gruppo Intesa SanPaolo (dati in Euro milioni)

E’ abbastanza evidente che a fronte di un aumento contenuto del totale dei debiti deteriorati, il volume di quelli ristrutturati è esploso (+46%) più ancora delle sofferenze (+36%). La deduzione è che la banca ha fatto nel 2010 un’operazione di pulizia: se si poteva ristrutturare il credito bene, altrimenti meglio metterlo a perdita tra le sofferenze. Se questi numeri segnalano la propensione di una delle principali banche verso la ristrutturazione di crediti già considerati deteriorati, sappiate che la disponibilità del sistema bancario è ancora maggiore laddove il credito non è stato ancora classificato deteriorato.
Ecco perché presentarsi in banca per tempo conviene a tutti.

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