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29 aprile 2011

Pulizie di Pasqua al Monte

Riporto quanto pubblicato ieri da Repubblica-Parma.it sull’assemblea della Banca Monte Parma, i cui contenuti sono chiari ed esaustivi:

Approvato l’esercizio 2010. Il dg Martini: risultato sconta i default di importanti aziende alle quali la banca aveva concesso significativi finanziamenti. Il presidente Salvatori: “L’ingresso in Intesa Sanpaolo pone Banca Monte Parma in condizione di assoluta sicurezza”. Intesa conferma proprio impegno. La Fondazione: si apre nuova fase. Slitta decisione su azione di responsabilità

Banca Monte, si al bilancio  Perdite a quota 60 milioni

Gli azionisti di Banca Monte Parma hanno approvato il bilancio 2010. L’esercizio, che “sconta i rilevanti accantonamenti effettuati sui crediti per 80,389 milioni di euro”, si chiude con una perdita di 60,1 milioni di euro. Positivo, si legge in una nota IL REPORT INTEGRALE, “l’andamento della raccolta e degli impieghi che, in un periodo non facile, chiudono l’anno con diminuzioni del tutto contenute”. Allo stesso tempo “l’ingresso nel Gruppo Intesa Sanpaolo pone Banca Monte Parma in condizione di assoluta sicurezza”. Nel corso della riunione il presidente Carlo Salvatori (nella foto) e il direttore generale Gian Paolo Martini hanno presentato, “in un’ottica di massima trasparenza”, i principali dati al 31 dicembre 2010.

Crediti verso la clientela: 2.734,8 milioni di euro ( – 0,22% rispetto all’anno precedente); raccolta totale: 4.672,8 milioni di euro ( – 2,8% rispetto all’anno precedente); margine di interesse: 44,05 milioni di euro ( – 28,47% rispetto all’anno precedente); margine da servizi: 38,25 milioni di euro ( – 7,39% rispetto all’anno precedente) e quindi risultato d’esercizio:  – 60,1 milioni di euro.

IL DG MARTINI – “Il risultato economico netto al 31 dicembre 2010, negativo per 60 milioni di euro  –  spiega Martini –  sconta le pesanti ripercussioni del protrarsi della crisi economica e le difficoltà e, in molti casi, i default di importanti aziende alle quali la Banca, negli esercizi precedenti, aveva concesso significativi finanziamenti. Gli accantonamenti sono stati anche decisi nell’ottica della salvaguardia della stabilità prospettica della Banca e del rilancio delle sue aspirazioni di sviluppo nel prossimo futuro”.

IL PRESIDENTE SALVATORI – “Grazie alla definizione dell’accordo tra Fondazione Monte di Parma e Gruppo Intesa Sanpaolo  –  commenta Salvatori  –  Banca Monte Parma ha potuto operare negli ultimi mesi in un ambito di maggior tranquillità e ha preparato il proprio ingresso nel più grande Gruppo bancario italiano.
Ciò consentirà alla Banca, grazie al significativo apporto di Intesa Sanpaolo in termini di competenze, esperienza e mezzi, di rafforzare la propria posizione patrimoniale, potenziare ulteriormente la propria offerta alla clientela, migliorare il livello qualitativo del proprio servizio e mettere a disposizione del territorio nuove forze e risorse da impiegare per una crescita responsabile e consapevole dell’economia delle tre provincie nelle quali Banca Monte Parma opera”.

FELIZIANI DI INTESA SAN PAOLO  – Intesa Sanpaolo – afferma Giuseppe Feliziani, direttore regionale di Intesa Sanpaolo – conferma il proprio impegno finalizzato all’ingresso di Banca Monte Parma nel Gruppo, ingresso che si concretizzerà una volta ricevute tutte le necessarie autorizzazioni, il cui iter è in fase avanzata.”
“Intesa Sanpaolo – continua Feliziani – ribadisce inoltre il forte impegno per il rilancio, la valorizzazione e l’ulteriore radicamento sul territorio dell’istituto parmense e delle sue potenzialità di assistere al meglio le imprese e le famiglie clienti. Clienti che, grazie alla solidità e all’eccellente capacità di servizio anche internazionale del Gruppo Intesa Sanpaolo, potranno operare in tutta tranquillità e disponendo dei migliori strumenti creditizi.”
“Tale impegno – conclude Feliziani – è un ulteriore segnale della grande attenzione che il Gruppo Intesa Sanpaolo rivolge al territorio emiliano e alla sua realtà sociale ed economica. Lavoriamo ogni giorno per mettere a disposizione tutti gli strumenti per lo sviluppo e la crescita della realtà emiliana.”

FONDAZIONE BANCA MONTE – Con l’assemblea di Banca Monte di Parma del 28 aprile 2011 si chiude una fase importante della storia della banca ma se ne apre una nuova per la quale vi sono grandi prospettive.
La nostra Fondazione, che è stata azionista di maggioranza di Banca Monte fino a questo esercizio, lascerà a breve il controllo al Gruppo Intesa Sanpaolo, a seguito del ricevimento di tutte le necessarie autorizzazioni di legge. La Fondazione resterà comunque un importante socio della Banca con l’obiettivo immutato, insieme ai nuovi soci, di favorirne lo sviluppo in coerenza con la propria mission istituzionale di supporto al territorio. Il risultato dell’esercizio 2010 che è stato sottoposto all’assemblea degli azionisti è pesantemente negativo e tuttavia per l’estrema prudenza dei criteri cui è ispirato, costituirà la base per un sicuro rilancio. Le sue determinanti sono da ricercarsi primariamente in una politica creditizia troppo espansiva che si è scontrata con una crisi finanziaria globale senza precedenti. Le potenzialità commerciali della banca e le professionalità delle sue strutture restano peraltro intatte ed estremamente rilevanti, come testimoniato dall’interesse suscitato in un Gruppo primario quale Intesa Sanpaolo.
L’impegno economico e finanziario che Intesa Sanpaolo sosterrà per il suo ingresso testimonia l’unicità del posizionamento di Banca Monte Parma sul territorio di riferimento e la sua forza prospettica.
L’ingresso nel Gruppo Intesa Sanpaolo, che avverrà con modalità tali da preservare l’identità e la competenza territoriale della banca, appare  anche in relazione alla solidità dell’acquirente una decisiva svolta per Banca Monte Parma.
La stabilità e la coesione del suo azionariato permetterà alla Banca di lavorare serenamente, valorizzando al meglio: il profondo radicamento sul territorio e la conoscenza del tessuto economico locale posseduto dalle Fondazioni; le competenze commerciali, la capacità di investire e l’ampiezza ed eccellenza dell’offerta del Gruppo Intesa Sanpaolo.
Banca Monte Parma sarà quindi in grado di affrontare le sfide del mercato e svolgere un’importante ruolo di supporto per l’economia locale, rafforzando in modo importante la sua capacità operativa a vantaggio dei propri clienti e con l’effetto di produrre esiti positivi anche in termini occupazionali.

SLITTA AZIONE DI RESPONSABILITA’ –  I soci di banca Monte Parma si sono divisi oggi in assemblea sulla scelta di avviare un’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici della banca, sanzionati di recente dalla Banca d’Italia. La Fondazione Monte Parma, azionista di riferimento in procinto di cedere gran parte della sua quota a Intesa Sanpaolo, ha dichiarato in assemblea, secondo quanto risulta a Radiocor, l’intenzione di discutere sull’azione di responsabilità nei confronti degli ex vertici in una prossima assemblea.
Diversa l’opinione degli altri soci di minoranza che invece hanno proposto di votare l’azione di responsabilità e di estenderla agli altri ex amministratori che sono stati sanzionati dalla Banca d’Italia. Nell’azionariato della banca ci sono anche la Fondazione di Piacenza e Banca Sella. Nell’assemblea è prevalsa la linea dell’azionista di maggioranza.

La perdita è pesante, 60 milioni sono molti se rapportati alla dimensione dell’istituto. Per avere un termine di confronto omogeneo basta prendere in esame il bilancio di CARIFE, altra banca locale in difficoltà, che ha chiuso con una perdita di poco meno di 50 milioni ma a fronte di impieghi verso la clientela doppi rispetto a Banca Monte Parma (4,8 miliardi contro i 2,7 di Parma). L’ispezione di Banca d’Italia che ha costretto la banca a trovare un salvataggio nelle braccia di Intesa, ha suggerito una drastica pulizia dei conti con pesantissimi accantonamenti a fronte di crediti dubbi o non più esigibili.  Come dice bene la Fondazione, si chiude una fase e se ne apre una nuova nella quale la storica piccola banca di Parma verrà gradualmente deglutita nella portaerei della Banca dei Territori di Intesa e se riuscirà per qualche anno a conservare il suo marchio sugli sportelli sarà già tanto. La città di Parma, che sta perdendo anche la storica azienda Parmalat, continua a recriminare e rimpiangere la perdita dell’autonomia della banca locale ma si può solo dire che ‘chi è causa del suo male, pianga se stesso’.

Semmai stridono un pochino le dichiarazioni del DG Martini sulle aspirazioni di sviluppo della banca e ancora di più quelle della Fondazione che fa riferimento a ‘professionalità delle strutture’ e alla ‘conoscenza del tessuto economico locale’: entrambe non sono state sufficienti a fermare la concessione dei crediti oggi cancellati, che sono costati proprio alla Fondazione la perdita del controllo della banca che porta lo stesso nome.

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