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15 aprile 2011

Banche e Imprese: anno zero

Vi passo alcuni spunti e commenti su quanto ascoltato ieri nel 2° Forum Banca Impresa, organizzato a Milano dal Sole 24 Ore con presenza di relatori molto qualificati dal sistema bancario e dalle istituzioni (Ministero Economia, Consob, Assolombarda). Note un po’ più ricche dell’articolo pubblicato oggi dal quotidiano.

  1. una recente indagine delle Camere di Commercio sui dati di oltre 250.000 PMI italiane rivela che il 78% del totale ha numeri di bilancio che giustificano un rating inferiore alla soglia cosiddetta ‘investment grade (o BBB nel linguaggio delle società di rating.  Tutte queste società sono indissolubilmente legate al credito bancario e sono ampiamente sotto-capitalizzate. Soprattutto le piccole imprese, come ha sottolineato il DG di BPM Dalu.
  2. le banche hanno fatto il loro dovere nel periodo di crisi, aiutando le imprese (con la moratoria, utilizzando i Confidi) ma non possono più chiudere gli occhi sulla mancanza di capitali, sul debito eccessivo e quindi da qui in poi saranno molto rigorose e selettive nella scelta delle imprese da finanziare.
  3. il turnover del personale bancario (Bossina di Intesa lo ha ammesso onestamente) non ha aiutato a mantenere stabili i legami con le imprese e ha comportato notevoli perdite di patrimonio informativo, ma le banche promettono da qui in poi maggiore stabilità
  4. la chiave della crescita è lo sviluppo estero (SE), come ha detto senza mezzi termini Donato Masciandaro. Chi sta in Italia non crescerà.
  5. i professionisti hanno curato troppo la politica fiscale, ma non hanno aiutato le imprese a riorganizzarsi e a gestire la finanza in modo appropriato (come ha detto Samuele Sorato, DG Banca Popolare di Vicenza), ma ora sembra abbiano capito che è tempo di cambiamento
  6. la crisi ‘ha portato un’aria nuova’ (Meomartini, Assolombarda) le imprese sopravvissute stanno cambiando.
  7. banche e imprese devono fare ‘un matrimonio d’interesse’ (Aldo Bonomi-AASTER) e aprire una nuova stagione di dialogo, iniziando ad abbassare reciprocamente la spocchia.

Da tutte queste annotazioni flash personalmente ho tratto conferma alle mie convinzioni sulla situazione del rapporto tra banche e imprese che nel 2011 sta prendendo una piega molto chiara:

  • siamo di nuovo all’anno zero nel tentativo di stabilire un nuovo patto tra banche e imprese, perché le banche sono molto cambiate e i bilanci delle imprese sono ancora peggiorati nel 2010. Sarà il terzo o quarto tentativo di ricostruire un rapporto negli ultimi 10 anni, bisogna dirlo, ma se le basi e le condizioni sono cambiate non c’è altro da fare che capire perché e adattarsi.
  • se il 78% delle PMI ha un rating che consuma troppo capitale per le banche, posso dedurre che la propensione a concedere finanziamenti sia limitata se non al 22% residuo forse al 40-50% massimo delle imprese. Le altre, come ho già sostenuto, è meglio che si abituino all’idea di ‘vendere la casa al mare’ per mettere capitali e farsi bastare il credito che hanno.
  • chi appartiene al 40-50% buono e vuole avere ascolto in banca è meglio che si presenti con un business plan, un piano industriale e con un professionista che ha smesso di comprimere l’utile tassabile, ma prepara le carte per dimostrare un solido cash flow come capacità di restituzione dei debiti
  • chi esporta e cresce di fatturato all’estero ha una corsia preferenziale come il Telepass
  • se non si può vendere la casa al mare e immettere capitale in azienda, è meglio chiudere o aprire la scatola del capitale familiare e concedersi ad alleanze, reti d’impresa o partnership.
  • la crisi avrà anche portato aria nuova come dice ottimisticamente il presidente di Assolombarda, ma mi domando a quali imprese si riferisca quando afferma che ‘la gran parte delle nostre imprese è di successo’. L’aria nuova in cucina è per ora solo una dura lezione su quanto sia importante non esagerare con la leva finanziaria e il debito bancario e quanto sia importante avere liquidità a disposizione.
Tra le cose non dette, o dette molto sottovoce, che invece andavano chiarite per trasparenza in quella sede c’è l’argomento costi.  Tutti i dati che vi ho mostrato indicano che il credito bancario costerà di più nel 2011 e forse oltre. Le banche devono aggiustare i prezzi, visto che la materia prima (la raccolta) costa molto di più e vista la fame di ricavi (commissioni) per remunerare il capitale.  Se siamo all’anno zero nel rapporto tra banche e imprese, se si deve fare un buon matrimonio d’interesse cominciamo dalla trasparenza su entrambi i fronti.
Chiudo con una punzecchiatura: in un Forum tra Banca e Impresa che discute di piccole e medie imprese perché non viene data voce ai piccoli imprenditori, che hanno moltissime cose da dire? Non mi sembra che il presidente di Assolombarda (un ex-manager di grande impresa)  abbia rappresentato adeguatamente i loro pensieri e umori, almeno quelli che ascolto io. Due interventi di imprenditori di medie dimensioni (Dompè e Todini) in coda al convegno a sala mezza vuota e su un tema di contorno (l’internazionalizzazione) è una presenza davvero marginale. E’ come sentire una sola campana.
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Pubblicato in: banche, PMI

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