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13 aprile 2011

Kerself in immersione

In assenza di novità significative ho tralasciato da qualche tempo gli aggiornamenti sulla KERSELF, finita anch’essa nel vortice dei problemi scatenati dal decreto Romani sulle energie rinnovabili e sui maxi-contributi non più sostenibili in futuro, come se non bastassero i problemi societari che già aveva.  Qualcosa si sta muovendo sotto le lenzuola, perché annunci, gossip e smentite di solito sono un indizio di novità che poi si verificano quasi puntualmente. La certezza per ora è che la società controllata da un nuovo CdA, espressione del gruppo Avelar Energy che ha sostituito il fondatore-presidente Masselli, ha deciso di rinviare la relazione finanziaria del bilancio 2010 con questa motivazione da leggere attentamente:

“L’organo amministrativo da poco insediato, ha verificato il buon stato di avanzamento della definizione dei dati contabili 2010 e della procedura di restatement sui dati al 31 dicembre 2009 intrapresa anche alla luce dell’impugnativa effettuata da Consob sul bilancio dell’ultimo esercizio approvato, appurando tuttavia che, a motivo della complessita’ di alcune valutazioni, le operazioni non risultano ad oggi completate. Il rinvio potrebbe inoltre consentire di rappresentare compiutamente gli effetti della decisione della Corte di Appello di Venezia in merito alla richiesta di LDK SOLAR Co.
Ltd. di concessione della provvisoria esecutivita’ del Lodo emesso nei confronti di Helios Technology S.p.A., pronuncia che la Societa’ ritiene possa essere effettuata nella seconda meta’ del mese d’aprile”.(Fonte AGI)

Non ci sono notizie certe sugli accordi che hanno portato all’uscita molto (troppo) silenziosa e forse ben pilotata di Masselli, non è stata ancora confermata da Consob l’esenzione dall’OPA in virtù dello stato di crisi societaria e non trapela nulla sulle trattative con le banche per la ristrutturazione del debito. Kerself sembra in un limbo, ma sicuramente Avelar sta lavorando sotto la superficie per trovare una soluzione o meglio tante soluzioni ai non pochi problemi societari. Che i ‘vecchi’ advisor (Borghesi e Colombo) e il DG Squinzi, portato a bordo proprio da Borghesi e Mediobanca ancora ai tempi della gestione Masselli, abbiano lasciato i rispettivi incarichi come indicato da alcuni organi di stampa ieri, magari non è vero (Kerself ha smentito) ma è probabile che sia solo questione di tempo.

Se le variazioni nelle quotazioni del titolo riflettono notizie e smentite, come è normale che sia, preferisco concentrarmi  sulla complessità della ristrutturazione delle imprese in crisi. Kerself è un caso complicato, lo è da mesi: poste di bilancio improprie, finanziamenti intercompany fuori luogo, dissidi con azionisti di minoranza delle controllate e azionisti di minoranza (Mais-Seragnoli), un lodo arbitrale da 50 milioni di dollari, la battaglia per il controllo del CdA. Un repertorio da manuale della crisi e di tutto quello che di negativo può succedere.
Spinta da interesse economico, è ovvio, Avelar si è preso un grandissimo gomitolo da sbrogliare un pezzo alla volta. Per vari motivi, alcuni noti altri meno, ha scelto di non raccogliere i resti della società in una procedura fallimentare a cui era inevitabilmente avviata, ma di impegnare capitali e tempo per assicurare la continuità, magari in un più vasto disegno di gruppo internazionale, magari trasformandola in una pura base produttiva al servizio di altri obiettivi nelle rinnovabili, ma pur sempre assicurando continuità, almeno spero.
Le ristrutturazioni di questa complessità richiedono molto tempo e si dipanano con sovrapposizioni tra aspetti finanziari, legali ed economici, punteggiati anche da colpi di scena. A differenza di Parmalat -che pure sta a pochi chilometri sulla via Emilia- nessuno ha alzato un dito per difendere l’italianità di Kerself, non chiedetemi perché… Era una delle più importanti società italiane nel settore delle energie rinnovabili, controllava una filiera non di allevatori ma di produttori e installatori di pannelli fotovoltaici. Figli e figliastri di questa Italia

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