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1 aprile 2011

CARIM nuova preda del risiko banche

E’ stata commissariata dalla Banca d’Italia con decreto del Ministero dell’Economia il 29 settembre e da 6 mesi CARIM, la Cassa di Risparmio di Rimini non ha ancora imboccato una nuova strada. Le perdite del 2010 sembrano importanti: 47,8 milioni di Euro per la controllata CIS (SanMarino), 30 per la banca nel 1° semestre e probabilmente 50 a fine anno. La banca va sicuramente ricapitalizzata e in questo periodo che di aumenti di capitale delle banche si parla ogni giorno, non è una novità. Il fatto è che la Fondazione Carim non ha voglia o possibilità di mettere mano al portafoglio per cifre importanti e per ora si è limitata a fare qualche dichiarazione di circostanza, per bocca del suo presidente Pasquinelli, però ha ingaggiato Mediobanca come advisor per “far sì che la CARIM resti autonoma e in mani riminesi” (fonte: il Resto del Carlino -Rimini) accusando i giornali di disfattismo, ma senza convincere Maggioli, presidente della Camera di Commercio che invece ritiene che il destino della banca sia già segnato. Maggioli ha detto testualmente

“La Carim per tutti noi è un riferimento importante. Le banche servono per incoraggiare il consumismo agli estremi, facendo del male, ma servono anche quando le aziende hanno bisogno di finanziamenti. Una banca che vive la realtà locale – ha sottolineato Maggioli alla platea, dove erano presenti gli stessi commissari della Carim – è una banca che è vicina alla nostra economia. Noi questa la stiamo perdendo”.

Oltre a Mediobanca la Fondazione sta chiamando a raccolta imprenditori locali sotto l’auspicio che la banca dei riminesi resti a Rimini, ma come sappiamo questo spesso non basta, servono capitali per fronteggiare il portafoglio impieghi e per crescere, servono competenze di banca. E la Banca d’Italia tutte queste cose le ha ben presenti e non ha grandi sentimenti verso il localismo quando le cose si mettono male.  Sembra che il contratto di consulenza di Mediobanca preveda un premio speciale se la maggioranza resterà nelle mani della Fondazione, un’informazione non stravolgente ma che fa pensare ad artifici finanziari…o la Fondazione, che detiene il 71% del capitale ha i soldi per l’aumento di capitale o non li ha.  La pensa più o meno così anche la FABI, il sindacato dei bancari, che già si aspetta l’arrivo di una banca più grande.  Oppure come pensa la vicina Ferrara, c’è sempre il ‘retail’ a cui fare appello per sottoscrivere le azioni che la Fondazione non può sottoscrivere. Se ci sono 100 milioni di perdite da coprire e capitale da aggiungere per rispettare i nuovi ratios, fate due calcoli e vedete che non si tratta di pochi spiccioli.  Gli sportelli lungo la dorsale adriatica fino al Molise possono interessare alla Banca Marche o ai francesi di Cariparma, i quali hanno già dimostrato di non volere strapagare gli acquisti.

Intanto “stante l’impossibilità di fornire informazioni strutturate all’esterno durante l’Amministrazione Straordinaria, ha chiesto a Standard and Poor’s la sospensione dell’assegnazione del rating e che, in data 1 marzo 2011, la medesima ha comunicato al mercato tale evento” comunica la stessa Banca.  Banca commissariata, trasparenza finita.

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