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29 marzo 2011

Scalata dura al MonteParma

E’ uno stop temporaneo, ma forse inatteso per Intesa quello imposto alcuni giorni fa dalla commissione Antitrust sull’acquisizione del controllo della Banca Monte Parma. La commissione ha ritenuto che Intesa acquisisca una posizione dominante nella provincia di Parma a causa dei legami, per la verità molto tenui, rimasti tra il gruppo bancario e Credit Agricole, la banca francese che controlla Cariparma, strappata come contropartita della riduzione della quota in Intesa nel 2006 quando venne attuata a sorpresa la fusione tra Banca Intesa e San Paolo di Torino.

Non penso che la minaccia di riapertura dell’istruttoria fermi i piani di integrazione della Banca Monte Parma all’interno della Banca dei Territori; il programma di redistribuzione delle filiali tra Monte Parma e Carisbo -che ha preoccupato qualcuno dei nostri lettori- proseguirà comunque.  La procedura di inottemperanza seguirà il suo corso ma difficilmente bloccherà l’operazione; potrebbe solo servire a rinfocolare per qualche giorno le polemiche che ancora divampano in città (“…si sono fatti sfilare la banca dalle mani” ha detto il consigliere regionale del PdL Villani) e i dubbi del sindacato dei bancari sulla tenuta occupazionale, che sono seguite alla vendita ad Intesa da parte della Fondazione Monte Parma.

Dal punto di vista della sostanza operativa è una decisione che non ha motivazioni: Cariparma e Intesa sono a tutti gli effetti concorrenti, a Parma come nel resto d’Italia. La partecipazione azionaria di Credit Agricole in Intesa è del 4,79%, troppo poco per pensare che vi siano accordi tra i due gruppi bancari in un momento nel quale tutte le banche sono molto agguerrite sul mercato per cercare di salvaguardare i profitti.

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