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29 marzo 2011

Mediocredito, l’ultimo immortale

Ne resterà uno solo” è la frase memorabile di Highlander, protagonista un famoso film d’azione datato 1986.  Potrebbe essere applicata anche alla stirpe dei Mediocrediti, gli istituti di credito speciale creati nel 1936 dalla legge che intendeva separare l’attività di intermediazione a breve termine (entro 18 mesi) da quella a medio lungo termine. Da quando la distinzione è stata abolita nel 1993 e anche le banche commerciali ordinarie possono erogare finanziamenti a 3 o 10 anni il destino dei mediocrediti-dinosauri è stato segnato. Uno dopo l’altro sono crollati, chi vittima delle fusioni, chi inglobato dalla banca controllante. Il caso più recente è quello di Efibanca, che dopo alcuni tentativi a vuoto di cessione, verrà incorporato nel Banco Popolare, secondo quanto annunciato dall’amministratore delegato Saviotti. E’ solo un passo formale, Efibanca aveva i motori spenti da tempo e non era presente sul mercato dei finanziamenti alle imprese dopo un passato glorioso e burrascoso legato ad alcune famose scalate.

Efibanca raggiunge il cimitero dei mediocrediti insieme a Mediocredito Piemontese (assorbito in Unicredit), Mediocredito Centrale in corso di cessione e trasformazione nella banca del sud, Mediocredito Toscano, diventato MPS Merchant la banca d’affari del gruppo senese, Mediocredito dell’Umbria ridotto ai margini della galassia Unicredit con un catalogo di pochi finanziamenti agevolati.  Ancora in vita la nobile Interbanca, trasformata in GE Capital Interbanca, dopo i passaggi da ABN-AMRO a Santander e agli americani che hanno depotenziato notevolmente il raggio d’azione della banca.  Sta lottando per la ritornare in forze sul mercato Meliorbanca dopo molte disavventure e il passaggio sotto il controllo del gruppo BPER.  Mantengono le posizioni locali il Mediocredito Trentino e Friuli Venezia Giulia, che sono però entrambi di fatto il braccio finanziario pubblico delle rispettive regioni.

Sono quindi solo due i mediocrediti rimasti in piena salute sul mercato: Centrobanca del gruppo UBI e Mediocredito Italiano del gruppo Intesa, quest’ultima sopravvissuta miracolosamente a una prima incorporazione nella banca, seguita da un nuovo scorporo e al cambiamento del nome dallo storico Mediocredito Lombardo, a Intesa Mediocredito per finire con l’attuale versione ‘italiana’ voluta fortemente da Pietro Modiano durante il suo breve regno nella Banca dei Territori. Ma anche Centrobanca sta cambiando pelle: dai giorni in cui era la banca a medio-lungo termine delle banche popolari, si sta trasformando in un’investment bank domestica che comprende unità di capital markets, di trading azionario, di M&A, private equity ed è la fabbrica dei derivati del gruppo UBI.  Uguale conformazione per Meliorbanca. Per questo motivo Mediocredito Italiano, che invece ha conservato una rotta ‘pura’ e legata ai soli finanziamenti a medio termine alle imprese potrebbe ambire al titolo di ultimo immortale.

Perché tenere in vita i mediocrediti, se la legge bancaria da tempo non prevede più la distinzione?  Nel 2000 io stesso ritenevo che non vi fossero abbastanza buone ragioni e che la duplicazione di costi e strutture fosse inutile. Oggi, a distanza di 20 anni e di fronte a una potente crisi d’identità del sistema bancario sul tema del credito alle imprese, sono di parere diametralmente opposto. E’ assolutamente evidente che in tutti i mediocrediti, anche quelli in fin di vita, il personale ha sempre respirato una miscela d’aria fatta di valutazione del credito alle imprese, basata poco sul rating e molto sulle conoscenze tecnico-finanziarie, sull’utilizzo intelligente delle garanzie, sull’analisi dei flussi di cassa. Questa cultura, che è venuta parzialmente meno nelle banche ‘normali’ è rimasta invece attaccata al personale di Centrobanca o di Mediocredito Italiano, che oggi non fa alcuna fatica a valutare progetti e ristrutturazioni seguendo i vecchi manuali e  con l’istinto di chi da sempre ha finanziato le imprese guardando più al futuro che non al passato.  Per lungo tempo quest’attività è stata poco attraente, al cospetto di leverage buyouts o dei derivati incorporati nelle obbligazioni strutturate.  Di questi tempi i mediocrediti sono tornati di moda e sbaglia chi pensa che incorporandoli nella banca la loro cultura si possa diffondere. E’ sempre stato esattamente il contrario.

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