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14 marzo 2011

PMI: è l’ora delle Reti

Ho atteso qualche mese prima di introdurre l’argomento delle reti d’impresa tra gli altri trattati su questo blog perché era necessario che prendesse una forma più solida e un supporto di cose fatte, criteri che ora ritengo siano rispettati. Le reti d’impresa stanno ereditando tutto quanto di buono detto e fatto sull’aggregazione tra piccole imprese, specialmente dalla Piccola Industria di Confindustria, cito ad esempio il Consorzio Unint promosso dal 2004 da Unindustria Treviso.  Ora le Reti d’Impresa hanno un impianto normativo (la legge 33/2009 e le modifiche intervenute successivamente sino alla l.122/2010), un supporto di agevolazione fiscale -che ha passato il vaglio della Comunità Europea in gennaio e attende solo la normativa dell’Agenzia delle Entrate- una stabile organizzazione promozionale in Confindustria (RetImprese con la regia di Aldo Bonomi) e un manipolo di pionieri che sono partiti con progetti di aggregazione.  Con questa dotazione e spinta promozionale anche alcune banche si stanno interessando a gestire gli aspetti finanziari, non semplici, per sostenere la progettualità delle Reti. Ha iniziato Barclays nel 2009 con un progetto per il rating delle reti, si è accodato di recente Unicredit e come sempre le altre banche seguiranno in fila indiana.

Prima di tutto va detto che l’intero impianto delle Reti arriva nel momento più opportuno per offrire sfoghi alla pressione economica sulle piccole e medie imprese. Soprattutto le piccole, che senza una parvenza di scala dimensionale difficilmente possono varare progetti di concreto miglioramento, utilizzando tecnologie e know how di cui non dispongono o che detengono in modo frammentato. Se aggregarsi in forma societaria si è rivelato quasi impossibile, nonostante le sollecitazioni provenienti dalle associazioni industriali, è perché la resistenza nel cedere o condividere il controllo dell’impresa rimane elevatissima tra gli imprenditori. Le Reti offrono un’alternativa alla perdita del controllo: un investimento tutto sommato leggero, una forma giuridica inizialmente non impegnativa per provare a condividere progetti con imprese dello stesso settore o distretto, ugualmente spinte dalla siccità di ricavi e margini.

Questi fattori spiegano la fioritura di Reti che sta aumentando al Nord come al Sud. Dopo il primo esperimento a Bologna (Race.Bo) oggi sono partite altre iniziative in Veneto, Toscana, Abruzzo e Basilicata. E molte altre sono sicuramente in rampa di lancio.  Penso sia opportuno rimandare i lettori ai siti che trattando solo delle Reti offrono informazioni più dettagliate sugli aspetti normativi e fiscali.  Imprese+Finanza prova a fornire un’interpretazione degli aspetti finanziari che toccano da vicino la crescita e la proliferazione delle Reti.  Questa volta magari aspettando i commenti e il contributo di chi ha da portare esperienze precise.

Sotto il profilo finanziario i principali temi di discussione sono:

  • qual’è il fabbisogno finanziario delle Reti ?
  • Come può essere coperto dai promotori delle Reti utilizzando finanziamenti pubblici e debito bancario?
  • Come possono le banche fornire finanziamenti adattando i propri sistemi di valutazione del rischio a un soggetto ‘atipico’ come di fatto è la Rete?

Sul primo punto occorre dire che, da quanto emerso nei primi casi di Reti, si tratta per quanto ne sappiamo di cifre modeste. Quindi l’ammontare del fabbisogno finanziario non dovrebbe essere il problema principale al decollo delle Reti. Saranno le motivazioni dell’aggregazione (tipicamente l’offerta congiunta di prodotti e servizi a un mercato specifico, più raramente la ricerca di nuovi processi e tecnologie da condividere) a determinare il successo delle Reti, non la finanza.  Ma la finanza può avere un suo peso rilevante nella fase 2 delle Reti, quando i progetti che sono sopravvissuti dovranno essere consolidati con maggiori investimenti.

Sul ricorso delle Reti a finanziamenti bancari pende il problema della sfuggente personalità giuridica delle Reti e del loro patrimonio. L’atipicità di entrambi rende difficilissimo il lavoro di valutazione del rischio per i tradizionali sistemi di rating della banca e per le direzioni crediti. Qualcosa sono riusciti a inventarsi Barclays e Unicredit per superare questa difficoltà e almeno in un caso abbiamo notato vere linee di credito approvate dalla banca . Tuttavia mi piace pensare che la crescita del numero di progetti di Reti rappresenti una nuova spinta dentro il sistema bancario per limitare lo strapotere dei modelli quantitativi di rating e valorizzare gli aspetti qualitativi del progetto per cui è stata costituita la Rete, frenando l’istinto di appoggiare la valutazione di rischio alle imprese più grandi,  se sono presenti, rispetto a quelle minori.  Finanziare le Reti diventerà un’ottima palestra per le banche nel capire come finanziare le PMI guardando oltre i loro bilanci.

Spero che su questo argomento arrivino contributi dai lettori e da imprese che stanno provando a lanciare nuove reti.

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  1. realtà interessantissima, specialmente sui temi finanziari. vorrei sapere quali sono i siti specialistici a cui si fa riferimento nella newsletter e quali sono le reti ad oggi già costitutite o operative.
    Grazie

    • Ci sono sicuramente molti siti che trattano l’argomento delle Reti d’Imprese, con varie prospettive e angolazioni. La materia è trattata da tanti operatori e consulenti. Per evitare di mettere troppa carne al fuoco Le suggerisco di cominciare da http://www.retimpresa.it che è il sito ufficiale dedicato da Confindustria all’iniziativa, in cui può trovare molte informazioni: la normativa di riferimento,una buona rassegna stampa, gli accordi firmati e riferimenti alle reti che sono già partite (ad esempio un’intervista con il presidente di Confindustria Basilicata che parla di Rete Log, una delle prime costituite).

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