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11 marzo 2011

L’insostenibile lentezza del credito

Oggi ritorno a parlare di Patti Chiari per le imprese e dei presunti tempi medi di risposta per l’approvazione delle richieste di credito, perché chiarezza e trasparenza per me non sono un optional.  Nel precedente articolo (“PattiChiari non serve alle PMI“) avevo espresso notevoli perplessità sui dati pubblicati da Patti Chiari in relazione ai tempi di esame delle richieste di credito delle imprese; tempi medi compresi tra 9 e 15 giorni mi sono sempre sembrati fuori dalla realtà, anche quando nella banca avevo una scrivania. A maggior ragione oggi che l’attività di scrutinio delle richieste è diventata molto più accurata a seguito del numero di imprese che presentano situazioni economico-patrimoniali non troppo floride.

Aggiungo la mia esperienza attuale. Nella nostra attività di consulenza abbiamo recentemente formulato alcune richieste di aumento degli affidamenti per alcune PMI a banche e società di leasing e stiamo aspettando le risposte. Ma non da 9 o 15 giorni, in alcuni casi si parla di due mesi già trascorsi in altri siamo già oltre quattro mesi da quando è stata consegnata la documentazione e poiché non ci è stata richiesta alcuna integrazione della medesima documentazione devo dedurre che l’orologio di PattiChiari sta funzionando e non è stato riazzerato.  Siamo quindi abbondantemente fuori anche dai tempi massimi indicati da PattiChiari. Sto parlando di piccole operazioni ‘normali’, vale a dire nulla di fuori dall’ordinario, o diverso dalle tipologie di finanziamenti che le banche propongono. Tempi lunghi per decidere quali garanzie richiedere, a quale Confidi affidare la pratica, continui solleciti spesso con risposte tardive e imbarazzate.  Se avessi ricevuto una risposta negativa in 9 giorni, sarei stato ugualmente soddisfatto. Mi risulta che altri imprenditori e altri consulenti lamentino gli stessi problemi e gli stessi tempi, da cui posso escludere che i nostri esempi siano particolarmente sfortunati.

Questa è la vera fotografia del problema, sono le prove su strada che fanno testo. Quando si cerca credito le risposte sono lentissime e si rischia di ricevere un diniego dopo avere perso mesi, che sarebbero stati utilizzati magari per parlare con un’altra banca. Il repertorio di risposte che riceviamo per giustificare il trascorrere del tempo meriterebbe un libro. PattiChiari e i suoi tempi medi di risposta sono una farsa e questo lo sapevo anche prima, ma non è lì il problema: è molto più importante sapere che la concessione di credito ha tempi incompatibili con le necessità delle imprese. Ci sono ben poche cose nel 2011 che possono attendere mesi senza avere una risposta, in un mondo dove gli acquisti si possono fare online, dove i mezzi di comunicazione consentono di muoversi in tempo reale, le banche sono rimaste ferme e invece di accelerare stanno rallentando.  ABI e le banche non possono nascondersi dietro un dito: la tempistica delle risposte è un problema serissimo  a cui va dedicata più attenzione e onestà. Tutto quanto le banche stanno facendo – o dicono di fare – per accorciare i tempi della catena decisionale nel credito non sta funzionando. Ho già detto che nessuno si aspetta una risposta in 9 giorni, ma 30 mi sembrano più che sufficienti per fare esami e controesami. Le revoche degli affidamenti invece arrivano alla velocità della luce.

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Pubblicato in: banche, credito, PMI
to “L’insostenibile lentezza del credito”
  1. Salve, complimenti per le piccole ma grandi parole che sono solo la realtà dei fatti che tutti sanno ma ben pochi amettono o reagiscono. Come si diceva dei tempi di patti chiari sono sole fantasie nella relata delle cose i tempi medi di risposta sono mesi o anni a volte e le banche si vantano di pattichiari solo perche una volta deliberata la pratica la banca fa firmare i famosi Pattichiari per poter far credere di rispettare i 7 10 gg che dovrevvero essere trasfoprmati in 7 10 mesi forse.
    saluti

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