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17 febbraio 2011

Moratoria 2011: istruzioni per l’uso

Ieri sono arrivate finalmente cerimonia, dichiarazioni di prammatica e sorrisi per  la firma del nuovo accordo di moratoria sui debiti delle PMI. Tutti entusiasti del lavoro del tavolo di concertazione del Ministero con ABI, Confindustria e ReteImprese. Presente anche il premier Silvio Berlusconi per incassare qualche gettone di benevolenza dagli imprenditori e il Ministro Tremonti.  Dichiarazioni sempre un poco sopra le righe del presidente ABI Mussari  («uno strumento che non è stato adottato in nessun altro Paese europeo», si veda l’articolo “Il Paese che non c’è” in proposito). Va bene così l’attesa era stata già troppo lunga.

Adesso arriva per le 190.000 che avevano ottenuto la prima moratoria la sfida della comprensione dei criteri di attuazione, sui quali Imprese+Finanza si è sempre concentrata per capire e informare. C’è qualche spiegazione in più tra le righe dei comunicati, ma nessuna certezza.

  • è chiaro -ma lo era anche prima- che le imprese che non si sono mai avvalse della facoltà di ritardare le rate dei mutui hanno ancora 6 mesi (fino al 30.6.2011) per fare richiesta di questo beneficio finanziario
  • sembra chiaro che le 190.000 imprese che ne hanno già beneficiato possano ripresentarsi alle filiali delle banche (…ma aspettate almeno 20 giorni perché prima devono essere scritte le circolari) solamente dopo visita che accerti il requisito di essere “sane“. Allora si potrà bussare e chiedere l’allungamento del mutuo o del finanziamento.  Quanto si può ottenere? 2 anni per i mutui chirografari, 3 anni per i mutui con garanzia ipotecaria.  Cosa si risparmia? Abbiamo fatto una facile simulazione che proponiamo nel grafico sottostante

L’esempio è costruito su un mutuo di Euro 1.000.000 concesso nel 2008 a 5 anni, con rimborsi in unica rata annuale a fine anno, per semplificare, e interesse pari a euribor +150 bp.  Al 31.12.2010 con un debito residuo di Euro 600.000 si rinegozia secondo la nuova moratoria e si ottengono 2 anni di estensione, abbassando quindi le rate capitale che vanno fino al 2015.  Le colonne azzurre mostrano il nuovo costo per l’impresa dopo l’applicazione della seconda moratoria.   Attenzione, il grafico tiene in conto due ipotesi, che non sono state menzionate da nessuno dei promotori dell’accordo, e che avevo segnalato nell’articolo “Moratoria 2011: le cose non dette…“:
-ipotesi 1: la banca concede l’allungamento ma chiede una commissione anticipata nell’ordine dell’1,00% sul debito residuo da rispalmare.
-ipotesi 2: la banca concede ma ha l’occasione per rinegoziare lo spread e ci aspettiamo in modo considerevole, che significa almeno il doppio del precedente (nell’esempio passa da 1,50% a 3,00% a cui va aggiunto il tasso euribor 3 mesi pari a 1%)

Oramai ritengo sempre più plausibili le mie ipotesi alla luce di una dichiarazione della signora Marcegaglia che va letta attentamente e che trascrivo: “la copertura del rischio di tasso è molto semplice e il tasso rimane lo stesso se c’è una copertura del fondo di garanzia [ndr del Ministero]”.  Leggo questa precisazione come un confuso mix tra l’offerta di coperture con derivati lineari (dove offerta non significa obbligo!) e il ben più celato interesse delle banche ad alzare gli spread.  Se ho capito bene lo spread rimane bloccato a livello di quello concesso originariamente SOLO se l’operazione gode di una garanzia (dal 60% all’80%) dello Stato. E’ ovvio che sia così perché il rischio Stato pesa zero per la banca, che assume solo il rischio sul 40% del finanziamento.
In tutti gli altri casi le banche hanno mano libera per aggiustare il prezzo, concordato in epoca diversa, e adeguarsi agli attuali spread e costi di raccolta, che come vi ho fatto notare sono saliti enormemente (vedi “Provviste per la primavera”).  Continuerò a leggere tra le righe per capire il meccanismo di funzionamento che verrà inviato alle filiali nelle prossime settimane e per aiutare i tantissimi lettori che cercando di capire approdano su questo blog.

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