Basta leggere il paragrafo di pag.38 del Rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato dalla Banca d’Italia in dicembre per capire che il problema è serio. Le banche italiane hanno una dipendenza dal mercato obbligazionario di oltre 700 miliardi di Euro, di cui il 27% in scadenza nel 2011 che dovranno essere rifinanziate con altre obbligazioni. 200 miliardi di Euro, una cifra veramente notevole. Banca d’Italia si esprimeva così:
“Dato il forte ricorso al mercato obbligazionario da parte degli emittenti privati e pubblici di tutti i maggiori paesi (cfr. il par. 1.1), nei prossimi mesi le banche italiane potrebbero trovarsi a dover rinnovare a costi crescenti le passività in scadenza. Nello scorso ottobre la consistenza delle obbligazioni emesse dai primi 30 gruppi bancari italiani, incluse quelle delle controllate estere, ammontava a 652 miliardi di euro (un quarto delle passività complessive). La quota delle obbligazioni con scadenza entro la fine del 2011 è del 27 per cento (in linea con quanto si registra per i principali gruppi dell’area dell’euro), con percentuali più contenute per le banche di maggiori dimensioni (fig. 2.10). All’interno delle passività obbligazionarie il peso della raccolta al dettaglio, caratterizzata da elevata stabilità, è rilevante soprattutto per i gruppi di piccole dimensioni. A contenere il costo della raccolta a medio e a lungo termine potrà contribuire il ricorso alle obbligazioni garantite (covered bonds). Gli acquisti effettuati dall’Eurosistema hanno ravvivato la domanda di questi strumenti, accrescendone la liquidità. Nei mesi più recenti tuttavia le ripetute tensioni sul debito sovrano nell’area dell’euro hanno contribuito ad ampliare lo spread rispetto ai tassi privi di rischio. I principali gruppi italiani hanno sin qui emesso obbligazioni bancarie garantite per 21,3 miliardi.”

Fonte: Banca d'Italia, bollettino statistico
Le difficoltà di funding si stanno verificando puntualmente. Nelle ultime settimane UBI ha collocato 1 miliardo di obbligazioni covered (con garanzia di mutui) a 10 anni a 190 punti base, BPER ha emesso obbligazioni a 2 anni pagando uno spread di 180 bp, BPM ha dovuto ritirare un’offerta di emissione a 2 anni pur offrendo 170 bp , il Banco Popolare ha collocato 700 milioni di covered bond a 3 anni a 170 bp. Intesa ha appena lanciato un’emissione a 2 anni da 1,5 miliardi a tasso fisso con uno spread implicito di 140 bp e una a 10 anni (garantita da operazioni di BIIS) a 180 bp.
Per chi non segue il mercato dei capitali questi numeri e il livello degli spread possono dire poco, ma fino al 2008 le banche emettevano obbligazioni con costi molto inferiori. Da qui in poi e per tutto l’anno questi sono i costi a cui le banche italiane si devono rifinanziare. Il mercato degli investitori conosce bene le scadenze delle obbligazioni da rimpiazzare, la fame di nuove emissioni e non si fa pregare a sottoscriverle ma a questi prezzi.
Ecco spiegato perché se le imprese si sentiranno chiedere spread del 2% e oltre sui nuovi mutui non sarà un capriccio, bensì il solo modo che le banche hanno per realizzare un margine che copra i costi di raccolta e del rischio.






