Postato:

25 gennaio 2011

La crisi da i numeri 2010

Sono quasi 8.000 le procedure fallimentari aperte nei primi 9 mesi del 2010, secondo il rapporto del Cerved Group (‘Osservatorio Trimestrale sulla crisi d’impresa-III trimestre 2010′). Un aumento del 23% rispetto allo stesso periodo del 2009 e del 18% nel 3° trimestre rispetto al 2009. Questa è la cruda realtà dei numeri che dimostra come gli effetti della crisi siano ancora in corsa, anche se a velocità leggermente più ridotta.

La crescita dei fallimenti ha colpito soprattutto il settore industriale (+33%) e quello delle costruzioni (+19,5%) e questo dato non sorprende. Sorprende invece la distribuzione dei fallimenti per classi dimensionali, perché siamo tutti portati a pensare che i fallimenti riguardino soprattutto i piccoli esercizi commerciali.
Sbagliato, l’insolvency ratio calcolato da Cerved è in forte crescita tra il 2009 e il 2010 proprio nel comparto delle PMI, imprese con dimensione dell’attivo compreso tra 2 e 50 milioni tre anni prima dell’insorgere della crisi (vedi tabella). Questo dato è sconfortante, siamo proprio nel mezzo di quella dimensione d’impresa che tutti ritenevamo più agile e pronta al cambiamento e alla riconversione.

fonte: Cerved - Dicembre 2010

Anche per i concordati la crescita è dovuta ad imprese di maggiore dimensione. Addirittura +40% per le imprese che tre anni prima della richiesta avevano attivo patrimoniale superiore ai 50 milioni, e +19% per quelle con attivo compreso tra 10 e 50 milioni. Il numero maggiore di richieste è in valore assoluto nella classe 2-10 milioni (vedi grafico).

 

fonte: Cerved - Dicembre 2010

Banali conclusioni:
– se i tassi di aumento di concordati e fallimenti sono ancora questi alla fine del 2010, non mi sembra che si possa dire ancora che il peggio è alle spalle. Il ritmo di distruzione del sistema industriale è ancora elevato.
– il settore che si è dimostrato più fragile è quello delle PMI industriali. Non le micro-imprese dunque, ma imprese già adulte e formate, imprese familiari che per lungo tempo abbiamo ritenuto la spina dorsale del paese. Chi dice che la dimensione intermedia (né troppo piccola, né grande) sia la più pericolosa in momenti di crisi e di flessione del mercato ha una prova concreta della tesi.  Non ne sono sorpreso: ristrutturare un’impresa familiare che ha già assunto certe dimensioni e complessità non è sempre alla portata delle famiglie di imprenditori.  Richiede interventi poco sentimentali, cambiamenti importanti e doti manageriali che sono più spesso presenti nelle grandi imprese.

more

Ti potrebbe interessare anche :


Leave a Reply

Twitter Users
Enter your personal information in the form or sign in with your Twitter account by clicking the button below.