Nel nostro già misero mercato borsistico c’è un’altra vicenda altamente conflittuale in corso e riguarda CAPE LIVE, società d’investimenti costola di Cape, private equity specializzato in piccole e medie imprese quotate e non, guidato da Simone Cimino e Marco Vismara. La società era stata quotata nel 2008 con Centrobanca come coordinatore e si era presentata al mercato come una delle poche interessata al mercato delle PMI, mentre il resto della pattuglia di fondi private equity banchettava ancora su grandi operazioni.
Molte cose non hanno funzionato, colpa della recessione, ma anche di qualche scelta discutibile (l’investimento in Trafomec del gruppo Mariella Burani finanziato sempre da Centrobanca finito nel mirino della magistratura). Per risollevare le sorti del fondo Cimino ha chiamato un aumento di capitale che ha dato le polveri ad una battaglia tra soci ed amministratori e ha visto l’arrivo di Atlantis Capital Special Situation, un fondo di private equity specializzato in distressed assets, vale a dire imprese in dissesto da comprare a poco e risanare. Se volete seguire l’evoluzione, vi avviso che è complessa. Atlantis si è schierato al fianco degli azionisti, storici ma di minoranza rispetto al team del fondatore e lo fa con la prospettiva di mettere un opzione sulle aziende malandate in carico a Cape Live. Atlantis ha presentato pochi giorni fa una lista per il rinnovo del CdA imbottita di docenti Bocconi e consulenti. Nel frattempo i piccoli azionisti delusi si sono raggruppati intorna ad un’iniziativa promossa da Gianfranco D’Atri, un professore universitario, per chiedere maggiore trasparenza in particolare sulle vicende che hanno coinvolto il fondo con banche quasi fallite (Banca MB) o sospette (Banque Degroof Privee). Anche il sig.Bargauan e la sua Screen Service hanno affiancato Azionisti capelive per accumulare deleghe in vista dello scontro in CdA. Screen Service ha come socio al 30,1% Cape Natixis Sgr, società di gestione del risparmio controllata da Cape Live al 51% e al 49% da Natixis. Atlantis e soci contro Cimino, azionisti di minoranza contro tutti, non è per nulla chiaro chi stia con chi e se devo dirla in modo chiaro la storia di Cape Live è un casino poco edificante.
Perché Imprese+Finanza se ne occupa allora? Nessuna propensione a sguazzare in mezzo a scandali finanziari (anche se ce ne sono abbastanza da doverli scansare) ma l’abitudine di dire le cose che altri non dicono. La contesa su Cape Live rischia di togliere di scena uno dei pochi fondi, e con Simone Cimino una delle poche persone, che in Italia hanno creduto profondamente nel disegno di portare il private equity verso le piccole e medie imprese. Il gruppo Cape opera dal 1999, ha 40 professionisti specializzati in interventi di private equity, ha fatto molti investimenti in imprese di minore dimensione. Non penso di sbagliare se dico che è l’unico vero grande operatore che ha voglia di sporcarsi le mani con imprese che non fatturano oltre 100 milioni ma cerca imprese anche più piccole. Evidentemente anche la crisi, che ha colpito molti degli investimenti di Cape, lo ha costretto a manovrare in modo spregiudicato e adesso sta arrivando la resa dei conti. Personalmente pur avendo stima professionale per Cimino non parteggio per nessuno perché conosco poco i veri fatti che cercherò di leggere man mano che si sviluppano.
Mi fermo solo a farvi notare ancora una volta che se è vero che alle PMI mancano capitali freschi, è altrettanto vero che essi non arriveranno mai dal private equity, salvo pochissime eccezioni alla regola.








30 gennaio 2011 at 11:58
Buon giorno.
Dopo tante parziali interpretazioni su quello che è accaduto e sta accadendo in Cape Live, ho trovato questo intervento la migliore fotografia della realtà.
Troppo generoso forse nella parte finale quando parla dei miei meriti per le PMI italiane.
Mi permetto di dare un segnale di speranza, usando liberamente ( e con più ottimismo ) le parole di uno scrittore della mia terra: siamo stati e saremo Leoni, Gattopardi, mentre quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene; e tutti quanti, Gattopardi, sciacalli e pecore contineremo a crederci il sale della terra.
Le PMI saranno ancora per tanto tempo la forza di questo paese, sia al Nord che al Sud, e io continuerò ad occuparmene con Cape, di cui Cape Live è una parte (80 mln di attivo investito su un totale di 450 mln). Gli errori del biennio 2008-2009 hanno causato, non solo in Cape Live, tante perdite; i profitti precedenti le hanno coperte e siamo, dopo quasi quattro anni dalla quotazione, al patrimonio di partenza; dovevamo fare meglio, e questa è la nostra colpa; c’è spazio e tempo perchè Cape Live riprenda il cammino degli utili, purchè gestita da Leoni non da sciacalletti o iene. Io ed il mio team diretto facciamo un passo indietro, doveroso, ma promuoviamo personalità eccellenti, indipendentei finanziariamente da noi ed in grado di ergersi a veri giudici imparziali di ieri e di domani.
Grazie dell’attenzione alla notra piccola causa e forza le PMI.
ps
se vi interessa, studiate il caso IL Talento delle Idee, Unicredit, 2010; il modello è creato da Financidea, fondazione presieduta da me e creata con Emanuele Carluccio e Vincenzo Capizzi.
30 gennaio 2011 at 12:31
Ringrazio Simone Cimino….per avere trovato questo piccolo blog indipendente e per avere deciso di entrare in argomento direttamente, pur in modo assolutamente garbato e senza sventolare vessilli.
Il mio impegno è premiato, se la realtà è stata rappresentata correttamente.
Sottolineo la correzione che fa Cimino al mio articolo: CAPE LIVE è solo una parte dell’attività, anche se dovesse essere sottratto ai suoi fondatori-promotori per finire in mano a nuovi più brillanti gestori, l’attività di Cape e del suo giovane team non si ferma sulla battaglia per il CdA della società quotata, sperando non ci siano strascichi di altra natura.
Con Simone Cimino e con Cape riprenderemo il tema che mi è più caro: cosa può fare veramente il private equity per le PMI, che in base alla definizione EU, lo ricordo, non fatturano più di 50 milioni di Euro ? Quante e quali operazioni di società che vogliono uscire dalla crisi, che hanno idee scattanti, ma gambe pesanti finanziariamente? Ho conosciuto alcuni imprenditori in questo stato ‘ibrido’. L’ultimo stava progettando crescita e acquisizioni, senza sapere nemmeno di essere stato messo a incaglio dalla propria banca. Questa è un’altra delle tante facce della crisi nell’anno 2011.