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20 gennaio 2011

Il ritorno dei derivati per le PMI

Avevo promesso di tornare sull’argomento derivati in tema banche e politica commerciale per il 2011 verso le PMI. Mantengo la promessa per segnalare gli sforzi del sistema bancario nel rilanciare l’operatività in prodotti derivati sui tassi d’interesse, gli stessi che hanno creato tanti guasti negli anni passati con perdite pesantissime e centinaia di contenziosi giudiziari ed extra-giudiziari.

Il mio punto di vista sul passato l’ho già espresso. I derivati sui tassi venduti a piccole imprese sono stati uno dei peggiori scandali ed errori commessi dal sistema bancario italiano, anche se inizialmente avevano finalità corrette e in definitiva consentivano anche a piccole imprese di avvalersi di strumenti avanzati di gestione del rischio i quali erano stati a disposizione solo delle grandi imprese perché esisteva solo un mercato all’ingrosso.  Poi le cose sono andate diversamente un po’ per ingordigia, un po’ perché per rimediare alle perdite si è cercato di raddoppiare la scommessa con effetti devastanti.  Il passato è alle spalle, le banche hanno compreso l’errore ma ancora oggi si confrontano con un tasso di diffidenza enorme ogni qualvolta offrono derivati alle PMI.  Quindi hanno aggiustato il tiro e nel 2011 vogliono tornare alla carica.

Premetto che le pressioni sulle reti commerciali per il collocamento non si sono mai spente, nonostante le resistenze evidenti dei clienti e che la parola ‘derivati’ suscita interrogativi anche tra il personale bancario. Ciò detto cosa bolle in pentola sui prodotti derivati per il 2011 ?

  • le banche che non hanno mai deciso di interrompere l’attività in derivati per la clientela PMI (poco sofisticata) hanno modificato il catalogo dei prodotti offerti puntando su strutture più semplici, eliminando le proposte più complesse che non reggono il test della competenza del cliente per la MIFID e che sono state censurate nei tribunali che se ne sono dovuti occupare.  Sono rimasti i semplici swap (scambio di tassi variabili con fissi) e derivati-poco-strutturati con finalità di vera copertura.
  • la vendita di un derivato, possibilmente accoppiata ad un mutuo o un finanziamento a medio-lungo, consente alla banca di ingrassare notevolmente il margine di profitto e quindi non ci si deve stupire se viene proposta e riproposta. L’impresa non è quasi mai in condizione di valutare il prezzo offerto, il guadagno immediato della banca (la differenza tra prezzo di vendita e costo di ricopertura sul mercato) è per definizione invisibile.  Per renderlo visibile il cliente dovrebbe o provare a chiederlo alla banca stessa o farlo stimare da qualche società specializzata indipendente. Il margine è sempre superiore all’1% del valore nozionale e il rapporto tra margine e utilizzo del fido (di norma inferiore al 5% del nozionale) rende l’operazione irresistibile ai fini del conto economico. Ecco perché saranno proposti con maggiore forza nel 2011. Il margine è alto ma non assurdo, la condizione è che il contratto non venga cambiato ogni anno come fatto negli anni dell’impero del male.
  • non va dimenticato che nel margine sulle piccole operazioni è compreso il rischio della banca nel processo di trasformazione di un prodotto negoziabile sui mercati internazionali per tagli di oltre 1 milione, in un prodotto al dettaglio da 50.000 Euro.
  • i derivati-lineari (= semplici e con movimenti parametrati sui tassi euribor e swap senza formule o leve) di cui ha parlato Mussari sono stati inseriti dall’ABI nel pacchetto moratoria 2011. Sembra probabile una leggera forzatura con le imprese che chiederanno di prolungare la moratoria del 2009-2010 in questi termini: le rate capitale vengono rimodulate, la durata magari allungata ma in cambio l’impresa deve sottoscrivere un contratto di copertura del rischio tassi, che evita in caso di innalzamento importante dell’euribor, un carico di oneri finanziari troppo gravoso.  Mi sembra che le banche stiano ultimamente accentuando il pericolo di rialzo dei tassi proprio allo scopo di valorizzare l’offerta di coperture del rischio.
  • anche l’ex per eccellenza Alessandro Profumo ha spezzato qualche giorno fa una lancia a favore dei derivati recentemente. «Per coprirsi dall’aumento dei tassi – ha detto Profumo – bisogna parlare di uno strumento che si chiama derivato. E qui parliamo del diavolo…». (fonte Il Secolo XIX.it)

Consigli per gli acquisti: i derivati non sono né diavolo né acqua santa. Servono ma sono pericolosi perché si comportano in modo ‘strano’ per chiunque non sia esperto; sino a quando saranno trattati su mercati non regolamentati (OTC) il loro grado di trasparenza è minimo. Prima di acquistarli è bene fare molte domande e simulazioni o avere un esperto indipendente al fianco.
Consigli per la manutenzione: i derivati vanno tenuti sotto controllo. Le banche hanno oggi precisi obblighi di comunicazione e segnalazione del valore e della perdita. Per le imprese ci sono tutti i meccanismi per tenerli sotto controllo e decidere se interromperli o modificarli.  Dimenticarli nel cassetto è una colpa dell’impresa. In quanto contratti separati, offrono una flessibilità non equivalente a quanto possibile con il cambio in corsa del tasso (variabile-fisso) su un mutuo già erogato.

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Pubblicato in: banche, derivati, PMI
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  1. Dai miei studi ricordo che Basilea II incentivava la costruzione di strumenti derivati al fine di contenere il rischio di credito e le banche ne traggono vantanggio in termini di minore percentuale di patrimonio da accantonare.
    Cosa ne pensa della discussa normativa di Basilea III e in generale la situazione che ingloba molti Enti locali di piccole dimensioni?
    Un ultimo quesito, possibilià di uscita dal contratto Irs senza il pagamento del MTM è cosa realizzabile solo attraverso una sentenza di nullità come quella vista per il Comune di Rimini?
    Grazie

  2. Cara Stefania, sul primo punto credo si stia parlando di cose diverse anche se sempre in tema derivati…. I derivati che avrebbero dovuto procurare vantaggi di capitale alle banche erano derivati costruiti sul portafoglio crediti delle banche per modificare sinteticamente il profilo di rischio e di concentrazione o per assumere posizioni di rischio equivalente (“derivato dallo strumento sottostante”) senza prestare l’intera somma.
    Su questi le cose sono andate diversamente perché le banche che hanno fatto abbondante uso di derivati lo hanno fatto per lucrare profitti con uso di basso capitale e quindi ROE enormi. Purtroppo è andata male.

    I derivati alle PMI di cui si discute e si ridiscute invece per definizione aumentano il rischio dell’operazione sottostante (es.un mutuo) perché al rischio del mutuo si aggiunge il rischio di credito equivalente dell’operazione in derivati, cioè il rischio che l’impresa fallisca e non paghi neppure i differenziali periodici. Questo rischio aggiuntivo è quantificabile tra l’1% e il 10% del valore nozionale a seconda della complessità/volatilità della struttura adottata. Le banche in passato hanno sempre correttamente calcolato il rischio di credito equivalente, ma non hanno mai calcolato il rischio reputazionale di avere il 90% dei clienti con perdite (MTM negativo) e in alcuni casi molto pesanti. Oggi è tutto chiaro e molto più controllato.

    Sulla seconda domanda devo riconoscere una certa impreparazione. Prometto di documentarmi e rispondere.
    Terza domanda: uscire da un contratto IRS senza saldare il conto del MTM è comunque possibile anche raggiungendo accordi stragiudiziali con la banca. Questa è la strada che hanno preso la gran parte delle PMI e qualche Comune se ed in quanto potevano dimostrare irregolarità nel contratto o nel processo di vendita, che -va ricordato- è soggetto a normativa CONSOB sulla promozione di strumenti finanziari.
    Se invece ci si prende per i capelli e si va a discutere in tribunale certamente la sentenza di nullità azzera il costo della chiusura, ma rimette forse in discussione anche i differenziali positivi incassati nel tempo, poiché questa era la costante riscontrabile in gran parte dei contratti con i Comuni. Un bel pagamento upfront e poi il costo dei differenziali negativi…se lo sarebbe trovato in eredità la successiva amministrazione, magari di colore diverso. Chi è senza peccato scagli la prima pietra…

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