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23 dicembre 2010

Monte Parma, boccone indigesto

Come accade spesso la gioia della vittoria nella gara per aggiudicarsi una società è di breve durata, presto viene sostituita dalle spine del processo di assimilazione o di fusione. Mi riferisco alle fusioni in genere ma oggi in particolare a quella della Banca Monte Parma.  Intesa SanPaolo l’aveva spuntata sul filo di lana a sorpresa battendo le offerte ufficiali di BPM e quelle ufficiose di Banca Popolare di Vicenza. Per Intesa un’acquisizione di sportelli in un’area strategica, come avevo spiegato, per riportare in alto la quota di mercato persa con la cessione di Cariparma al Credit Agricole.

Avevo anche previsto che ci sarebbe stato qualche problema di gestione per i vincitori, derivante dalla necessità di inserire la Banca Monte Parma nel complesso disegno semi-federale della Banca dei Territori, all’interno della quale l’Emilia è affidata alla CARISBO (vedi post “Traffico sulla via Emilia“).  Non si è dovuto attendere molto per il verificarsi della facile profezia. Le concessioni e le intese tra gli acquirenti e la Fondazione Monte Parma sono ovviamente materia segreta, ma si intuisce che la partita diplomatica non sarà semplice.  Gli interessi sono per forza di cose contrapposti. Intesa vuole accelerare il processo di assimilazione e integrazione della banca nel suo modello e su questo tema il DG Marco Morelli è stato piuttosto diretto il 3 novembre affermando che “Banca MonteParma richiede un intervento abbastanza invasivo” (fonte la Repubblica Parma.it). Dall’altra parte i sindacati che premono per salvaguardare i livelli occupazionali (600 posti di lavoro) e per avere al tavolo proprio Intesa (fonte: la Repubblica Parma.it).  Nel mezzo il sindaco di Parma, la Provincia, i vertici della Fondazione Monte Parma tutti a chiedere la presenza di Intesa al tavolo sindacale ‘a salvaguardia delle risorse umane e professionali presenti in Banca Monte‘.  Il timore principale risiede nelle modalità di integrazione delle due realtà che potrebbero provocare la chiusura di numerosi sportelli sul territorio se non assorbiti nella rete delle filiali di Carisbo, la banca locale del gruppo Intesa San Paolo presente nelle province di Reggio e Parma. E’ altrettanto certo che prima o poi il DG di Carisbo Giuseppe Pallotta riceverà le chiavi della Banca Monte e potrà decidere il destino organizzativo dei 600 dipendenti oramai in cattività.  Tutto previsto, niente di nuovo. Le fusioni bancarie funzionano sempre nello stesso modo: chi vince prende tutto, chi perde si adegua.

Le imprese clienti di Banca Monte Parma si devono preparare ad un periodo di transizione, di relativo immobilismo della loro vecchia banca in attesa che si definiscano assetti organizzativi, linee gerarchiche e che la banca venga allacciata alle procedure e ai prodotti finanziari disponibili nel mega-gruppo Intesa. Nel medio periodo l’ingresso nel gruppo Intesa diventerà un vantaggio, nel breve una paralisi quasi certa.  Chi avesse rapporto sia con Banca Monte Parma che con CARISBO o Intesa si prepari a un’inevitabile riduzione della somma dei fidi accordati. Anche questa è la prassi di tutte le fusioni bancarie.

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