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22 dicembre 2010

Moratoria-bis in sala parto

Oggi dovrebbe essere il giorno cruciale per decidere il destino di oltre 180.000 piccole e medie imprese che hanno usufruito della moratoria sui mutui concordata tra ABI, Ministero dell’Economia e Confindustria e nota come Avviso Comune. 180.000 imprenditori che in gran parte non hanno risolto nel 2010 i loro problemi di redditività e di indebitamento eccessivo, che significa non rimborsabile con gli attuali flussi di cassa.

Come già sapete non è possibile tecnicamente prorogare la moratoria di altri 12 mesi e a questo punto le parti stanno cercando una nuova piattaforma di accordo, di cui si hanno le prime avvisaglie. Riporto integralmente quanto pubblicato oggi da il Denaro.it, perché mi sembra un’ottima descrizione e amplia un piccolo antipasto fornito dal Sole 24 Ore di oggi:
“Confindustria e Abi stanno trattando per un nuovo accordo, basato su strumenti nuovi, per sostituire la moratoria sui crediti in scadenza a fine gennaio e che finora ha consentito alle Pmi di avere 13 miliardi di liquidità in più durante la crisi. Lo annunciano il presidente di Piccola Industria di Confindustria Vincenzo Boccia e il numero uno dell’Associazione bancaria italiana Giuseppe Mussari, che oggi davanti al ministro dell’Economia Giulio Tremonti dovranno valutare la fattibilità delle nuove proposte. Tra le novità l’utilizzo di “derivati lineari” per coprire il rischio di un rialzo dei tassi a lungo termine che grava sulle piccole e medie imprese. Si pensa in particolare a swap (scambio) sui tassi d’interesse “plain vanilla” da utilizzare solo se sarà assicurata chiara comprensione dello strumento da parte delle imprese.
La Banca d’Italia, spiega Boccia, ha chiarito che non si può più prorogare la moratoria nata con l’Avviso comune dell’estate del 2009 e che ha finora consentito di sospendere rate di finanziamenti per un debito residuo di 55 miliardi, pena il passaggio dei crediti a sofferenza. Da qui il dialogo per nuovi strumenti “più selettivi per aiutare le imprese con i fondamentali a posto a non subire delle tensioni finanziarie”. L’imprenditore salernitano aggiunge che ci sono “tempi stretti per strumenti alternativi alla moratoria, che era generica” e rivela che si sta pensando alle modalità per utilizzare il Fondo pubblico di garanzia delle Pmi proprio per le imprese che hanno ancora tensioni finanziarie.
Il presidente dell’Abi ricorda che la moratoria “è servita da paracadute per rallentare la caduta durante la fase acuta della crisi. Ora è il momento per le imprese di accelerare”. L’utilizzo dei derivati, quando utilizzati in modo proprio, dice il banchiere, “offre la garanzia che oltre un certo livello dei tassi non si andrà”.
Mussari sottolinea che si tratta di misure “per le esigenze di quelle imprese che presentino ancora difficoltà di liquidità”. Tra queste ci saranno “rimodulazione di scadenze, impegni in termini di capitale e di garanzia”. Molte le opzioni. A iniziare da finanziamenti di capitale circolante finalizzati a sfruttare la fase di ripresa dell’economia senza intaccare il debito preesistente e le modalità con cui verrà restituito. Come anticipato dal presidente dell’Abi ci sarà anche un’ipotesi di finanziamenti legati all’apporto di capitale da parte dell’imprenditore. Un’ipotesi è quella di un ammontare di capitale pari ad almeno il 10 per cento di un finanziamento finalizzato al consolidamento dei debiti o all’allungamento della durata dei finanziamenti. Un ruolo importante lo avrà il Fondo di Garanzia delle Pmi: si punta a prevedere l’ammissibilità automatica alla garanzia del Fondo fino al 50 per cento dell’importo del finanziamento rivolto a imprese in possesso di requisiti di solidità.”

Commento:

  • che non si sia ancora trovata una soluzione nitida la dice lunga sulla difficoltà tecnica di aggirare il divieto della proroga tout-court;
  • l’introduzione nel nuovo pacchetto moratoria dei derivati lineari (cosa vuol dire lineari?) è molto probabilmente la contropartita chiesta dalle banche per sacrificarsi e ritardare l’incasso delle rate di capitale. Agevolando o ponendo come condizione per concedere rimodulazioni la firma di contratti di swap o altri derivati su tassi le banche contano di potere incassare sostanziose commissioni (invisibili all’impresa) che andranno a rimpinguare i deboli conti economici del 2011. Considerando la sistematica avversione delle PMI italiane alla parola ‘derivati’ conseguente ai guasti provocati nel periodo 2000-2006 questa soluzione è sicuramente molto gradita ad ABI e infatti è lo stesso Mussari che si spende nella promozione dell’articolo.
  • le altre ipotesi sono tecnicamente ancora fumose: la rimodulazione di scadenze è una moratoria nascosta ma non credo potrà avere un processo standard e accelerato come avvenuto per l’Avviso Comune, sarà concessa caso per caso.  La promozione dei prestiti partecipativi (quelli in cui l’imprenditore immette una dose di capitale in cambio di 2 o 3 dosi di debito) è sicuramente più corretta nella prospettiva di modificare le leve finanziarie sproporzionate di molte PMI. Però se il rapporto dovesse essere 9:1 come indicato nell’articolo sarebbe un nuovo grave errore perché accrediterebbe l’idea di potere governare aziende in difficoltà con leve operative e leve finanziarie esagerate.
  • ritorna con maggiore forza il ruolo del Fondo Nazionale di Garanzia, previsto dalla legge 662 (vedi post “Il salvagente 662” del 25/11), che si sta rivelando lo strumento principe nel fornire coraggio alle banche di finanziare PMI non del tutto equilibrate assumendo solo il 40% o il 20% (al Sud) del rischio di credito e riducendo la relativa allocazione di capitale.

Ritornerò in argomento appena avremo notizie più precise.

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