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26 novembre 2010

Banche sotto assedio

Dopo un’altra settimana di passione per i mercati finanziari mi ritrovo a tirare alcune somme sulla situazione del sistema bancario, Non credo che ci sia stato nella storia delle banche un periodo peggiore di quello attuale. Facciamo un semplice elenco dei fatti:

  • la crisi finanziaria è stata provocata senza più alcun dubbio da eccessi e errori fatti dal sistema bancario internazionale e anche l’opinione pubblica lo ha capito
  • i governi dei principali paesi dopo avere iniettato dosi massicce di fondi (e quindi nuovo debito spalmato sui cittadini) nel 2008 per salvare le principali banche in USA, UK, Germania, Francia, Belgio, Spagna e ora Irlanda stanno cominciando a perdere la pazienza e a pensare che le banche debbano pagare caro il conto dei disastri che hanno fatto subire all’economia reale
  • gli strumenti finanziari che stanno provocando sconquasso (titoli tossici, derivati, ecc…) sono soprattutto nei portafogli d’investimento delle stesse banche e di investitori istituzionali a volte legati alle banche. Se l’emittente non viene più salvato da interventi pubblici le perdite ricadranno soprattutto sulle banche. Nel caso dell’Irlanda si sta facendo strada questa ipotesi
  • la crisi in corso ha mostrato che i requisiti di capitale previsti dalle autorità di vigilanza erano insufficienti. L’accordo di Basilea3 aveva già previsto la necessità di maggiori dosi di capitale per fare banca e quindi sta costringendo le banche a rincorrere agli azionisti per chiedere di sottoscrivere aumenti di capitale
  • il corso dei titoli bancari è ampiamente sui minimi, non ha reso felice chiunque detenga azioni bancarie in portafoglio in grande (le fondazioni in Italia) o piccola quantità (i risparmiatori)
  • gli stress test fatti pochi mesi fa si sono dimostrati del tutto inefficaci. Allied Irish Bank, oggi tecnicamente fallita, aveva passato lo stress test in Aprile con un Tier One ratio del 6,5% contro un minimo del 6%.  Il test era malfatto (Imprese+Finanza lo aveva segnalato il  27 luglio “Dov’è il vero stress?“) o la banca ha mentito sulla sua situazione.  La probabilità di un nuovo pesante giro di vite sul capitale minimo delle banche è aumentata in questi giorni
  • la rischiosità delle banche, una volta del tutto fuori discussione, è diventata così elevata che le banche stesse non hanno fiducia delle loro controparti simili. Questo ha provocato crisi di liquidità nel mercato interbancario ed un notevole aumento nei costi della raccolta a medio-lungo termine
  • l’aumento vertiginoso di imprese in crisi ha più che raddoppiato il ‘normale’ flusso di crediti non-performing (incagli, sofferenze e ristrutturazioni) costringendo tutte le banche a pesanti accantonamenti, che tuttora ritengo artificialmente sottodimensionati rispetto alla reale situazione.  Le perdite su crediti hanno eroso i margini di profitto, in alcuni casi creato perdite nelle banche minori, a cui sono seguiti commissariamenti o perdita di controllo (come nel caso di Banca Monte Parma)
  • i capi di governo di alcuni paesi si sono battuti in prima persona per limitare gli stipendi e gli incentivi dei manager bancari, scatenando un meccanismo di tagli e moralizzazione (vera o falsa) che ha finito per toccare anche i magri incentivi dei direttori di filiale, peggiorando il clima interno
  • infine comincia a serpeggiare e a crescere un sentimento popolare anti-banche. In Francia l’ex-calciatore Eric Cantona ha fatto circolare un video diventato subito molto popolare nella rete che incita i francesi a fare la rivoluzione bianca, presentandosi tutti nello stesso giorno dalla propria banca per ritirare i depositi e provocare il crollo del sistema bancario. L’ipotesi è meno ridicola e fantascientifica di quello che possa apparire. Per sbagliata che sia, va osservata seriamente. Indica che molta gente si è stufata delle banche.

Non un grande periodo per fare il manager in una banca, bisogna ammetterlo. Magari non alza il tasso di simpatia di Mussari e dei suoi colleghi ma il periodo in cui era facile produrre un bilancio migliore del precedente è finito.

Le imprese assistono sballottate a questi colpi che scuotono il mercato finanziario.  Anche se possono sorridere ironicamente di fronte allo smagrimento dei bilanci bancari ritenuti da sempre troppo pingui, non ricavano nulla di positivo dai guai delle banche, anzi.  I tassi interbancari salgono, i finanziamenti richiederanno più capitale e quindi saranno più costosi, il management bancario è nervoso, le sofferenze stanno insegnando alle banche a diffidare di qualsiasi cosa gli imprenditori raccontino.

Forse passerà tutto, forse no e avremo un sistema finanziario diverso. Forse le banche stanno prendendo coscienza in un tempo troppo breve di quanto avrebbero dovuto capire negli anni di vacche grasse. Rimane il fatto che il nostro sistema economico non può prescindere dalle banche, da buone banche per finanziare la ricrescita e le ristrutturazione. Penso però che le imprese debbano prendere la responsabilità di giudicare e scegliere le proprie banche, piccole, grandi, italiane o estere. Scegliere (se possono) quali sono e saranno i fornitori di denaro e di servizi del futuro, perché avere un fornitore in difficoltà e più costoso non è una scelta lungimirante per un imprenditore.

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Pubblicato in: banche
  1. L’evoluzione ( o involuzione) del sistema bancario negli ultimi 20 anni è la causa della crisi esplosa nel 2008.
    Fino a quando non si procederà a un radicale cambiamento della regolamentazione del sistema bancario internazionale non usciremo dalla crisi epocale in cui siamo.
    La progressiva liberalizzazione dell’attività bancaria iniziata una ventina di anni fa negli U.S.A. e propagatasi poi nel resto del mondo occidentale ha sostanzialmente cancellato la legislazione creata (non a caso) negli anni 30 dopo la Grande Depressione.
    La deregolamentazione ha riprodotto quella commistione tra l’attività tradizionale di raccolta del risparmio e di erogazione del credito e l’attività di investimento e/o di speculazione sui mercati, che era stata una delle principali cause della crisi del 29.
    Va sottolineato che mentre la prima attività è vitale al sistema produttivo e al suo sviluppo a tal punto da poter essere considerata un attività strategica per il sistema economico e produttivo (economia reale) la seconda attività non ha particolari impatti positivi per il sistema economico nel suo complesso e anzi è quasi sempre la principale causa delle varie bolle finanziarie che periodicamente provocano gravi crisi.
    I beneficiati di questa seconda attività sono i manager, i trader etc. attraverso il folle meccanismo dei bonus e, raramente (se non succedono intoppi) ,gli azionisti.
    Per il sistema nel suo complesso non vi è alcuna creazione di ricchezza.
    Se è vero che oggi per effetto della crisi sono in sensibile crescita le perdite sui crediti concessi alle aziende, questi non rappresentano che una piccola fetta della torta se paragonati alle colossali minusvalenze prodotte dall’attività di investimento (sarebbe meglio definirla di speculazione) da parte del sistema bancario.
    Gli attivi indirizzati a questa seconda attività, che ha decisamente preso il sopravvento nell’ultimo ventennio sono cresciuti a dismisura per effetto dell’uso della leva, dell’attività di cartolarizzazione e della creazione di veicoli fuori dai bilanci bancari ufficiali.
    Oggi un paese come l’Irlanda ha esposizioni delle proprie banche pari a quasi 9 volte il
    PIL !
    Sono prestiti fatti alle aziende ?
    Persino il paese più virtuoso del momento la Germania ha tanta di quella polvere nascosta sotto il tappeto nel suo sistema bancario (vedi le Landesbank e le banche cooperative) da renderla assai meno affidabile da un punto di vista finanziario di quanto sembri.
    Se le autorità monetarie non avessero inondato il mercato interbancario di denaro a tassi irrisori (che beninteso è servito a finanziare le posizioni e non a erogare credito) e non avessero consentito gli attuali artifici contabili ( veri e propri falsi in bilancio) sarebbe risultato insolvente l’intero sistema bancario internazionale.
    Gli stress test di cui tanto si è parlato sono, ed è ben chiaro a qualsiasi addetto ai lavori, una barzelletta.
    Sono state tanto criticate le politiche del Giappone causa della sua lunga crisi, ma in realtà la risposta del mondo occidentale, in particolare sul fronte delle “dead banks” ,è stata la stessa.
    Proprio per questo ci aspetta la stessa agonia: un lungo periodo di bassa crescita con il periodico ripresentarsi di focolai di crisi.

    • Partendo dalle conclusioni, condivido che i focolai di nuove crisi di natura finanziaria si ripresenteranno. La crescita rimarrà troppo bassa per assorbire quanto perso negli ultimi 3 anni e non vedo come le imprese italiane possano agganciarsi alla locomotiva dei paesi emergenti (BRIC e altri).
      Quanto alle banche mi sembra di capire che Lei proponga:
      – netta separazione tra banche d’affari/investment banks e banche commerciali
      – controlli più stretti, soprattutto sulle attività di investment banking
      – fare fallire qualche banca in più per conservare la liquidità necessaria a fare ripartire la macchina dell’intermediazione creditizia

  2. Si ha sintetizzato benissimo.
    La distinzione tra l’attività di investment banking e l’attività di banca commerciale è fondamentale.
    Il problema è che per affrontare i punti di svolta epocali quali quello attuale è necessaria una svolta culturale.
    Chi sta gestendo l’attuale situazione ?
    Le stesse banche centrali che sono tra le principali responsabili di quanto è successo.
    Avrebbero dovuto tra l’altro esercitare la loro attività di controllo e in realtà soltanto nel 2008 si sarebbero accorte dell’eccessiva leva utilizzata dalle banche, dell’esistenza di
    veicoli fuori bilancio che rendevano gli stessi inattendibili, etc.
    E’ forse casuale che la BCE abbia alzato i tassi nel luglio del 2007 con un timing così
    perfettamente infelice da far pensare che della reale situazione dei mercati non avessero
    alcuna cognizione?
    Vogliamo parlare dei quotidiani e tardivi “mea culpa” di Greenspan?
    Che credibilità possono avere oggi queste istituzioni ?
    E il FSA preseduto da Draghi (uomo Goldman Sachs come troppi esponenti ancora oggi in sella) che partorisce periodicamente nuovi livelli di Tier 1 e/o palliativi quali Basilea 3 del tutto inutili nell’ attuale situazione e utili solo a mantenere lo status quo.
    E il Congresso USA con le migliaia di pagine della legge sulla nuova regolamentazione bancaria tipico esempio della montagna che ha partorito il topolino.
    Faccio un piccolo conto esemplificativo.
    Una banca quale Deutsche Bank o BNP Paribas hanno una leva di tra 40 e 45 volte il patrimonio.
    Con un Tier 1 pari a 10 basterebbe una minusvalenza media del portafoglio del 2,5% per azzerare il patrimonio.
    E se portassimo il Tier 1 a 12 avremmo risolto i problemi?
    Non mi pare.
    Io credo che sia necessario ridisegnare il sistema e che prima lo faremo meglio è.
    Prevedere 2 attività ben distinte.
    La banca commerciale che svolga l’attività tradizionale e che abbia accesso diretto al mercato interbancario, con strutture patrimoniali molto solide e con particolari tutele per i depositanti compresa l’eventuale garanzia dello Stato, e con un sistema fiscale più favorevole.
    L’attività di investment banking alla quale precluderei perfino l’uso del nome banca e per le quali escluderei l’ accesso ai mercati interbancari trattandole come aziende qualsiasi e il cui fabbisogno finanziario andrebbe raccolto sui mercati dei capitali attraverso l’emissione di azione e obbligazioni.
    Regole ferree per quanto riguarda la leva, la possibilità di cartolarizzare etc.
    Vedrà che prima o dopo si andrà in questa direzione e il tempo che ci vorrà sarà sprecato e non farà altro che prolungare la crisi.
    D’altra parte c’è da smontare la cultura di un intera generazione di banchieri con master in prestigiose università che ci ha portato al disastro attuale. Ci vorrà tempo.
    Intanto non c’è da preoccuparsi più di tanto della banca con cui si intrattengono rapporti: una vale l’altra, sono interdipendenti e le salveranno per ora probabilmente tutte.
    Personalmente preferisco quelle italiane che mi paiono quelle dimostratesi complessivamente più sagge.
    In conclusione un messaggio di ottimismo per tutti quegli imprenditori alle prese, tra le tanti difficoltà, con le problematiche legate al credito.
    Tenete duro: ci vorrà tempo ma l’esito finale della crisi attuale è che le attività reali varranno sempre di più e il denaro sempre meno.
    Il tempo lavora per voi.

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