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23 novembre 2010

Il nodo della moratoria-bis

La moratoria sulle rate dei mutui concessi alle imprese è stata una delle poche misure concrete ed efficaci per contrastare l’effetto devastante della crisi finanziaria e di liquidità sulle nostre PMI. Partita per iniziativa di alcune grandi banche è stata poi estesa su iniziativa dell’ABI e pressione di Confindustria a quasi tutto il sistema bancario con un meccanismo di approvazione semplificato, che in banca è noto come “Avviso comune.

ABI dice che dalla partenza ad oggi sono oltre 180.000 le imprese che hanno ottenuto la sospensione delle rate il linea capitale per un valore di finanziamenti superiore a 50 miliardi. La data ultima per richiedere la moratoria è stata prorogata fino al gennaio 2011, ma il problema attuale è che gran parte degli accordi di moratoria richiesti e approvati a fine 2009 per un periodo di 12 mesi stanno arrivando a scadenza in queste settimane. E ora che succede? Buona parte dei problemi di cassa delle 180.000 imprese non si è affatto risolta con una spintarella di un anno, la crisi continua a mordere i conti e la cassa delle PMI, perciò sarebbe necessaria un’estensione della moratoria per almeno altri 12 mesi.  Purtroppo questa possibilità sembra essere preclusa dai regolamenti della Banca d’Italia sulla classificazione dei crediti e forse anche dalla normativa di vigilanza della BCE.  E su questo tema sono in corso consultazioni tra Banca d’Italia, Confindustria e ABI.  Ancora nessuna novità perchè il quotidiano di Confindustria, il Sole 24 Ore, si limita a informare i lettori oggi che ‘C’è tempo fino al 31 gennaio per la domanda’.

Il problema è monumentale non solo per i 180.000 piccoli e medi imprenditori ma anche per le banche che qualora dovessero classificare i crediti oggetto della moratoria n.1 come ‘difficilmente esigibili’ si troverebbero a fare i conti con una nuova montagna di accantonamenti in bilanci già pesantemente piagati da incagli e sofferenze accertate con le conseguenze che potete immaginare sui ratio patrimoniali e sulla necessità di ricorrere a nuovi aumenti di capitale. Minimizza il presidente della Piccola Industria Boccia che parla di solo «alcune imprese sane che presentano però ancora qualche tensione finanziaria». Forse non si rende conto della sua base associativa e non vede ciò che vediamo noi.

Resterebbe, a rigor di logica, la possibilità di rimboccarsi le maniche, scendere di corsa nelle aree industriali, nei capannnoni a vedere più da vicino di cosa abbiano bisogno le PMI per rimettersi in equilibrio e… poi ristrutturare l’indebitamento dovunque possibile. Farlo per 180.000 casi è uno sforzo monumentale che né le banche né Confindustria possono permettersi non avendo sufficienti risorse addestrate a manovrare la finanza per la ristrutturazione e i meandri della legge fallimentare.
Non è facile capire cosa il governatore Draghi e i tecnici di Tremonti possano inventarsi per fare fronte a un potenziale nuovo smottamento del sistema Italia che è ancorato alla struttura frammentate delle piccole imprese.  I fondi non sono facilmente disponibili, le competenze non si inventano in poche settimane, le iniziative per la patrimonializzazione delle imprese (vedi Fondo Italiano di Investimento sgr promosso da banche, Cassa Depositi e Prestiti per la parte pubblica) sono un pannicello caldo, possono aiutare qualche decina di imprese già sviluppate, oltre la soglia dei 10-15 milioni di fatturato, non la massa delle piccole imprese.  Zavorrare con garanzie su crediti rischiosi i nuovi Confidi appena diventati quasi-banche (art. 107 TUB)  sarebbe come condannarli a morte prematura.

Non vedo e non sento per ora grandi idee o soluzioni innovative. La mia impressione è che il sistema Italia (ABI+Confindustria+Ministero Economia) debba chiamare a raccolta tutti le parti in grado di collaborare per un obiettivo comune (o detto in altri termini per salvare il salvabile) e debba fare appello, con strumenti tutti da disegnare, agli ordini professionali e ai consulenti esperti di crisi. I dottori commercialisti si sono già dichiarati disponibili, ad esempio, nella loro recente assemblea annuale.  Il tavolo della crisi va allargato per il bene di tutti.

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