Ho visto troppe situazioni di imprese in crisi per tacere su questo problema. I piccoli imprenditori hanno un’innata tendenza a sottostimare la gravità della propria crisi, non valutando le conseguenze finanziarie e purtroppo anche quelle personali. Non si fermano, agiscono ma spesso nella direzione sbagliata, mettendo a rischio il patrimonio familiare e varcando talvolta i limiti del codice penale senza saperlo. Qualcuno deve assumersi l’ingrato compito di avvisarli per tempo e suonare la campana dell’allarme.
Per quanto vedo nessuno tira l’allarme: non lo fanno i familiari, non lo fanno con forza i professionisti ‘storici’ vicini all’impresa, i fornitori al massimo stringono i termini di pagamento, tacciono i sindacati dove sono presenti.
Rimane uno e un solo soggetto che possa prendersi questa responsabilità: il sistema bancario, il socio che finanzia il 90% delle attività con il credito. Mi spiace addossare anche questo peso alle banche, ma se vogliono evitare il peggio devono agire per tempo avendo tutti gli strumenti diagnostici e le relazioni per farlo.
Le banche non suonano l’allarme, se non nei casi delle grandi crisi, o quando hanno in pegno le azioni e a volte troppo tardi (vedi il caso Ventaglio). Non lo fanno mai con le piccole imprese. Sarà perché ignorano segnali di avvertimento (l’andamentale), sarà perché la presenza di altre banche induce un comportamento passivo (perché proprio io?). Questo è sbagliato e grave allo stesso tempo. La banca che interviene per tempo evitando il degenerare della crisi sta facendo un grande servizio all’imprenditore e a se stessa. Se l’impresa si raddrizza e si rimette in carreggiata l’imprenditore sarà grato a chi ha suonato l’allarme e la gratitudine si trasformerà in profitti per quella banca. In un Paese in cui anche le piccole imprese hanno tre o cinque banche a chi tocca fare la prima mossa? Alle banche più importanti, a quelle più esposte. Suonare l’allarme non è complicato. I fidi si rinnovano ogni anno, è il momento per fermarsi, chiamare l’imprenditore e costringerlo a ragionare sui rischi che sta correndo e sulle contromisure da prendere. Le banche di oggi non sono organizzate per farlo, è evidente, ma possono sempre imparare e cambiare.







