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30 luglio 2010

Finanziare il parco fornitori (Supply Chain Finance)


Si sta formando una crescente consapevolezza anche in Italia (e noi abbiamo cercato di dare il nostro contributo) che credito bancario e sistema dei pagamenti tra imprese siano due facce della stessa medaglia, o due problemi strettamente collegati. I ritardi nei pagamenti che oggi determinano gravi problematiche sulla liquidità delle imprese, si trasferiscono rapidamente in banca: nel rating, negli sconfini sui fidi, nella mancata concessione di credito.  E’ di pochi giorni fa la presentazione di una proposta di legge volta a introdurre regole ferree sulla puntualità dei pagamenti, che allineerebbe l’Italia a quanto già previsto in sede EU e dalla Francia con una legge apposita (2008-776) che dal 1 gennaio 2009 vieta i pagamenti oltre 60 giorni dalla data di fatturazione.  Inutile dire che la proposta è supportata fortemente dalle piccole imprese.

Le banche commerciali finanziano in larga misura il ciclo attivo e passivo dei pagamenti tra imprese, anticipando fatture e contratti e traggono da questa attività un’ampia fetta dei loro margini con un profilo di rischio migliore rispetto altre forme di finanziamento. Ciononostante non vi è stata innovazione in questo campo in Italia, non perché non fosse possibile, ma perché non è stata posta attenzione a un bisogno fondamentale delle imprese.

Basta guardare fuori dall’Italia per trovare soluzioni innovative e banche che le propongono:

    • negli Stati Uniti JPMorgan/Chase ha acquistato XIGN che fornisce servizi di supply chain finance.

 

    • Citi, Wells Fargo, Bank of Montreal, RBS, HSBC e Deutsche Bank offrono ai buyer o ai fornitori soluzioni più o meno evolute per gestire meglio la supply chain.

 

    • esistono inoltre società indipendenti (Orbian, Prime Revenue, Basware…) che hanno sviluppato tecnologia e soluzioni d’avanguardia e le offrono sia a società industriali che a banche.

 

In cosa consistono queste soluzioni? Sono piattaforme informatiche sofisticate attraverso cui gestire e ottimizzare l’intero flusso di operazioni che vanno dall’ordine al pagamento. Per ogni passaggio, si possono ottenere risparmi (tempo e digitalizzazione dei documenti), maggiore controllo e nella parte finanziaria soluzioni per acquirente e venditore. All’interno di queste piattaforme IT la banca inserisce i suoi meccanismi di finanziamento e riesce a catturare maggiori flussi, facendo in modo di intervenire sull’intera catena.  Semplice da descrivere, complesso da realizzare, ma qualcuno lo ha già fatto.

E in Italia? Se si esclude quanto fatto da Unicredit, che ha promosso e fatto crescere uno dei pochi marketplace B2B di successo (I-Faber) ora completato dall’acquisizione di Joinet non si trovano esempi di sfruttamento della tecnologia per facilitare e finanziare gli scambi commerciali.  Anche Joinet e I-Faber pur avendo soluzioni d’avanguardia per la gestione della supply chain non sono proposti agli sportelli Unicredit, ma si arrangiano più o meno da soli.

Insomma siamo ancora una volta in ritardo e le nostre banche sembrano non cogliereil valore strategico della supply chain e non investono in sistemi e soluzioni che consentirebbero loro di catturare più flussi e più clienti e avere un controllo più stretto anche dal punto di vista del credito. Ci siamo accontentati di avere creato una delle migliori soluzioni consortili per i pagamenti (il CBI, corporate banking interbancario promosso dall’ABI) e di avere un parco di valide società di factoring senza andare oltre. In un certo senso gli effetti della crisi, le difficoltà nei pagamenti, hanno portato a galla e certificato l’importanza della catena che lega fornitori e clienti e potrebbero dare più motivazioni a investire (come hanno già fatto i grandi gruppi bancari esteri)  nell’innovazione dei processi.

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  1. Ho trovato questo blog con Google, ed è davvero notevole. Congratulazioni, tornerò a trovare il vostro blog.

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