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21 luglio 2010

Cash is king

La crisi di liquidità continua e continuerà, con intensità variabile e interventi correttivi delle banche centrali, ma con ricadute certe sul sistema idraulico che porta il liquido alle imprese grazie all’attività d’intermediazione di credito delle banche.  Da quando abbiamo avviato le nostre riflessioni su questo argomento abbiamo collegato strettamente il problema del credit crunch al problema dei pagamenti B2B (tra imprese) e continuiamo a sostenere questa tesi, a maggior ragione in Italia dove le restrizioni sul credito sono un fatto misurato anche dalle statistiche, tanto quanto i ritardi nei pagamenti.

Un altro elemento a supporto della nostra posizione, e su cui riflettere, ci arriva dalla non lontana Germania. Una ricerca pubblicata recentemente da un centro universitario ha rivelato il forte aumento della liquidità nelle principali 136 imprese tedescheVolkswagen a fine marzo mostrava liquidità per € 21,3 miliardi (avete letto bene, miliardi), Siemens per € 9,8 mld., Deutsche Telekom per €5,6 mld. Addirittura Siemens ha annunciato qualche settimana fa di avere chiesto la licenza bancaria all’ente di sorveglianza tedesco (BaFin, lo stesso che ha proibito le vendite allo scoperto in maggio).  Perché questa scelta di ammassare ingente liquidità nei propri conti? Pensiamo che la risposta sia semplice. In tempi di incertezza sui mercati finanziari e con la liquidità così volatile, cash is king, ossia il business è al sicuro e può manovrare con libertà solo con un grande cuscinetto di liquidità.  Dalla liquidità fornita dalle banche è meglio non dipendere.

In Italia non è stata fatta un’analoga ricerca, ma basta vedere i conti di Telecom Italia al 31.3.2010 (la presentazione di F.Bernabè agli investitori) per scoprire che anche Telecom è seduta sopra una montagna di cassa: € 6 miliardi a cui si devono aggiungere altri  €7,7 miliardi di linee bancarie utilizzabili a vista, per un totale di  €13,7 miliardi.  Va detto che il debito totale di Telecom Italia è €39 miliardi, ma a maggior ragione il grande gruppo telefonico non sta utilizzando la cassa per rimborsarlo, la cassa se la tiene stretta e investita in strumenti sicuri a brevissimo.

Cosa si può imparare da questa ulteriore finestra sul mondo della finanza corporate? Nell’attuale situazione tutte le imprese, piccole e grandi, devono capire l’importanza di avere scorte di liquidità per gestire l’imprevisto, per cogliere opportunità o fronteggiare una crisi temporanea.  Per le piccole imprese é un suggerimento che ha dell’impossibile oggi, prese nella morsa tra riduzioni dei fidi e pagamenti in ritardo. Del tutto probabile che una parte della liquidità ammassata dalle grandi imprese derivi dall’allungamento dei tempi di pagamento ai fornitori. 30 giorni di allungamento nei tempi di pagamento su €11.5 miliardi di acquisti (dato del 2009) creano una riserva di liquidità di €1 miliardo. E per molti fornitori non ci sono alternative, non hanno forza contrattuale per opporsi.  Nel caso di Telecom Italia i debiti commerciali sono diminuiti tra dicembre 2009 e 2010, ma rimangono sempre €10 miliardi, pari a quasi l’intero volume di acquisti annui, per una media di pagamento vicina ai 360 giorni. Probabilmente al limite dell’accettabile.
Ciò non toglie che l’esempio serva per suggerire di adottare la regola di gestire le imprese per cassa (e non per fatturato) nei prossimi 18 mesi.  Chi lo ha fatto oggi è al sicuro.  Chi non lo ha fatto…cominci a farlo.

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Pubblicato in: credito

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