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29 giugno 2010

La rivincita del factoring


La durata e la profondità dell’attuale crisi finanziaria, le conseguenze sulla posizione finanziaria e sulla liquidità delle imprese, l’atteggiamento di grande cautela assunto dalle banche sui crediti alle PMI sono tutti fattori che hanno contribuito a una stagione positiva per le società di factoring.

I dati statistici ne danno una conferma evidente: il campione di 31 associati ad Assifact ha registrato un aumento del 4% nel monte crediti e del 4,1% nei crediti anticipati. Il factoring ha dunque fornito finanziamenti e liquidità alle imprese assolvendo una corretta funzione di intermediazione anche in tempi difficili.  La crescita dei finanziamenti ottenuti da società di factoring si contrappone al -8,55% registrato dagli impieghi bancari. La diminuzione dei volumi totali del 3% riflette il calo dei fatturati delle imprese, ma già nel 2010 la previsione Assifact è per una ripresa del 3,3%. Complessivamente uno dei pochi comparti finanziari che può permettersi di sorridere.

Per le società di factoring, quasi tutte di emanazione bancaria, è il momento della rivincita. Il ricorso al factoring non è mai stato incondizionatamente promosso dalle reti commerciali delle banche per motivi di spicciola guerra commerciale interna, nonostante gli aspetti positivi del factoring non siano comparabili con il più diffuso anticipo a fronte di presentazione delle fatture. L’utilizzo del factoring per smobilizzare i crediti non si limita infatti al solo aspetto finanziario, ma include un servizio di gestione e incasso dei crediti (svolto appunto dalla società di factoring) e nel caso del pro-soluto un servizio assicurativo che consente di non intaccare la capacità di credito della società venditrice. Per i gruppi bancari la tutela legale offerta dalla legge 52 del 1991 fornisce al factor garanzie molto superiori in caso di insolvenza del debitore rispetto a quelle di cui disporrebbe la banca che ha anticipato denaro su presentazione delle stesse fatture.
Ma la concorrenza interna tra factoring e anticipi fatture rimane in banca perché indurre un’impresa cliente a ricorrere al factoring significa per la filiale la perdita di volumi d’impiego e dei margini ad essi associati, in cambio di magre commissioni attribuite nel controllo di gestione dalla società di factoring per la segnalazione.

Molto è cambiato per le società di factoring a causa della crisi finanziaria e della stretta creditizia. Ora sono le stesse banche a spingere i clienti verso il factoring, perché il loro appetito per nuovi rischi, anche se di natura commerciale, è assai calato e in questa fase di timori verso il rischio comprendono come il processo di credito e analisi del rischio dei debitori effettuato dalle società di factoring sia di livello superiore grazie alla loro base informativa e specializzazione. Il cambiamento nei rapporti di forza tra banca e factoring spiega buona parte della crescita registrata nelle operazioni di fattorizzazione in Italia. L’Italia è il 3° mercato europeo per volumi con ben 124 miliardi di Euro nel 2009, solo UK (195 miliardi) e Francia (128 miliardi) hanno registrato volumi superiori. Inoltre la fiducia commerciale nel prodotto factoring da parte dei gruppi bancari esteri (Barclays e Credit Agricole in prima fila) sta inducendo un atteggiamento più competitiva anche negli operatori italiani tradizionali.

Facilmente intuibile la nostra propensione a suggerire il factoring come uno degli strumenti di finanziamento a disposizione delle imprese, insieme al credito bancario. Tuttavia non tutto brilla: prendendo sempre la prospettiva delle piccole imprese lo strumento factoring mostra ancora alcune ombre che andrebbero affrontate:
1) la prima è la dimensione dei crediti cedibili. Le principali società di factoring preferiscono operare su volumi minimi per singola fattura che in molti casi non sono alla portata delle piccole e medie imprese. Il motivo è semplice: il factoring comporta attività manuali e non facilmente automatizzabili, quindi meglio coprire i costi con dieci fatture di grande importo piuttosto che con 1.000 di piccolo importo. I factor che accettano fatture di piccolo importo praticano condizioni abbastanza onerose di servizio e di finanziamento.
2) la gestione dell’incasso dal cliente-debitore è impostata dalle società di factoring con procedure standardizzate e spesso piuttosto impersonali o ruvide, che male si adattano di questi tempi alle logiche di customer satisfaction e alla qualità del rapporto con la clientela. Le società che svolgono pura attività di gestione dei crediti commerciali (quindi senza anticipare il credito) dedicano più attenzione al rapporto fornitore-cliente e sono molte le imprese che preferiscono tenere al proprio interno la gestione dei crediti proprio per governare la qualità del rapporto diretto.
3) troppi grandi clienti (ad esempio molte società della Grande Distribuzione Organizzata) non accettano la cessione del credito, necessaria per impostare un’operazione di factoring. I motivi sono abbastanza oscuri, soprattutto in questa fase economica nella quale la fluidità del meccanismo di supply chain finance sarebbe ben più importante. Le piccole imprese non possono fare nulla contro questa prassi. I gruppi bancari e le società di factoring hanno invece il potere contrattuale per indurre i loro grandi clienti a modificare atteggiamento. Purtroppo sino ad oggi non si sono registrati molti progressi su questo fronte.

 

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Pubblicato in: banche, factoring

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